venerdì 2 giugno 2017

MEDITAZIONE SU GEREMIA 1,4-8





BOCCA DI MAGRA
2 GIUGNO 2017

Riflessione di pe Pino Piva
Sintesi: Paolo Cugini
Geremia 1, 4-8

Mi ha colpito l’alternanza del brano di Geremia e il Cantico dei Cantici.
Prima di formarti dal grembo materno ti conoscevo: nella scrittura il verbo conoscere ha sempre una realtà affettiva, perché è nell’amore che conosciamo l’altra persona.  Amare significa conoscere e conoscere significa amare. È una conoscenza che comporta una sicurezza, che se mette a nudo è perché va in profondità; è una conoscenza che protegge custodisce, perché accompagna.

Ti ho consacrato: mi prende per Lui. Sei mio, mi appartieni e io ti appartengo. Ti ho riservato per me per darti una missione. Insieme possiamo essere per gli altri: per questo sei consacrato.

Sono giovane, Signore, non so parlare. La risposta di Geremia è la paura, paura di essere coinvolto in una relazione, la paura di essere amati. Come posso meritarmi l’amore che mi dai? Non mi sento all’altezza, allora per favore non amarmi. È l’amore gratuito di Dio, che non chiede nulla se non di essere amati. Signore non amarmi perché nella mia esperienza di amore c’è stato abbandono e questo fa male. Signore non amarmi così. Paura di non essere veramente amati.
E Dio ci dice: come ti amo io non ti ama nessuno. Lasciati amare.

Non dire sono giovane. Non temere perché io sono con te per proteggerti. Amore è prendersi cura della pienezza dell’altro. È volere il bene dell’altro. Io ci sono per te: è questo l’amore di Dio, che dice a Geremia, che dice a ciascuno di noi.

Domande:
1.      Il Signore ci conosce ancor prima di nascere: e io mi conosco?
2.      Ognuno di noi ha una missione da compiere: qual è la mia?
3.      Spesso troviamo delle scuse per non affrontare le sfide della vita ma è il Signore stesso che ci sostiene. Quale sfida attraverso il mio cuore?

4.      La nostra vita ha senso se vissuta in cammino. A che punto è il mio cammino?

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