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martedì 13 gennaio 2026

NATI PER VIVERE NEL BENE

 



Paolo Cugini

 

 

Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui (Mc 1,24).

C’è un’antica verità che attraversa il tempo e si insinua come eco nei labirinti dell’anima umana: il Mistero è il bene allo stato puro, sorgente inesauribile da cui tutto promana e verso cui tutto ritorna. Sin dall’alba della riflessione, filosofi e maestri spirituali, da Platone a Plotino, hanno riconosciuto nell’Uno, nell’indicibile, il principio di ogni Bene. E così, se ascoltiamo il battito più profondo della storia, ci accorgiamo che l’umanità intera è guidata da una nostalgia d’origine, da un richiamo all’unità, perché veniamo dal Bene e a esso tendiamo come il fiume cerca il mare.

Ma il Mistero non si offre come risposta scontata, bensì come sentiero: esso sussurra e scuote, ci invita a un pellegrinaggio interiore dove, passo dopo passo, la nostra essenza si purifica. Ogni volta che il male ci appesantisce e la negatività offusca la mente, il Mistero ci ricorda che la luce del Bene giace in attesa, come un seme sotto la neve. Nel confronto, nella fatica, impariamo a riscoprire il tesoro nascosto in noi stessi.

Ecco la profezia incisa nelle profondità dell’essere: più ci avviciniamo al Mistero, più diventiamo capaci di donare il Bene. Non siamo chiamati all’isolamento, bensì all’apertura, a quella comunione che trasforma il nostro piccolo orizzonte in un abbraccio universale. Vivere bene significa allora vivere per gli altri, accogliere il mondo nella sua complessità e scegliere, ogni giorno, di farlo crescere nella direzione del Bene. 

Ascoltate, allora, o figli dell'ombra interiore! Ecco che vengono, come tempeste silenziose, i pensieri negativi: avvoltoi neri che calano sulla mente e la sommergono quando la lasciamo errare, libera e indifesa, nei labirinti del dubbio. Ma io vi dico: risvegliatevi! Riscoprite il bene sepolto nel vostro cuore, quel seme immortale piantato dal Mistero. Esso è vita! È il fiume che scorre puro, che insegna l'arte del vivere bene, che apre la via retta verso l'altro, verso la sorella, il fratello accanto a voi, nel tepore del quotidiano.

Guai a voi che cedete al male! Esso si leva come un muro di spine: egoismo vorace che divora l'anima, chiusura ermetica su se stessi, disinteresse cieco per il destino degli altri, per il gemito del mondo ferito. Il male è morte che si finge rifugio, è solitudine armata contro il vento della comunione.

Il cammino verso il Mistero è dunque la missione suprema: liberarci dalle catene dell’egoismo, scorgere nell’altro il riflesso della nostra origine luminosa, operare perché la vita stessa diventi una benedizione condivisa.  Il Mistero, fonte d’ogni Bene, ci invita a essere luce, affinché il mondo intero possa risplendere della sua bellezza originaria.

 

 

martedì 18 luglio 2023

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

 




Sap 12, 13.16-19; Sal 85; Rm 8,26-27; Mt 13,24-43

 

Paolo Cugini

 

Domenica scorsa abbiamo iniziato ad ascoltare il capitolo 13 del Vangelo di Matteo, che contiene il discorso in parabole, che fa parte della sezione: il mistero del Regno dei cieli. Stiamo, dunque, ascoltando delle narrazioni che cercano di spiegarci il contenuto dell’annuncio principale di Gesù, vale a dire la rivelazione del Regno dei cieli, che in altre parole non è altro che la modalità di vita conforme alla volontà del Signore. Ascoltando con attenzione il contenuto di queste parabole ci rendiamo conto che si tratta di insegnamenti molto concreti, che riguardano la vita quotidiana delle persone, di coloro che desiderano camminare sulle vie del Signore. Ascoltiamo, allora, ciò che Gesù ha da insegnarci oggi.

Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò (Mt 13,25). Nel campo della nostra vita non ci sono solo le sementi che di nostra iniziativa poniamo, ma anche quelle che il mondo semina in noi. Ci sono delle idee che assimiliamo sin dall’infanzia, che consideriamo come vere senza averle mai verificate. Nella giovinezza e nella vita adulta, uno dei compiti importanti per sviluppare una mentalità conforme al Vangelo, è approfondire la conoscenza delle idee assimilate per un discernimento costante e capire ciò che proviene dal vangelo e ciò che invece è tipico dalla mentalità del mondo. È un lavoro lento, ma necessario, anche perché ciò che la cultura semina in noi, si è formato nel tempo e, per questo, viene identificato como autentico. Sol per fare un esempio. Il patriarcato, la misoginia, l’omofobia sono tutti elementi culturali che vengono da molto lontano e che noi sin dall’infanzia assimiliamo inconsciamente perché sono elementi che fanno parte della nostra cultura. Saperli individuare, cogliendo sino a che punto si sono radicati nelle nostre scelte, è un lavoro necessario, che richiede tempo e dedizione. Possiamo dire che uno dei frutti maturi della vita spirituale, consiste proprio nella capacità di liberarsi dalle sementi negative assimilate sin dall’infanzia, sradicarle totalmente: solo così potremo vivere in modo libero e autentico.

Non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio" (Mt 13, 30). C’è un secondo livello d’insegnamento della parabola di oggi. Se ci sono sementi negative che ereditiamo dalla cultura in cui viviamo e che possiamo sradicare, ve ne sono altre che, crescendo e sviluppandosi fortemente, non possono essere sradicate perché si rischierebbe di estirpare anche quelle buone. Che cosa ci vuole insegnare Gesù con questo secondo passaggio della parabola? Ci vuole dire che nella vita adulta dobbiamo imparare a convivere con il male. Anche questo è uno dei frutti positivi della vita spirituale. L’insegnamento di non rispondere al male è un tema importante della predicazione di Gesù, perché lo riprende anche in altri contesti. Nel discorso della montagna, infatti, Gesù afferma: Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; (Mt 5,39) e, subito dopo, invita a ad amare e a pregare per coloro che ci odiano e ci perseguitano (cfr. Mt 5, 44). Il pericolo, infatti, quando non resistiamo al male ricevuto e rispondiamo con la stessa moneta, consiste nell’essere travolti dallo stesso male, che entra dentro di noi e ci conduce a pensare e a compiere cose che non vorremmo. Anche Paolo è sulla stessa linea di pensiero e, nella lettera ai Romani esorta i fratelli e le sorelle della comunità a non lasciarsi vincere dal male, ma di vincere il male con il bene (cfr. Rom 12,21). È questo un insegnamento nuovo, che va contro la mentalità maschilista e patriarcale che genera violenza e sostiene l’istinto che spinge a farsi giustizia da soli. Non così i cristiani che desiderano vivere nella pace del Signore e la comunicano al mondo con uno stile di vita non-violento, lo stesso appreso dal Maestro. Anche la sapienza d’Israele, qualche decennio prima della venuta di Gesù, aveva colto il modo umile e mite dell’azione di Dio nella storia. Questa idea l’abbiamo ascoltata nella prima lettura: Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza (Sap 12,16).

Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili (Rom 8, 26). A questo punto del discorso potremmo obiettare sostenendo che, ciò che Gesù chiede come atteggiamento dinanzi al male che riceviamo, è troppo difficile, troppo oltre il nostro modo di sentire, troppo oltre la nostra capacità umana di sopportazione. Non solo, ma è contraria alla prospettiva culturale in cui viviamo, che ci spinge a farci giustizia da soli. Ci vengono in aiuto le parole di Paolo nella bellissima catechesi sullo Spirito Santo del capitolo 8 della lettera ai romani, che stiamo ascoltando in queste domeniche. Gesù, infatti, non solo ci offre il suo esempio, ma ci dona anche il suo Spirito, che agisce in coloro che lo accolgono. Gesù non ha solo insegnato di resistere al male con il bene, ma lo ha anche fatto. Quando era sul legno della croce ha pregato il Padre per coloro che lo stavano uccidendo, chiedendo il loro perdono. È lo Spirito di Gesù che invochiamo, affinché ci dia forza nei nostri pensieri e nelle nostre azioni e, in questo modo, permettergli di strutturare un pezzo di umanità non dominato dalle logiche della violenza e dall’odio, ma dall’amore gratuiti di Dio.

 

giovedì 16 febbraio 2023

OMELIA DOMENICA 19 FEBBRAIO 2023

 




DOMENICA VII/A

 

 

Paolo Cugini

 

Continua la lettura del discorso della Montagna, la proposta programmatica di Gesù per i suoi discepoli e discepole. È una proposta, per certi versi, shoccante, perché ribalta i criteri di comportamento, il modo d’intendere la relazione con le persone. Sono esigenze nuove quelle proposte da Gesù, che richiedono una disponibilità al cambiamento, al mettersi in discussione. Come dirà lo stesso Gesù: vino nuovo in otri nuovi (Mc 2,22). Continuiamo, allora, a lasciarci provocare dalle sue parole, nella speranza che la provocazione generi nuovi cammini di conversione.

“Avete inteso che fu detto… Ma io vi dico”. Gesù è l’interprete della legge, delle parole antiche che sono state trasformate dall’uomo per renderle più sopportabili. Quello che facevano passare come legge, parola di Dio, in realtà non si trattava altro che di tradizioni umane. Per questo Gesù sente l’esigenza di reinterpretarle, per dare a questa legge di Dio il vero significato. Questo esercizio d’interpretazione di Gesù apre le porte per una prospettiva interpretativa che ogni persona ed ogni comunità deve compiere. La parola di Dio esige di essere interpretata, attualizzata, verificata, per non correre il rischio di obbedire a dettami umani, più che a qualcosa che viene dall’alto. Ogni trasformazione umana è un’operazione al ribasso, dettata dall’egoismo, per questo il cammino esige la verifica costante di una parola che tende fossilizzarsi ed essere modificata. Il criterio di questa verifica è il Padre: siate santi come il Padre vostro è santo. Che cosa significa e come si attua concretamente? Se è vero che ci sono pochissime definizioni sul Padre nella Bibbia, è a queste che si deve costantemente tornare. Vale a dire, Se Dio è amore, misericordia e se, come ci ricorda l’apostolo Giovanni nelle sue lettere, Dio è amore, allora ogni legge che incontriamo, ogni affermazione della Chiesa e del Magistero dev’essere verificato su questo punto: esprime amore? Esprime misericordia? Se la risposta è positiva, allora si può proseguire. Al contrario, se prevale nella legge l’esigenza di una giustizia umana impastata spesso e volentieri di rancori, tornaconti personale, allora è meglio lasciare perdere e verificare immediatamente il peso delle parole pronunciate.

Il Vangelo è una prospettiva nuova: per questo il metro di misura non può essere che il Padre. Pensare alla relazione che ho con le persone a partire dalla misericordia del Padre. Da questo sguardo si sviluppano prospettive nuove che sovvertono le logiche del vissuto quotidiano nel mondo. E così, dalla logica del merito si passa a quella del dono. Il Vangelo è una proposta esagerata, che non fa calcoli, come è l’amore vero, quello che viene da Dio e che si è manifestato in Gesù Cristo, il quale, se avesse fatto dei calcoli umani, non si sarebbe di certo lasciato crocefiggere.

Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio. È una bellissima indicazione spirituale che ha un valore esistenziale e che, allo stesso tempo, rivela un contenuto diverso da quello che emanano gli istinti. Se, infatti, l’istinto di sopravvivenza risponde in modo immediato al male ricevuto con un altro male, non così i cristiani che sono mossi non dagli istinti, ma dallo Spirito del Signore, che è lo Spirito dell’amore. Al male non si risponde con dell’altro male perché rispondendo si permette al male di entrare nella propria anima e devastarla. Si può distruggere il male solamente rispondendo con il bene: è questa la logica sbalorditiva del Vangelo. Questa profonda idea ha trovato eco nella comunità primitiva. La troviamo infatti sia nelle lettere di Petro (1 Pt 3,9) he in Paolo (Rom 12,17; 1 Ts 5,17). Certamente, non si tratta di un atteggiamento semplice da mettere in atto: richiede l’assimilazione dello Spirito del Vangelo. Ha, dunque, ragione Paolo quando invita i membri della comunità di Roma a non lasciarsi vincere dal male, ma a vincere il male con il bene (Cfr. Rom 12,21). Il modo per disinnescare il male nel mondo consiste nel rispondergli con il bene. Arrivare a questo punto del cammino cristiano significa imparare a fare spazio allo Spirito del Signore, a discernere ogni azione con ciò che ispira il Vangelo.

Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano. Altro versetto sbalorditivo che va nella direzione opposto del sentire comune. Perché queste parole, questa indicazione così dura e radicale da sembrare impossibile da compiere? Come si fa ad amare i nemici? È il segno della differenza della vita del cristiano, del discepolo, della discepola del Signore: un amore che arrivo sino al punto di amare i nemici. Senza dubbio si tratta di un cammino da percorrere, che esige lo svuotamento di sé, il non essere attaccato a nulla, nemmeno alla propria immagine. Amare i nemici e pregare per loro è il frutto di cammino di liberazione da ogni tentativo di difendere il proprio egoismo, le proprie strutture istintive. Arrivare ad amare i nemici significa aver appreso quella lezione che Paolo indica alla sua comunità di Roma: “nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore” (Rom 14, 7-8). Sono parole che ci stimolano a vivere puntando in alto, aspirando ad uno stile di vita che ha il sapore del Vangelo. Per questo Gesù ci invita oggi ad essere perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. Il cammino della santità è l’amore senza condizioni. Cammino arduo, ma possibile con il suo aiuto. Per Gesù, infatti, non si tratta solamente di parole. Sul legno della croce ha perdonato coloro che lo stavano uccidendo, cioè i suoi nemici. Ha pregato per loro, come aveva insegnato durante la vita.  

lunedì 13 giugno 2022

VINCI IL MALE CON IL BENE

 




Paolo Cugini

Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio" e "dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello (Mt 5,38s).

Non opporsi al maligno: è questo l’insegnamento che Gesù ci offre oggi. Il male, infatti, si propaga reagendo ad esso. Il male genera altro male. L’unico modo per interrompere la catena del male è rispondere con il bene, offrendo a Dio il male ricevuto. Il male si distrugge con il bene. Questo modo di procedere non è naturale, ma è frutto di une lento cammino spirituale. L’esempio è Gesù che al male degli uomini non ha risposto, ma ha inviato il suo spirito d’amore. Per esprimere questa idea Gesù utilizza dei paradossi, che vanno letti e intesi come tali. anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

Non si tratta di prendere alla lettera le parole di Gesù, ma di contestualizzarle per rendere vivo il suo messaggio e incarnarlo nella nostra vita. Non è facile rispondere al male con il bene, anzi, per certi aspetti, impossibile. L’istinto di sopravvivenza prende il sopravvento ogni volta che ci sentiamo minacciati, soprattutto quando è in gioco la nostra dignità. Solo la vita spirituale riesce a frenare l’istinto e agire opponendo il bene al male, oppure ignorando il male. È un brano che orienta bene tutta la settimana.