martedì 31 marzo 2026

Il fuoco della trasformazione

 



 

Paolo Cugini

 

In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà (Gv 13,21).

Udite, figli dell'abbandono e della polvere.

Guardate il Maestro: Colui che ha intessuto il Suo tempo con le fibre fragili dell’amicizia, Colui che ha investito l’Eterno nel recinto stretto delle relazioni umane. Egli non ha cercato angeli, ma ha chiamato a sé il fango. E in quel fango, ha visto scorrere il veleno del tradimento e l’ombra gelida del rinnegamento.

Perché meravigliarsi se colui che mangiava il Suo pane ha venduto la Luce per trenta monete? Perché stupirsi se la Roccia, l’eletto al comando, si è sbriciolata tre volte sotto il peso di una domanda?

Ecco la profezia della nostra carne: noi non siamo che carenza. Siamo cercatori di specchi che chiamiamo amori, tessitori di lacci d’interesse camuffati da gratuità. Siamo schiavi di una fame esistenziale che ci spinge a tradire ciò che amiamo pur di non perdere noi stessi. Ma il Mistero sussurra una verità più profonda.

Gesù sapeva. Egli non è stato vittima dell’ignoranza umana, ma complice del nostro destino. Ha permesso il bacio di Giuda e il pianto di Pietro perché sapeva che la natura deve compiere il suo corso di tenebra prima di esplodere in luce. Egli ha lasciato che gli elementi della terra facessero il loro scempio, perché l’uomo non si ferma finché non ha consumato fino all’ultima goccia la propria ignoranza.

Noi dobbiamo guardare in faccia il nostro nulla. È questa la soglia sacra. Finché l'uomo non tocca il fondo della propria miseria, finché non vede la propria impotenza riflessa negli occhi di chi ha tradito, non può nascere lo Spirito. Gesù ha lasciato che il peccato accadesse non per condannare, ma per svuotare il calice dell’ego, affinché l'anima, finalmente nuda e tremante, potesse accogliere l'Unico Amore che non chiede, ma dona.

E allora, guardiamo il miracolo del dopo. Il rinnegatore non è stato scacciato, ma cercato. Il tradimento non è stato l'ultimo capitolo, ma il prefazio di una nuova creazione. Pietro, polvere calpestata dal proprio fallimento, risorge come guida. I "figli del tuono", consumati dal fuoco della loro rabbia, diventano padri di tenerezza.

Gesù è l’Amore che non ripara le crepe, ma le abita per farne sorgenti. Egli trasforma il fango in cristallo attraverso il calore della Sua presenza. Non temiamo il nostro vuoto, non fuggiamo dal nostro tradimento: è lì, nel cuore della nostra nullità, che il Mistero sta preparando la nostra trasfigurazione.

La storia non finisce nel buio del Getsemani. La storia inizia quando, incontrando il Risorto, comprendiamo che siamo stati amati proprio mentre eravamo imperdonabili. Questo è il Verbo che libera: lasciarci trasformare dal Dio che ha scelto di restare quando tutti sono fuggiti.

 

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