Paolo Cugini
Non
sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento
(Mt 5,17).
Udite,
o genti, poiché il tempo dell'inganno è giunto al suo tramonto. Per
secoli, le Parole antiche, quelle nate dal soffio del Mistero per guidare i
passi dell'uomo verso l'Infinito, sono state prigioniere di labbra impure.
Coloro che si proclamavano custodi del tempio ne hanno fatto merce di scambio,
trasformando la manna celeste in moneta sonante.
Le
parole che dovevano spalancare le braccia del Padre sono state ridotte a carta
straccia, anzi, sono divenute parole diaboliche. Un travisamento
meticoloso, operato da menti perverse che hanno eretto barriere di precetti
laddove doveva esserci libertà. Hanno manipolato il Sacro per riempire le casse
del tesoro, conducendo il popolo non verso la luce, ma verso il proprio
profitto. Guide cieche, mercenari travestiti da pastori, che hanno tradito
l'esempio per servire il potere.
Ma
ecco che il Mistero si è fatto volto, gesto e sangue. Gesù è venuto a dare
pieno compimento. Egli non è venuto per abbattere l'antica alleanza, come
i farabutti del tempio andavano gridando per difendere il proprio privilegio,
ma per svelarne il nucleo di fuoco. Da ora, le sacre parole non si leggono più
su rotoli polverosi, ma nella carne viva del Figlio. Con il suo stile
inconfondibile, fatto di carezze ai lebbrosi e sguardi di sfida ai potenti,
Egli ha strappato la maschera all'ipocrisia.
Smascherare
i manipolatori del sacro ha un prezzo altissimo: la persecuzione, la violenza,
l'odio di chi vede crollare il proprio castello di menzogne. Gesù ha accettato
questa sfida, sapendo che il cammino della verità passa per l'opposizione dei
corrotti. Guardiamo la Croce! Lì, e solo lì, le sacre parole trovano la loro
forma definitiva. Non c'è più spazio per storture o travisamenti: il grido del
Crocifisso è il sigillo che chiude l'era dei mercanti. È il compimento chiaro e
definitivo che squarcia il velo del tempio e restituisce l'uomo e la donna al
Mistero, senza intermediari pronti a lucrare sulla speranza.
La
Verità non è più un'idea da interpretare, ma un Uomo da seguire. Il tempo dei
concetti e delle mistificazioni è giunto al tramonto, e l'era delle menzogne
sta per essere inghiottita dall'abisso che essa stessa ha scavato. La verità
non è più una parola scritta con l'inchiostro del dubbio. Non è un teorema da
dimostrare, né una fortezza di sillogismi dietro cui nascondere il vuoto del
cuore. Abbiamo trasformato il vero in un’idea, in un interesse, e le idee sono
diventate idoli: mute, fredde, capaci solo di dividere il fratello e la sorella
nel nome di un’astrazione, di una menzogna. Ma ecco, il velo si squarcia. La verità
ora ha un volto. Ha mani che toccano la carne, piedi che calpestano la polvere,
occhi che leggono l’anima prima ancora che le labbra si aprano. La verità è un uomo.
Non è qualcosa da possedere nella mente, ma qualcuno da ascoltare e seguire.
Non è un traguardo da raggiungere alla fine di un ragionamento, ma una via da
percorrere nel fuoco del presente. Non si studia: si segue. Non si analizza: si
ama.
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