Paolo Cugini
Il vento soffia dove
vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque
è nato dallo Spirito (Gv 3,8).
Ascoltate,
figli del tempo che scorre, poiché è giunta l’ora di abbattere gli idoli
della stanzialità. Chi dice di abitare nello Spirito, ma resta incatenato ai
propri confini, mente a se stesso. La dimensione del Mistero non è un porto
sicuro dove ormeggiare, ma un oceano senza rive che esige il coraggio della
vela.
Guai
a chi si siede! La vita sedentaria dell’anima è la tomba della profezia. Abbiamo
costruito recinti intorno ai nostri compiti e mura attorno ai nostri luoghi,
chiamandoli sicurezza. Ma lo Spirito del Mistero non si lascia sequestrare
dalle nostre abitudini, né si addomestica con la ripetizione di gesti svuotati
di fuoco. Egli è il Mistero dell’Esodo, il soffio che spinge fuori, la voce che
chiama a camminare su sentieri che ancora non esistono.
Entriamo
nella nuova dimensione. Accogliere lo Spirito significa squarciare il velo
del tempo lineare e dello spazio limitato. È nascere a una libertà che il mondo
non conosce: la libertà di non essere definiti da ciò che facciamo, ma da Colui
che ci chiama. Non siamo il nostro ruolo, non siamo la nostra terra; siamo
viandanti dell’Infinito, pronti a mutare rotta al minimo sussurro del Vento.
Non
vi è volo senza radici immerse nel silenzio. Nessuno può dirsi libero se non si
nutre quotidianamente del Mistero, in un dialogo che non conosce sosta. La
libertà non è assenza di legami, ma l'abbraccio costante con la Sorgente. Tutto
da Lui fluisce e verso di Lui tutto deve ritornare. Senza questo contatto
intimo, perseverante e prolungato, la vostra libertà diventerà presto un nuovo
deserto, e il vostro movimento una fuga vana.
Sia
dunque questa la nostra via: cerchiamo il Suo volto nel segreto, per
essere fuoco nella piazza. Non abbiamo paura dell'incerto, poiché chi
appartiene allo Spirito non ha dove posare il capo, ma possiede l'intero
universo.
La libertà
spirituale non è la facoltà di fare ciò che si vuole, ma la capacità di
diventare ciò che si è nel profondo, slegandosi dalle catene invisibili che ci
rendono schiavi.
Uscire
dalla vita "sedentaria". Non si tratta solo di movimento fisico, ma
di distacco interiore. La libertà spirituale è la capacità di abitare il
mondo senza possederlo. Chi è libero non è di un luogo, ma è un pellegrino.
Questo lo rende immune ai ricatti del comfort e della sicurezza materiale. È la
libertà di chi sa che "a sua patria è nei cieli (o nell'Invisibile), e
perciò può essere pienamente presente ovunque senza essere schiavo di nulla. Questa
è la parte più paradossale: si diventa liberi solo quando ci si lega a qualcosa
di più grande. Senza il contatto quotidiano con il Mistero (la meditazione, la
preghiera, il silenzio), la libertà degenera in arbitrio o in solitudine.
Come
un aquilone è libero di volare solo finché è legato al filo, l'essere umano
trova la sua massima espansione quando riconosce che "tutto viene da Lui e
a Lui ritorna". La dipendenza dalla Sorgente ci libera dalle dipendenze
del mondo (giudizio altrui, dipendenze emotive, ansia da prestazione).
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