Paolo
Cugini
Ho avuto fame e mi avete
dato da mangiare (Mt 25 35).
Udite,
o genti, poiché il tempo del superfluo è giunto al tramonto e l’ora
dell’essenziale batte alle porte della storia. Non cerchiamo oltre, non accumuliamo
fiumi di parole né trattati che pesano come pietre sulle nostre
coscienze. È tutto qua, e nulla vi sarà aggiunto che non sia già scritto
nel battito del cuore dell’uomo.
Verranno
giorni, e sono già questi, in cui le grandi cattedrali di pensiero crolleranno
in frantumi dinanzi a un solo frammento di umanità. Il Vangelo non è una
dottrina da imparare, ma un cammino di esodo. È l’uscita forzata dal deserto
dell’egoismo, il dominio di quell’istinto che ci sussurra di sopravvivere da
soli, chiusi nel recinto dei nostri piccoli problemi, ciechi dinanzi al resto.
Il
Mistero dei Misteri non è nascosto nei cieli impenetrabili, ma è racchiuso
in un gesto che scuote le fondamenta del mondo: dar da mangiare a chi ha
fame. Guardiamo al Figlio dell’Uomo: Egli non ha mostrato la Sua divinità nel
fulgore della folgore, ma nella polvere del suolo, lavando i piedi,
abbracciando la carne piagata del lebbroso, facendosi carezza per l’ammalato.
Questa è la profezia che dobbiamo incarnare: il cammino dell'umanizzazione è
l'unico, vero sentiero della divinizzazione. Non v'è Dio senza l'uomo, la
donna, non v'è luce divina che non passi attraverso le nostre mani che si
chinano.
Ecco
la grande rivelazione che il mondo non vuole udire: In ogni affamato che
incrocia il nostro sguardo, in ogni perseguitato che bussa alla nostra porta,
nel rifugiato che non ha patria e nello straniero che non ha volto, lì
abita il Mistero. Gesù lo ha gridato ai secoli: "Ho avuto fame, ho
avuto sete, ero nudo". Ogni volta che ci chineremo sugli esclusi della
terra, non toccheremo solo carne umana, ma incontreremo il Mistero. E
quell'incontro lascerà un segno che nessuna dimenticanza potrà cancellare.
Abbandoniamo
le teologie del distacco. Accogliamo l’unica dottrina che salva: l'esperienza
del Mistero avviene nell'accoglienza dello straniero. Il nostro culto sia
verità, non fumo; le nostre liturgie siano ascolto che apre il cuore. Perché la
verità di ciò che celebriamo sull'altare si vedrà solo nel modo in cui cammineremo
accanto agli ultimi.
Chi
ha orecchi per intendere, intenda: la luce del Mistero abita in noi, ma
risplenderà solo quando diventeremo pane per chi ha fame.