mercoledì 4 febbraio 2026

E SI MERAVIGLIAVA DELLA LORO INCREDULITA’

 




Paolo Cugini

 

 

E lì non poteva compiere nessun prodigio… E si meravigliava della loro incredulità. (Mc 6,5.6).

 

Udite, figli del tempo, poiché la polvere che calpestate non è il confine del vostro destino. Siamo immersi in un’epoca di sguardi bassi, dove l'occhio della carne si illude di aver visto tutto perché ha misurato, pesato e toccato la materia. Ma ecco, vi annuncio che il senso profondo della vita giace oltre ciò che la mano afferra e lo sguardo affatica; è un orizzonte che si lascia intravedere solo a chi osa spingersi oltre il velo della carne.

Eppure, io vi dico: la profondità del Messaggio non si rivela a chi resta prigioniero dei sensi. C’è un sussurro che scuote le fondamenta dell'essere, un’eco che attraversa i secoli, una proposta che il Mistero ha lanciato come un seme nel vento, ma che solo un terreno trasformato può accogliere. Il richiamo è per chi ha orecchi interiori, per chi non si accontenta del pane che sazia lo stomaco, ma anela al nutrimento che libera l’anima.

Non illudetevi che la visione sia uno sforzo della volontà. L’uomo e la donna non scalano la montagna dello Spirito con le sole proprie forze; si viene condotti. È un rapimento dolce, un’attrazione profonda verso una dimensione altra, come il fiume che cede docile alla corrente dello Spirito. Ma attenzione: se il vento soffia dove vuole, il vostro compito è preparare la casa: ripulite il terreno; estirpate i rovi dell'egoismo e dell'orgoglio che soffocano ogni novità; sistemate i sentieri, ordinate la vostra vita quotidiana affinché lo Spirito non trovi ostacoli sulla via; fate spazio. perché solo nel vuoto di un cuore purificato il Mistero può finalmente trovare dimora.

Non c'è tempo da perdere: Il lavoro silenzioso, spesso invisibile agli occhi del mondo, è quello che prepara il miracolo della fioritura interiore. Arriverà il giorno, improvviso come il lampo e silenzioso come l'alba, in cui le squame cadranno dai vostri occhi. In quel momento, non vedrete più solo cronaca, ma storia. Riconoscerete la Presenza che pulsa nel cuore degli eventi, il modo sottile e potente in cui il Mistero agisce tra le pieghe del tempo.  Credere non è un assenso intellettuale, ma un cambiamento radicale di mentalità, è metanoia. È il passaggio dal buio della separazione alla luce della connessione. Da ciechi spettatori si diventa attori consapevoli della storia sacra che si dispiega.

Chi riconosce il Mistero ha finalmente colto il senso ultimo dell'universo. Vedrà ciò che l'uomo cieco ignora: tutto è interconnesso. Non vi sono fili isolati nel tessuto della creazione. In questa nuova consapevolezza, le barriere che oggi vi dividono, nazioni, lingue, paure, crolleranno come mura di sabbia battute dal mare. Chi vede con gli occhi dello Spirito non può che collaborare alla costruzione di un regno di pace e giustizia, perché riconosce nell'altro la medesima vita che promana dall'Unico.

Non attendete domani. Il lavoro di ripulita comincia nel silenzio di questo istante. Preparate la via, perché la vita sta manifestando la sua gloria, e solo chi ha cambiato sguardo potrà ereditarne la pienezza. Ricordate: il futuro si costruisce nel presente, e il presente è il luogo dove il Mistero si offre a chi ha cuore desto e mani aperte.

 

martedì 3 febbraio 2026

TOCCO' IL SUO MANTELLO

 




Paolo Cugini

 

Toccò il suo mantello (Mc 5, 27).

Udite, o genti, il lamento che sale dalla valle dell'ombra, poiché per dodici lunghi inverni il sangue ha bagnato la terra come una fonte che non conosce riposo. Una figlia d’Israele ha consumato i suoi giorni nel deserto dell’isolamento, avvolta in una veste di dolore che nessuno sguardo poteva consolare, poiché il suo male era come un sigillo di cenere sulla sua giovinezza. Ma ecco che, nel silenzio della disperazione, un soffio di vento ha portato l'eco di una promessa: "Egli è giunto dalla Galilea".

Così parla lo Spirito: non c’è cammino se prima non vedi il fango sui tuoi calzari. La donna guardò l'abisso della sua ferita e comprese la sua nudità; solo allora il suo cuore divenne un altare acceso dalle parole che narravano di ciechi che vedono e di lebbrosi mondati. Una speranza nuova, come un germoglio tra le rocce, ha spinto i suoi passi verso Colui che cammina tra la folla.

Ecco che vi annuncio una verità avvolta dal fuoco del cielo: la sofferenza che abita le notti più lunghe del cuore umano è il seme nascosto da cui germoglia la fede. Non c’è pianto che cada invano, né deserto che non possa fiorire sotto il soffio dell’Altissimo. Come la donna che, nel buio del suo silenzio, trasforma la vergogna in desiderio di salvezza, così ciascuno di noi è chiamato a riconoscere la propria ferita come la soglia di un incontro che cambia le sorti del tempo.

Ecco, io vi dico: la fede non è un grido fragoroso, ma il tocco invisibile di una mano che cerca la Vita. Non temete la ressa che soffoca, né la distanza che scoraggia. Ella disse in cuor suo: "Se solo sfiorerò il confine della sua veste, sarò salvata". E in quell'istante, il Mistero si è fatto carne e il flusso della morte si è mutato in un fiume di grazia.

Chi vuole comprendere il destino degli uomini, ascolti la voce che sussurra tra i solchi della storia: la salvezza non discende dallo splendore dei palazzi, ma germina nell’umiltà di chi tende la mano nella notte. Come rugiada sull’erba arsa, la misericordia avvolge chi osa sperare contro ogni speranza, e la fede, come un filo invisibile, unisce la creatura al Creatore nel segreto di un gesto umile e ardente.

Alzate lo sguardo, poiché la salvezza non è lontana: essa giace nella consapevolezza di chi siamo e nel coraggio di toccare il lembo del Mistero che passa nelle vostre strade. Non lasciate che il rumore del mondo soffochi la voce che vi invita a credere nell’impossibile; il giorno della grazia è vicino a coloro che sanno riconoscere, nella polvere di ogni giorno, il passaggio silenzioso del Santo.

E così sia: poiché dove il dolore incontra la speranza, e l’anima si apre come la terra assetata alla pioggia, là il Mistero risponde, e la Vita scorre nuova, limpida e senza fine.

 

venerdì 30 gennaio 2026

COME UNO CHE GETTA IL SEME

 



Paolo Cugini

 

Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga, e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura (Mc 4,26s).

 

Ascolta, o tu che hai orecchie per udire la Parola del Tempo. Da sempre, nelle profondità più recondite del creato si cela un Mistero insondabile, antico quanto la stessa aurora dei mondi. Non si tratta di un vuoto, di una semplice assenza, bensì di una Presenza vibrante e velata, un’ombra che risplende nel silenzio e opera, invisibile, nel cuore della storia umana e tra le galassie dell’universo.

Questa Presenza tesse la trama dell’esistenza con fili d’armonia arcana, guidando ogni cosa con un disegno sottile che sfugge alla logica di chi vorrebbe ingabbiare e dominare l’ignoto. È il mistero del Mistero: l’abisso che chiama abisso, la domanda che non trova risposta nell’arroganza della mente, ma solo nell’umiltà del cuore aperto.

Ma la profezia sussurra: il velo che ricopre il Mistero non è impenetrabile. Esso si solleva, come la bruma al primo sole, non per l’occhio comune, ma per colui che custodisce una chiave rara e preziosa. Questa chiave è la passione ardente, un fuoco sacro che brucia nel petto e spinge alla ricerca instancabile; è il desiderio puro, sete di conoscenza che non cerca guadagno né potere, ma si nutre soltanto della gioia dell’incontro; è l’amore gratuito per il vero, il vincolo più alto che può legare una creatura al Mistero stesso.

Beato chi si fa pellegrino del Mistero con cuore docile e puro, senza domandare nulla in cambio: a costui saranno rivelate quelle cose che sfuggono ai più, i significati supremo dell’esistere, il principio e la fine che si abbracciano come le acque di un grande fiume nel mare. L’anima del cercatore vedrà ciò che gli occhi non colgono, e il suo spirito respirerà l’armonia segreta che muove le stelle e i destini.

Allora, guarda oltre il velo dell’utile e del tangibile, non fermarti alla superficie che tutto nasconde. Solo nel silenzio profondo della tua anima, quando ogni voce si placa e la mente si svuota, il Mistero parlerà a te. E sarà come ascoltare il vento che racconta la storia del mondo, come sentire il battito antico che vibra in ogni cosa creata.

Ricorda: chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Non lasciarti ingannare dai clamori dell’effimero, ma resta fedele al fuoco che arde dentro di te. Così, un giorno, il Mistero si leverà davanti ai tuoi occhi come una rivelazione, e tu saprai che nulla è stato invano.

 

mercoledì 28 gennaio 2026

IL MISTERO USCI’ A SEMINARE

 




Paolo Cugini

 

 

Ecco, il seminatore uscì a seminare (Mc 4, 2).

Ascolta, o terra, la parola che ti è data, il verbo disvelato per i figli degli uomini! Volgi l’orecchio, perché echeggia sulle valli, travalica i monti, si insinua nei deserti aridi del cuore umano: è voce che squarcia il silenzio e infrange la notte dell’incomprensione. Non lasciar cadere invano ciò che il Cielo riversa su di te, perché ogni sillaba è sorgente, ogni accento un seme di eternità seminato nella tua polvere.

Il Mistero non è pietra scolpita, non è idolo silente confinato nei templi del pensiero greco, ove la ragione lo incatena e lo definisce. No! Il Mistero è dinamismo vivo, un vento inarrestabile, un fiume che rompe gli argini della staticità a cui la tradizione lo ha costretto. È stato il giogo della logica umana a modellarne un'immagine distorta, un contenuto fisso e inanimato. In verità ti dico: nessuna mente potrà mai stringere il Mistero, nessuna formula potrà mai esaurirne l’abisso. Come il sole sorge e tramonta senza che l’uomo ne governi il corso, così il Mistero si manifesta e si cela a suo piacimento; si offre a chi, umile, depone le armi della presunzione.

Ma ecco la verità: il Mistero si muove, esce e semina! In ogni seme gettato, in ogni parabola narrata, v'è una scintilla del dono divino. Per coloro che hanno orecchie per udire e cuori aperti per accogliere, quel seme germoglia e realizza la pienezza della vita. È la nostra origine, la fonte da cui scaturiamo, e solo in essa la nostra esistenza trova compimento. Una relazione intima e intrinseca ci lega a questa fonte, un legame che si rivela solo nell'atto di accoglienza, nel ricevere il Mistero come grazia ineffabile. Non si pesca acqua viva nei pozzi asciutti della superbia, ma solo chi si disseta con mani nude, in semplicità, conosce il sapore dell’Invisibile.

Eppure, generazione ostinata, perché tanta resistenza? Perché il cuore occidentale erige muri d'orgoglio e respinge il dono che salva? Questa caparbia opposizione svela un cammino al contrario, un'umanità che ha smarrito la via maestra. Siete come viandanti che, abbagliati dalla propria lanterna, non vedono l’alba sorgere; come naufraghi che rifiutano la corda lanciata dalla riva, preferendo affogare nella tempesta del proprio pensiero. Ma chi avrà il coraggio di abbattere i bastioni dell’arroganza avrà occhi nuovi per vedere ciò che da sempre era davanti a sé.

La fisica quantica, con i suoi insegnamenti che risuonano come echi di antiche verità, ci sussurra dell'interconnessione di ogni cosa. Tutto è legato, tutto è uno, eppure l'uomo si ostina a non riconoscere la Fonte pulsante da cui tutto ha inizio e in cui tutto vive! Persino le particelle danzano in armonia segreta, si cercano, si separano e si ritrovano, obbedendo a leggi che la ragione sussurra, ma il cuore intuisce. Così anche tu, figlio dell’uomo, non dimenticare: sei filo d’oro nel tessuto ineffabile del Mistero.

C’è una cultura che ha remato contro. Secoli di cammini esistenziali che, anziché illuminare il volto del Mistero, lo hanno offuscato con l'ombra del dubbio e della separazione. È tempo di risvegliarsi, di abbattere gli idoli della ragione e accogliere il flusso inarrestabile della Vita che si dona. Sorgi, dunque, o terra: non lasciare che il seme del Mistero resti sterile nel tuo grembo. Oggi è l’ora della rivelazione, del ritorno alla sorgente, affinché ogni creatura canti, “Ecco, tutto è nuovo, tutto vive!”, e la notte ceda il passo alla luce senza tramonto.

 

 

martedì 27 gennaio 2026

AL DI LÀ DEL SANGUE

 




Paolo Cugini

Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre (Mc 3,35).

In verità vi dico: non fate di una carne e di un nome il vostro idolo eterno. Le mura della casa paterna non sono i confini del mondo, né il sangue che scorre nelle vene è una catena che lega lo spirito all’immobilità. Ascoltate la voce che grida nel deserto del presente: le relazioni familiari non sono un assoluto.

Verrà il tempo, ed è questo, in cui dovrete investire solo su ciò che genera vita qui ed ora. Non lasciatevi ingannare dal mito della stirpe: i legami di sangue non sono un destino scritto nelle stelle. Essi diventano sacri solo se coltivati nel giardino della cura e del senso, ma ciò che è rimasto arido, ciò che è diventato prigione, può e deve essere lasciato andare. Senza colpa, senza volgersi indietro.

Chi cammina alla ricerca del Mistero deve avere i calzari della libertà. Non si può scalare la vetta dell'Infinito se si è zavorrati da obblighi che non hanno più anima. Ad un certo punto del cammino, il profeta che è in voi esigerà il coraggio dell'uscita: abbandonare il focolare che non scalda più, rompere i sigilli di legami che furono necessari per nascere, ma che ora impediscono di divenire.

Ecco la nuova alleanza: una fraternità che non nasce dal grembo materno, ma dalla direzione del passo. Incontrerete fratelli e sorelle lungo la via, non perché condividete lo stesso cognome, ma perché guardate lo stesso Orizzonte. Saranno compagni di viaggio per una stagione o per un istante; relazioni intense come fiamme che poi, con dolcezza, usciranno di scena affinché il cammino prosegua.

Non cercate la verità necessariamente sulla strada di casa. La Luce del Mistero non abita nel passato, ma orienta il passo verso l'ignoto. Essa esige una libertà radicale, perché solo chi è veramente libero può scorgere la direzione.

Andate, dunque: lasciate che il morto seppellisca il morto e seguite la scia luminosa che chiama. Perché la vostra vera famiglia è composta da coloro che, come voi, hanno avuto il coraggio di perdersi per ritrovarsi nel Tutto.

Sì, ascoltate: è giunto il giorno in cui lo Spirito soffia dove vuole, e chi ha orecchi per intendere lasci cadere le antiche corazze. Non abbiate paura di essere viandanti senza patria, perché il Regno non è riservato a chi resta, ma a chi osa partire. La terra promessa non si trova stringendo le radici, ma dispiegando le ali del cuore sopra abissi sconosciuti.

Non siate come coloro che, per paura della solitudine, innalzano mura sempre più spesse attorno a vincoli ormai spenti. La vera benedizione si manifesta a chi, nella notte, ha il coraggio di lasciare il porto sicuro per inseguire un lampo sull’orizzonte. Ricordate: anche Abramo fu chiamato a uscire dalla casa del padre, e solo così divenne padre di moltitudini.

Siate audaci nell’accogliere fratelli e sorelle nati non dal sangue, ma dallo stesso sogno. Siate madri di ogni gesto che genera vita, padri di ogni parola che apre sentieri. In questo tempo, in cui il deserto sembra avanzare e le certezze si sgretolano come sabbia tra le dita, seminatori di senso riconosceranno i loro simili nel sorriso di uno sconosciuto, nell’abbraccio inatteso, nella compassione che supera ogni frontiera.

E quando vi sentirete soli, ricordate: chi si affida all’Invisibile non è mai abbandonato. Tra le pieghe del cammino, l’eco dello Spirito vi raggiungerà, e comprenderete che nessuna catena è abbastanza forte da trattenere chi è chiamato alla libertà. Perché il vero sangue che lega è quello della speranza condivisa, della fede che arde, dell’amore che non conosce confini.

Siate dunque pellegrini audaci, portatori di un fuoco nuovo. E quando tutto sembrerà perduto, là, oltre il sangue, scoprirete la famiglia dei cuori spalancati, la comunione dei cercatori, la casa senza mura, dove il Mistero attende coloro che sanno riconoscere la voce che chiama dal futuro.

 

 

giovedì 22 gennaio 2026

SI GETTAVANO SU DI LUI

 



Paolo Cugini

 

Aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo (Mc 3,10).

 

Ascolta, o terra, la parola che risuona dai tempi antichi. In un’epoca di smarrimento, un profeta si leva per annunciare ciò che è già scritto nel profondo dei cuori, ma che l’umanità, corrotta dal tempo e dall’egoismo, ha tragicamente dimenticato. È il richiamo alla purezza originale, alla sorgente di quella Vita che un tempo camminò tra noi.

Non fu un giudice severo a calcare la polvere delle nostre strade, ma il Verbo fatto carne: la manifestazione del bene allo stato puro. Egli non portava leggi scritte sulla pietra, ma un corpo pulsante di energia d'amore. Era una sorgente inesauribile, capace di sanare ogni male, ogni ferita profonda e ogni piaga dell’anima. Dinanzi al Suo sguardo, ogni rancore e ogni menzogna si scioglievano come neve al sole; la Sua essenza era vita autentica, una luce che svelava l’illusione della corruzione umana.

L’umanità intera, segnata dalla caduta e appesantita dal peccato, era attratta da Lui come da un faro inestinguibile. Tutti accorrevano a questa fonte, cercando quell'energia di amore infinito capace di ricaricare e rinnovare, giorno dopo giorno, chiunque avesse il coraggio di abbeverarsi.

L’Ombra e il Mare: Il Dono Incompiuto. Volgiamo oggi lo sguardo verso il mare, là dove il Maestro si ritirava in quiete con i Suoi discepoli. In quei momenti di silenzio e contemplazione, Egli ha riversato le Sue modalità esistenziali e spirituali più profonde. Eppure, la storia ci consegna un paradosso amaro: i Suoi seguaci più vicini non seppero cogliere appieno l'immensità di quel dono. Ciò che è giunto fino a noi attraverso le istituzioni è spesso solo un’ombra, un riflesso sbiadito della Sua reale statura spirituale.

Il Vaso d’Alabastro: Maria Maddalena Ma in questo scenario di oblio, non v’è spazio per la disperazione. Esiste un "vaso d’alabastro" che ha saputo custodire intatta l’essenza del Maestro. È nello stile, nella sensibilità elettiva e nel profondo amore di Maria Maddalena che troviamo il riflesso più fedele di Colui che era Amore.

Ella, la discepola prediletta, non si è fermata alla superficie della dottrina, ma ha compreso il mistero dell’amore che redime. In Maria Maddalena rivive quell’unica via, quell’unica verità e quell’unica vita che il mondo cerca affannosamente. Ascoltare la sua testimonianza, riscoprire la sua sensibilità, significa tornare al cuore pulsante del Vangelo. In lei, l’energia del Maestro non è un ricordo del passato, ma una presenza viva che ancora oggi chiama l'umanità a risvegliarsi

 

mercoledì 21 gennaio 2026

ALZATI E VIENI AL CENTRO

 



Paolo Cugini

 

 

Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!» (Mc 3,2).

Udite, o genti, la parola che risuona nel deserto delle ere: in un secolo ove i potenti innalzano mura e il cuore degli uomini si è fatto di pietra, espellendo il debole e calpestando il piccolo, sorge Colui che ribalta i troni del mondo. Ecco, l'Emmanuele attraversa le tenebre dell'esclusione e, con gesto sovrano, chiama a sé coloro che la storia ha rigettato come scarto.

"Venite al centro!", grida lo Spirito. E i dimenticati, i reietti, i lacerati dalle ingiustizie dei secoli non saranno più ai margini, ma diverranno la pietra d'angolo del Tempio Nuovo. Questa è la profezia che si compie: la comunità che porta il Nome del Risorto si riconoscerà da questo solo segno: se nel suo grembo gli ultimi sono diventati i primi, se il grido del povero è diventato il canto dell'assemblea. Ma sappiate, o figli della luce, che questo spazio sacro non è dono della carne, ma frutto di un fuoco che deve bruciare nel profondo: la conversione del cuore. Solo chi accetta di morire a se stesso vedrà nascere una comunità che sia corpo vivente e non fredda istituzione.

Ascolta la voce che grida nel santuario della Storia, poiché un mistero grande ti viene rivelato: volgi lo sguardo alle Scritture e osserva i passi del Risorto. In ogni teofania della Pasqua, quando le porte sono chiuse per timore e il cuore degli apostoli è serrato dal lutto, Egli non giunge dai lati, non occupa un angolo, non si confonde nella folla. Egli appare al Centro. È scritto e si compie: il Cristo che ha vinto la morte si pone come asse del mondo, cuore pulsante dell'assemblea, perno attorno a cui ruota ogni vita redenta. Ma comprendi, o cercatore del Mistero, il peso di questa posizione: quel Centro non è un trono di gloria umana, ma lo spazio che il mondo aveva dichiarato vuoto. Ecco la profezia che scuote le fondamenta dei vostri templi: Colui che è stato scartato dai costruttori, Colui che è stato espulso fuori dalle mura della città come maledizione, Colui che è l'Escluso per eccellenza, ora rivendica il Luogo Centrale. Pertanto, sappiatelo con certezza: ogni volta che voi, con gesto di audace conversione, prendete l'escluso, il derelitto, il rifiutato dalla società e lo ponete nel mezzo della vostra comunità, voi non state compiendo un atto di mera filantropia. Voi state celebrando la Pasqua! L'emarginato che occupa il centro è il segno sacramentale e misterioso del Risorto tra voi. È la carne ferita dell'escluso che rivela la gloria del Vivente. Dove il mondo scava abissi di separazione, la comunità del Regno pone l'altare dell'accoglienza; dove il mondo relega nell'ombra, la Verità pone la lampada. Non cercate il Mistero nelle altezze dei cieli o nelle astrazioni della mente: Egli si è nascosto nel volto di chi non ha voce. Quando l'ultimo della terra siede nel cuore del vostro raduno, allora e solo allora potrete gridare: "Il Signore è veramente risorto!". Poiché la Sua presenza non si manifesta nel potere che domina, ma nel Centro occupato da chi, per il mondo, non doveva nemmeno esistere.

Eppure, guardatevi: questo stile di vita sarà la vostra condanna davanti ai tribunali della terra. Sarete segno di contraddizione, spada che divide l'ombra dalla luce. Come il Maestro fu perseguitato, così l'odio del mondo si abbatterà su di voi, poiché il mondo non tollera chi svela la menzogna dei suoi idoli. Egli lo predisse nell'ora suprema del sacrificio: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me» (Gv 15, 18-21). Il mondo, che si maschera di pace e si ammanta di falsa umiltà, nasconde nel suo seno un drago di intolleranza radicale. Esso applaude solo chi si inchina alle sue logiche di potenza. Ma voi, mettendo al centro il misero, scagliate la Verità del Mistero contro l’orgoglio dei secoli, e il mondo ne tremerà di rabbia.

Non temete, dunque, se il fango della calunnia e il ferro della persecuzione segnano la vostra storia. Una comunità è autenticamente evangelica solo quando porta su di sé le piaghe del suo Signore. Restate saldi sotto il peso di questo odio, senza volgere lo sguardo indietro, senza cercare la fuga nelle lusinghe del secolo. La vostra sfida è la costanza del martirio quotidiano, la docilità di chi, ogni mattina, piega l'orecchio all'ascolto della Parola, unica roccia che non crolla mentre il mondo passa.

Chi ha orecchi per intendere, intenda: la gloria di Dio brilla sul volto dell'escluso, e in quel volto risiede il giudizio finale della terra.

 

mercoledì 14 gennaio 2026

Nel silenzio risiede il Mistero

 



Paolo Cugini

 

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava (Mc 1,35).

 

Da dove giungeva la forza che animava il cuore di Gesù? Quale sorgente segreta alimentava la sua serenità luminosa, la sua chiarezza nei momenti decisivi, il suo modo gentile di avvicinarsi alle anime smarrite? Vi era un’essenza, un soffio profondo che lo distingue dagli uomini: il suo stile è la meditazione, una preghiera coltivata nei luoghi nascosti, al riparo dagli sguardi e dai rumori del mondo.

Gesù si prendeva cura della sua anima nel silenzio, ed è proprio qui che il Mistero trovava dimora in lui, irradiandosi come luce sottile su chiunque incontrasse il suo sguardo. Immerso nel silenzio, ritrovava se stesso, lasciando che gli eventi scorressero senza travolgerlo: il silenzio diveniva così la sua roccia e il suo rifugio.

Il Mistero nasce e si manifesta nel silenzio: come la rugiada che cade silenziosa all’alba, così la pace si posa su chi la cerca nel profondo. Solo chi osa fermarsi, chi si immerge nel silenzio, può ascoltare la voce che parla all’anima, può percepire la profondità della parola e affinare lo sguardo che vede oltre l’apparenza.

Ecco perché Gesù sceglieva le prime luci del mattino: anticipava il giorno, sottraeva spazio alle tenebre che strisciano nei pensieri e nel cuore. Abbandonare la pigrizia, lottare con decisione per alzarsi prima dell’alba, è il segno distintivo dell’anima che desidera la luce; il rimandare il risveglio è invece sintomo di una notte che indugia, delle ombre che ancora pesano sulle ossa e sull’anima e non ci lasciano dormire, ci tengono svegli e appesantiscono il cuore. Non bisogna scherzare con le tenebre che ci avvolgono nella notte. Bisogna lottare con tutte le forze per non permettere loro di invadere i nostri sogni. Forse è per questo che Gesù si consegnava nella preghiera alla notte prima di dormire?

Alzati e risplendi! sembra sussurrare il Mistero. Solo chi si immerge nel silenzio all’inizio del giorno impara a dire parole che profumano di saggezza, solo chi ascolta l’eco del Mistero può vivere nella sua profondità. È necessario abitare il silenzio per imparare a guardare lontano, a non lasciarsi sedurre dalla superficialità delle cose; occorre fuggire il caos, ricercare la solitudine come si cerca un tesoro nascosto.

Questo è uno dei compiti più alti della vita adulta: diventare custodi del proprio silenzio interiore. Solo così si può essere, come Gesù, portatori di una forza silenziosa che non si lascia facilmente scalfire dalle tempeste del mondo. Nel silenzio si cela la verità, e chi sa ascoltare il silenzio diventerà, egli stesso, voce di pace.

 

 

martedì 13 gennaio 2026

NATI PER VIVERE NEL BENE

 



Paolo Cugini

 

 

Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui (Mc 1,24).

C’è un’antica verità che attraversa il tempo e si insinua come eco nei labirinti dell’anima umana: il Mistero è il bene allo stato puro, sorgente inesauribile da cui tutto promana e verso cui tutto ritorna. Sin dall’alba della riflessione, filosofi e maestri spirituali, da Platone a Plotino, hanno riconosciuto nell’Uno, nell’indicibile, il principio di ogni Bene. E così, se ascoltiamo il battito più profondo della storia, ci accorgiamo che l’umanità intera è guidata da una nostalgia d’origine, da un richiamo all’unità, perché veniamo dal Bene e a esso tendiamo come il fiume cerca il mare.

Ma il Mistero non si offre come risposta scontata, bensì come sentiero: esso sussurra e scuote, ci invita a un pellegrinaggio interiore dove, passo dopo passo, la nostra essenza si purifica. Ogni volta che il male ci appesantisce e la negatività offusca la mente, il Mistero ci ricorda che la luce del Bene giace in attesa, come un seme sotto la neve. Nel confronto, nella fatica, impariamo a riscoprire il tesoro nascosto in noi stessi.

Ecco la profezia incisa nelle profondità dell’essere: più ci avviciniamo al Mistero, più diventiamo capaci di donare il Bene. Non siamo chiamati all’isolamento, bensì all’apertura, a quella comunione che trasforma il nostro piccolo orizzonte in un abbraccio universale. Vivere bene significa allora vivere per gli altri, accogliere il mondo nella sua complessità e scegliere, ogni giorno, di farlo crescere nella direzione del Bene. 

Ascoltate, allora, o figli dell'ombra interiore! Ecco che vengono, come tempeste silenziose, i pensieri negativi: avvoltoi neri che calano sulla mente e la sommergono quando la lasciamo errare, libera e indifesa, nei labirinti del dubbio. Ma io vi dico: risvegliatevi! Riscoprite il bene sepolto nel vostro cuore, quel seme immortale piantato dal Mistero. Esso è vita! È il fiume che scorre puro, che insegna l'arte del vivere bene, che apre la via retta verso l'altro, verso la sorella, il fratello accanto a voi, nel tepore del quotidiano.

Guai a voi che cedete al male! Esso si leva come un muro di spine: egoismo vorace che divora l'anima, chiusura ermetica su se stessi, disinteresse cieco per il destino degli altri, per il gemito del mondo ferito. Il male è morte che si finge rifugio, è solitudine armata contro il vento della comunione.

Il cammino verso il Mistero è dunque la missione suprema: liberarci dalle catene dell’egoismo, scorgere nell’altro il riflesso della nostra origine luminosa, operare perché la vita stessa diventi una benedizione condivisa.  Il Mistero, fonte d’ogni Bene, ci invita a essere luce, affinché il mondo intero possa risplendere della sua bellezza originaria.

 

 

venerdì 9 gennaio 2026

IL MISTERO NON SI NASCONDE NEL CIELO

 



Paolo Cugini

 

 Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi (1 Gv 4,12).

Così parla la Voce che attraversa i secoli: non alzare gli occhi al cielo in cerca del Mistero, poiché esso non si nasconde tra le nubi irraggiungibili né si cela dietro astratte lontananze. Il Mistero abita le mani che si tendono, gli sguardi che si incrociano, i passi che si fanno verso l’altro senza attendersi nulla. Come la rugiada che scende silenziosa sulla terra, così il Mistero prende forma nei gesti semplici, nell’amore che si fa concreto fra sorelle e fratelli.

Ascolta dunque, o tu che cerchi: non sono le candele accese, né le parole ripetute a spalancare la porta del Mistero, ma la capacità di uscire da te stesso, di accogliere colui o colei che ti sta accanto. Quando lasci che il cuore si apra senza riserve, allora il Mistero si svela, non come enigma da risolvere, ma come presenza che dimora e trasforma. Non andare lontano: il sacro ti sfiora ogni giorno, nella trama sottile delle relazioni vere. Sii tu dunque terreno fertile, e il Mistero fiorirà e rimarrà in te, come luce che non conosce tramonto.

Io vi parlo dal cuore pulsante della materia, non da nubi evanescenti o da sfere ultraterrene. Il Mistero che cercate non si nasconde in un cielo oltre la polvere e il sudore, ma si rivela nella carne viva delle relazioni quotidiane, nel tocco umile delle mani tese, negli sguardi che si incrociano senza pretese. Svegliatevi dal sogno illusorio: non più templi di candele tremolanti, non più preghiere che scaraventano i vostri pesi su ali di fumo verso l'infinito. Il velo è strappato! Gesù, il Profeta dei profeti, lo ha squarciato con i suoi gesti d'amicizia, con i banchetti condivisi, con l'abbraccio ai marginali. Nel suo modo di relazionarsi, gratuito, disinteressato e umile, il Mistero si è fatto carne, si è seduto alla vostra tavola.

L'amore reciproco è la porta spalancata sul Mistero. Quando vi amate gli uni gli altri, il Mistero appare non come lampo fugace, ma come fiamma che abita in voi, che resta e trasforma. Esso germoglia nell'uscire da voi stessi, nel cammino verso l'Altro, l'Altra, il vicino, la vicina, il forestiero alla vostra porta. Gratuitamente! Senza calcoli egoisti! Con l'umiltà del seme che si spezza nel suolo. L'Altro è il vostro tempio vivente, la condizione stessa della vostra rivelazione interiore. In lui, in lei, il Mistero prende dimora, perché l'amore è il Suo trono invisibile.

Questo è lo spostamento dei tempi nuovi: dal cielo alla terra! Non cercate il sacro in astri remoti; esso vi cammina accanto, nel compagno di lavoro, nella sorella di strada, nel fratello ferito. Secondo spostamento: dall'intimismo egoista, quel rifugio di preghiere solitarie e proiezioni vane, alla relazione pura, disinteressata, che tesse la trama del Regno. Basta con le illusioni di mondi infiniti! Guardate dove posate i piedi, o cadrete nella cecità del vostro io gonfio.

Il Mistero non attende prostrazioni; vi chiama all'azione. Investite nelle qualità delle relazioni: perdono quotidiano, ascolto profondo, servizio senza riserve. Lasciate le preghiere che volano via come fumo; fate del vostro amore il canto eterno. Così il Regno verrà non da lassù, ma da qui, dal vostro sì concreto all'Altro. Chi ha orecchi, oda! Chi ha cuore, esca da sé e ami. Il Mistero è già tra voi, rivelatelo, o terre assetate!