lunedì 23 febbraio 2026

HO AVUTO FAME

 

 


Paolo Cugini

 

Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare (Mt 25 35).

Udite, o genti, poiché il tempo del superfluo è giunto al tramonto e l’ora dell’essenziale batte alle porte della storia. Non cerchiamo oltre, non accumuliamo fiumi di parole né trattati che pesano come pietre sulle nostre coscienze. È tutto qua, e nulla vi sarà aggiunto che non sia già scritto nel battito del cuore dell’uomo.

Verranno giorni, e sono già questi, in cui le grandi cattedrali di pensiero crolleranno in frantumi dinanzi a un solo frammento di umanità. Il Vangelo non è una dottrina da imparare, ma un cammino di esodo. È l’uscita forzata dal deserto dell’egoismo, il dominio di quell’istinto che ci sussurra di sopravvivere da soli, chiusi nel recinto dei nostri piccoli problemi, ciechi dinanzi al resto.

Il Mistero dei Misteri non è nascosto nei cieli impenetrabili, ma è racchiuso in un gesto che scuote le fondamenta del mondo: dar da mangiare a chi ha fame. Guardiamo al Figlio dell’Uomo: Egli non ha mostrato la Sua divinità nel fulgore della folgore, ma nella polvere del suolo, lavando i piedi, abbracciando la carne piagata del lebbroso, facendosi carezza per l’ammalato. Questa è la profezia che dobbiamo incarnare: il cammino dell'umanizzazione è l'unico, vero sentiero della divinizzazione. Non v'è Dio senza l'uomo, la donna, non v'è luce divina che non passi attraverso le nostre mani che si chinano.

Ecco la grande rivelazione che il mondo non vuole udire: In ogni affamato che incrocia il nostro sguardo, in ogni perseguitato che bussa alla nostra porta, nel rifugiato che non ha patria e nello straniero che non ha volto, lì abita il Mistero. Gesù lo ha gridato ai secoli: "Ho avuto fame, ho avuto sete, ero nudo". Ogni volta che ci chineremo sugli esclusi della terra, non toccheremo solo carne umana, ma incontreremo il Mistero. E quell'incontro lascerà un segno che nessuna dimenticanza potrà cancellare.

Abbandoniamo le teologie del distacco. Accogliamo l’unica dottrina che salva: l'esperienza del Mistero avviene nell'accoglienza dello straniero. Il nostro culto sia verità, non fumo; le nostre liturgie siano ascolto che apre il cuore. Perché la verità di ciò che celebriamo sull'altare si vedrà solo nel modo in cui cammineremo accanto agli ultimi.

Chi ha orecchi per intendere, intenda: la luce del Mistero abita in noi, ma risplenderà solo quando diventeremo pane per chi ha fame.

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