lunedì 13 aprile 2026

Il grido del vento: viandanti dell’Infinito

 




 


Paolo Cugini

 

Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito (Gv 3,8).

 

Ascoltate, figli del tempo che scorre, poiché è giunta l’ora di abbattere gli idoli della stanzialità. Chi dice di abitare nello Spirito, ma resta incatenato ai propri confini, mente a se stesso. La dimensione del Mistero non è un porto sicuro dove ormeggiare, ma un oceano senza rive che esige il coraggio della vela.

Guai a chi si siede! La vita sedentaria dell’anima è la tomba della profezia. Abbiamo costruito recinti intorno ai nostri compiti e mura attorno ai nostri luoghi, chiamandoli sicurezza. Ma lo Spirito del Mistero non si lascia sequestrare dalle nostre abitudini, né si addomestica con la ripetizione di gesti svuotati di fuoco. Egli è il Mistero dell’Esodo, il soffio che spinge fuori, la voce che chiama a camminare su sentieri che ancora non esistono.

Entriamo nella nuova dimensione. Accogliere lo Spirito significa squarciare il velo del tempo lineare e dello spazio limitato. È nascere a una libertà che il mondo non conosce: la libertà di non essere definiti da ciò che facciamo, ma da Colui che ci chiama. Non siamo il nostro ruolo, non siamo la nostra terra; siamo viandanti dell’Infinito, pronti a mutare rotta al minimo sussurro del Vento.

Non vi è volo senza radici immerse nel silenzio. Nessuno può dirsi libero se non si nutre quotidianamente del Mistero, in un dialogo che non conosce sosta. La libertà non è assenza di legami, ma l'abbraccio costante con la Sorgente. Tutto da Lui fluisce e verso di Lui tutto deve ritornare. Senza questo contatto intimo, perseverante e prolungato, la vostra libertà diventerà presto un nuovo deserto, e il vostro movimento una fuga vana.

Sia dunque questa la nostra via: cerchiamo il Suo volto nel segreto, per essere fuoco nella piazza. Non abbiamo paura dell'incerto, poiché chi appartiene allo Spirito non ha dove posare il capo, ma possiede l'intero universo.

La libertà spirituale non è la facoltà di fare ciò che si vuole, ma la capacità di diventare ciò che si è nel profondo, slegandosi dalle catene invisibili che ci rendono schiavi.

Uscire dalla vita "sedentaria". Non si tratta solo di movimento fisico, ma di distacco interiore. La libertà spirituale è la capacità di abitare il mondo senza possederlo. Chi è libero non è di un luogo, ma è un pellegrino. Questo lo rende immune ai ricatti del comfort e della sicurezza materiale. È la libertà di chi sa che "a sua patria è nei cieli (o nell'Invisibile), e perciò può essere pienamente presente ovunque senza essere schiavo di nulla. Questa è la parte più paradossale: si diventa liberi solo quando ci si lega a qualcosa di più grande. Senza il contatto quotidiano con il Mistero (la meditazione, la preghiera, il silenzio), la libertà degenera in arbitrio o in solitudine.

Come un aquilone è libero di volare solo finché è legato al filo, l'essere umano trova la sua massima espansione quando riconosce che "tutto viene da Lui e a Lui ritorna". La dipendenza dalla Sorgente ci libera dalle dipendenze del mondo (giudizio altrui, dipendenze emotive, ansia da prestazione).

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