martedì 17 marzo 2026

IL GRIDO DELLA LIBERTA'

 



Paolo Cugini

 

Quel giorno però era un sabato (Gv 5,9).

 

Udite, o genti, poiché il tempo dell'ipocrisia volge al termine e la luce del Vero squarcia le tenebre delle nostre prescrizioni! Guardate il Nazareno: Egli cammina con la maestà di chi non conosce catene, con una libertà che scuote le fondamenta dei nostri templi di pietra. Il Suo sguardo non si arresta alla scorza, ma penetra come spada a doppio taglio fino al midollo dell'anima, dove il cuore trema nudo dinanzi all'Eterno.

Guai a voi, legislatori del nulla, che incatenate la misericordia al rigore del calendario! Voi dite: «È Sabato, la mano resti immobile!». Ma Io vi dico: il Sabato è stato fatto per l'uomo, non l'uomo per il Sabato. Le vostre leggi non nascono dal soffio del Mistero, ma dal fango della vostra superbia, da quel desiderio infame di dominare la vita altrui per non dover guardare la vostra stessa miseria.

Ecco, il Messia irrompe nella Storia come un uragano: Egli smaschera le nostre menzogne dorate, devasta i nostri calcoli matematici e orienta il popolo verso il sentiero del fuoco. Non basterà invocare il codice nel giorno del giudizio! Perché la Legge che non serve la Giustizia è un idolo muto, un inganno che puzza di morte. Cerchiamo il segno? Cerchiamo il criterio del Cielo? Esso è uno solo: il bene della creatura. Se la norma calpesta il povero, se la regola soffoca chi soffre, essa non viene dal Mistero, ma dall'Abisso.

Ascoltate: la Legge non è un'equazione gelida tracciata sulla sabbia. Essa è un corpo vivo che esige il discernimento del sangue e delle lacrime. È facile, fin troppo facile, giudicare dall'alto di una cattedra d'avorio, lavandosi le mani nel catino della "coscienza a posto" mentre il fratello e la sorella soccombono sotto il peso del nostro rigore. Ma il tempo dei burocrati dello spirito è finito. Sorge l'ora della sapienza incarnata, di chi scende nel fango del quotidiano, di chi tocca le piaghe e ne ascolta il grido. Ci vuole l'audacia dell'amore per spezzare le catene della norma e scegliere la vita. Solamente chi è stato reso libero dalla Verità può amare senza chiedere nulla in cambio. Solamente l'uomo libero può fissare lo sguardo nel cuore del mondo e vedervi, finalmente, il volto del Mistero.

Sia gridato dai tetti: la vera libertà non è fare ciò che si vuole, ma diventare ciò che si è nel respiro del Mistero. Guardiamo il Cristo: Egli è l'Uomo libero perché non appartiene a nessuno se non all'amore. La Sua libertà non nasce dal disprezzo della regola, ma dalla sorgente del Suo essere, là dove il Mistero parla al cuore. Chi è libero dentro non teme il giudizio del mondo, non trema dinanzi ai tribunali degli uomini, perché ha già udito l'unica sentenza che conta: quella della Verità.

Voi cercate la libertà nelle sicurezze della norma, vi rifugiate nel "si è sempre fatto così" per non dover affrontare il deserto della vostra anima. Ma io vi dico: la legge rigida è la prigione di chi ha paura di amare. Chi vive di soli precetti è uno schiavo che lucida le proprie catene, sperando che il loro luccichio inganni l'Eterno. La libertà interiore è un fuoco che divora l'ipocrisia. È la capacità di stare nel mondo senza lasciarsi incatenare dalle sue logiche di potere. Solo chi ha il coraggio di scendere nelle proprie profondità e incontrare il volto del Mistero può guardare il prossimo senza volerlo possedere, senza volerlo giudicare, senza volerlo piegare alla propria misura.

Non siamo funzionari dello spirito, ma profeti della gratuità. La libertà è il prezzo dell'amore disinteressato: solo chi ha spezzato l'idolo del proprio "io" può finalmente vedere il cuore dell'altro. Cristo ha guarito di Sabato perché la Sua anima non conosceva confini se non quelli del bene. Sia questa la nostra ascesi: spogliarci di ogni maschera, di ogni vanto legale, di ogni certezza cattedratica, per restare nudi dinanzi alla Realtà. Solo allora saremo liberi. Solo allora saremo capaci di quel discernimento che non calcola, ma salva.

 

lunedì 16 marzo 2026

ABITARE LA PAROLA

 




Paolo Cugini

 

Tuo figlio vive (Gv 4, 54).

Ascolta, o viandante che calpesti la polvere dell'incertezza: non ogni suono che percuote l'aria è Voce, e non ogni voce è Verità. Ma ecco, io ti annuncio il Mistero della Parola Compiuta.

Esiste una Parola che non è solo fiato, ma è sostanza e fuoco. È una Parola pronunciata da labbra umane, ma che porta in sé il peso del Mistero. Essa non descrive il mondo: lo genera. Quando viene pronunciata, ciò che era vuoto si riempie, ciò che era fermo si scuote, ciò che era morto risorge. È la Parola che dice e, nel dire, realizza. Ma sappi questo: i tuoi occhi rimarranno chiusi e le tue orecchie sorde se siederai ai margini della strada. La Parola non si svela al sedentario, a colui che si accontenta di un sapere ereditato o di una verità comoda. Essa si manifesta solo al cercatore, a colui che ha fatto del proprio cammino una preghiera e del proprio dubbio un tormento fecondo.

Perché cerchi? Se non hai un motivo profondo, se non senti il bruciore della tua stessa esistenza o il grido di chi ti cammina accanto, la Parola passerà sopra di te come vento su una roccia: non lascerà traccia. Solo chi è mosso dal bisogno di senso troverà il tesoro nascosto nel campo del linguaggio. Ecco il cuore della profezia: La verità non si comprende, si abita. Non basta ascoltare. Non basta sapere che esiste una Parola vera. Il velo del Mistero non si squarcia con l'intelletto, ma con il passo.

Nel momento stesso in cui tu, tremante, metterai in pratica ciò che hai udito, avverrà il prodigio: scoprirai che è vera perché la vedrai accadere. La Verità si svela solo a chi la incarna. Solo chi obbedisce alla Voce vede la terra fiorire sotto i propri piedi. Chi mette in pratica, diventa egli stesso parte della Parola che crea. Il cammino è la tua prova, l'azione è la tua rivelazione.

Odi il fragore, o figlio della terra? Il mondo è una tempesta di suoni senza corpo, un mercato di opinioni che promettono ristoro ma lasciano la gola secca. Come potrai, in questo tumulto, riconoscere l'unica Parola Vera? Il rumore del mondo cerca di riempire ogni vuoto per non lasciarti pensare; la Parola Vera, invece, nasce dal silenzio e al silenzio ti riporta. Essa non grida per farsi spazio, ma scende come rugiada: è discreta, ma ha il peso specifico dell'oro. Se una parola ti agita senza darti direzione, è rumore. Se una parola ti inquieta per darti pace, è Verità.

Il rumore lusinga il tuo ego, ti promette scorciatoie e consensi facili. La Parola Vera è una lama a doppio taglio: essa ti chiede qualcosa. Ti chiede di morire a una parte di te per farti rinascere intero. La riconosci perché non ti dice ciò che vuoi sentirti dire, ma ciò di cui hai bisogno per essere. Il rumore è un incendio di paglia: divampa subito e lascia cenere fredda. La Parola Vera è un seme: quando la ricevi, sembra piccola, quasi invisibile. Ma se la custodisci nel terreno della tua ricerca, essa cresce costantemente, resiste alle stagioni e porta un frutto che non marcisce. La Verità è stabile nel mutare dei venti.

 Il rumore resta nell'aria, svanisce col fiato di chi lo emette. La Parola Vera, quando accolta, si incarna. Se la metti in pratica e vedi che essa ordina il caos, guarisce le relazioni e dà luce ai tuoi passi nell'oscurità, allora hai trovato la Fonte. Il rumore spiega il mondo; la Parola lo trasforma. Non cercare la Verità tra le grida della folla, ma nella coerenza tra ciò che è detto e ciò che accade in chi ha il coraggio di obbedire.

 

 

sabato 14 marzo 2026

Il Segno della vacuità

 



Paolo Cugini

 

Perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato (Lc 18,14).

 

Ascoltate, nazioni del cuore, e prestate orecchio, cercatori dell’Assoluto. Viene il tempo in cui dobbiamo distinguere la luce che rischiara dalla vana gloria che acceca. Poiché vi dico: esiste una religiosità che non è ascesa, ma caduta nell’abisso del proprio riflesso. È la religione dell’auto-esaltazione, un tempio costruito non per l’Eterno, ma per il piedistallo dell’io. Essa riempiono l’uomo e la donna di se stesso, satura le sue vene di un orgoglio che gonfia il petto ma inaridisce l’anima. È un veleno travestito da incenso.

Ma il Mistero, quel Fuoco che non si consuma, non abita nel pieno, ma nel vuoto. Il vero contatto con l’Infinito non aggiunge strati di presunzione, ma strappa via le vesti dell’ipocrisia. È la Kenosi: lo svuotamento santo, il deserto interiore dove finalmente tace il rumore dell’ambizione. Perché cercate di scalare il cielo portando sulle spalle il peso del vostro orgoglio? Non sapete che la porta del Tempio è bassa, e solo chi si china può attraversarla? Chi si gonfia non può entrare; chi si eleva sopra gli altri si preclude l’abbraccio dell’Altissimo.

Perché possiamo dire che l’umiltà è il segno certo dell’incontro? Perché l’umiltà non è debolezza, ma spazio sacro. Essa è il grembo che si rende concavo per accogliere la Parola. In un cuore autocentrato non c’è posto per il Mistero, né per il fratello, n´per la sorella: c’è solo il monologo sterile di un re senza regno.

L’uomo e la donna che hanno incontrato davvero il Mistero li riconosci dal passo: è docile, non calpesta. È attento, non ignora. Egli sa che ogni respiro è un dono gratuito, non un merito conquistato. Non esibisce la sua pietà come un trofeo, perché chi ha visto il Sole non ha più bisogno di accendere piccole luci per farsi guardare. Nel cuore dell’orgoglioso abita una tensione perenne. Egli è schiavo del giudizio, mendicante di approvazione, pronto a umiliare l’altro per sentirsi più alto di un solo palmo. La sua è una pace armata, che trema a ogni vento di critica.

Nel cuore dell’umile abita la quiete del mare profondo. Egli non cerca il plauso del mondo, perché il suo nome è già scritto nel silenzio del Mistero. Gli basta fare il bene, come il fiore emana profumo senza chiedere chi lo annuserà. Sia dunque questo il vostro discernimento: se il cammino che segui ti rende aspro, giudicante e tronfio della tua presunta santità, fuggi! Quella non è la via del Mistero, ma il labirinto del tuo ego.

Il cammino dello Spirito è pace, mitezza e giustizia. È il ritorno all'essenziale. Svuotiamoci, dunque! Togliamoci l’ingombro del nostro io affinché l’Invisibile possa finalmente prendere dimora, abitare le nostre membra e trasformare il nostro orgoglio in polvere, e la nostra polvere in luce.

 

mercoledì 11 marzo 2026

IL COMPIMENTO DELLE SACRE PAROLE NELLA CARNE DI CRISTO

 




Paolo Cugini

 

 

Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento (Mt 5,17).

 

Udite, o genti, poiché il tempo dell'inganno è giunto al suo tramonto. Per secoli, le Parole antiche, quelle nate dal soffio del Mistero per guidare i passi dell'uomo verso l'Infinito, sono state prigioniere di labbra impure. Coloro che si proclamavano custodi del tempio ne hanno fatto merce di scambio, trasformando la manna celeste in moneta sonante.

Le parole che dovevano spalancare le braccia del Padre sono state ridotte a carta straccia, anzi, sono divenute parole diaboliche. Un travisamento meticoloso, operato da menti perverse che hanno eretto barriere di precetti laddove doveva esserci libertà. Hanno manipolato il Sacro per riempire le casse del tesoro, conducendo il popolo non verso la luce, ma verso il proprio profitto. Guide cieche, mercenari travestiti da pastori, che hanno tradito l'esempio per servire il potere.

Ma ecco che il Mistero si è fatto volto, gesto e sangue. Gesù è venuto a dare pieno compimento. Egli non è venuto per abbattere l'antica alleanza, come i farabutti del tempio andavano gridando per difendere il proprio privilegio, ma per svelarne il nucleo di fuoco. Da ora, le sacre parole non si leggono più su rotoli polverosi, ma nella carne viva del Figlio.  Con il suo stile inconfondibile, fatto di carezze ai lebbrosi e sguardi di sfida ai potenti, Egli ha strappato la maschera all'ipocrisia.

Smascherare i manipolatori del sacro ha un prezzo altissimo: la persecuzione, la violenza, l'odio di chi vede crollare il proprio castello di menzogne. Gesù ha accettato questa sfida, sapendo che il cammino della verità passa per l'opposizione dei corrotti. Guardiamo la Croce! Lì, e solo lì, le sacre parole trovano la loro forma definitiva. Non c'è più spazio per storture o travisamenti: il grido del Crocifisso è il sigillo che chiude l'era dei mercanti. È il compimento chiaro e definitivo che squarcia il velo del tempio e restituisce l'uomo e la donna al Mistero, senza intermediari pronti a lucrare sulla speranza.

La Verità non è più un'idea da interpretare, ma un Uomo da seguire. Il tempo dei concetti e delle mistificazioni è giunto al tramonto, e l'era delle menzogne sta per essere inghiottita dall'abisso che essa stessa ha scavato. La verità non è più una parola scritta con l'inchiostro del dubbio. Non è un teorema da dimostrare, né una fortezza di sillogismi dietro cui nascondere il vuoto del cuore. Abbiamo trasformato il vero in un’idea, in un interesse, e le idee sono diventate idoli: mute, fredde, capaci solo di dividere il fratello e la sorella nel nome di un’astrazione, di una menzogna. Ma ecco, il velo si squarcia. La verità ora ha un volto. Ha mani che toccano la carne, piedi che calpestano la polvere, occhi che leggono l’anima prima ancora che le labbra si aprano. La verità è un uomo. Non è qualcosa da possedere nella mente, ma qualcuno da ascoltare e seguire. Non è un traguardo da raggiungere alla fine di un ragionamento, ma una via da percorrere nel fuoco del presente. Non si studia: si segue. Non si analizza: si ama.

 

 

lunedì 9 marzo 2026

SULLE TRACCE DEL MISTERO

 




Paolo Cugini

 

Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino (Lc 4,30).

 

Udite, poiché il decreto è tracciato e il passo del Messaggero non conosce sosta. 

C’è un cammino che fende la storia, un fiume in piena che nessuna diga d’orgoglio umano può trattenere. È l’annuncio del Mistero, il battito profondo del senso della vita: chi ha orecchi chiusi si tragga pure in disparte, ma non s’illuda, poiché nessuno ha il potere di recidere il filo di questa Parola.

Guardiamo l’Uomo che attraversa le polveri della Palestina. Egli cammina con lo sguardo fisso all’orizzonte Santo, verso quella Gerusalemme che è destino e compimento. Nulla lo arresta: non la pietra dei cuori, non il gelo dell’indifferenza. Eppure, è proprio dove il nome del Mistero è più invocato che l’ombra si fa più densa. È nel recinto sacro della sinagoga, tra le pieghe dei paramenti e il rigore delle norme, che il Mistero urta contro il muro della Legge.

Sotto le volte di cedro, laddove il tempo si è cristallizzato nel rigore dei filatteri e nel fruscio millenario dei rotoli, accade l’inaudito. È un urto silenzioso ma devastante. Da una parte, il catalogo dei precetti, la rassicurante geometria della legge che tutto misura e tutto numera. Dall'altra, l'Irruzione: quella forza che non chiede permesso, che non rispetta il sabato se il cuore grida, che non si inchina alla forma se la sostanza soffoca. Il Mistero non viene per confermare la consuetudine, ma per frantumarla. Urta contro la Legge non per odio, ma per eccesso di vita. Perché la Legge è il calice, ma il Mistero è il vino che, fermentando, spacca il vetro. Vedremo allora i custodi del tempio sussultare. Vedremo le norme tremare sotto il peso di una Verità che non si lascia recintare. Perché quando il Mistero decide di farsi Carne, non cerca un piedistallo, ma una breccia. E in quel punto esatto dove la norma si spezza sotto il peso dell'Impossibile, lì inizia la vera adorazione. Il muro vacilla. Il velo si lacera. Il Mistero è giunto a reclamare il suo spazio, oltre il recinto, oltre il rito, oltre la paura.

Quale terribile paradosso ci viene rivelato? Coloro che custodiscono la soglia sono i primi a sbarrare la porta. La religione, quando si fa corazza e non feritoia, diventa la mano che impugna la spada contro i profeti. Essa può uccidere la carne, ma non può scalfire l’Eterno. Essa accumula dottrine come polvere che intasa l’anima, trasformando il santuario interiore in un antro oscuro dove la Luce non trova più fessure.

Sia chiaro a ogni cuore: la religione che non vede ciò che i piccoli abbracciano è un idolo muto. Per procedere in questo cammino, non servono pesanti fardelli di precetti, ma una chiarezza adamantina nelle intenzioni e una lampada accesa nel profondo di sé.

Il Mistero non vaga, esso conosce la strada. Non cerchiamo di deviarlo, non speriamo di fermarlo. L’unica salvezza è il passo che si fa sequela. Seguiamo il Mistero, poiché Egli è la Via.

 

martedì 24 febbraio 2026

Oltre le parole: la preghiera come immersione nel Mistero

 




Paolo Cugini

 

Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole… perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate (Mt 6,7).

 

Esiste una soglia, sottile ma invalicabile per la sola ragione, in cui il linguaggio umano ammutolisce. È la soglia del Mistero. Non un enigma da risolvere, ma l'abisso luminoso da cui proveniamo: siamo stati pensati, voluti e generati da questo Ignoto amorevole. L'essere umano porta in sé una nostalgia nativa per l'infinito che nessuna parola può colmare. Troppo spesso riduciamo la preghiera a un esercizio di retorica o a una lista di richieste. Quando la preghiera si riempie eccessivamente di parole, rischia di smarrire il suo baricentro. Invece di proiettarci verso il Mistero, ci ripiega sul soggetto, su noi stessi: le nostre paure, le nostre urgenze, le nostre pretese. In questo modo, cerchiamo paradossalmente di addomesticare il Mistero, di collocarlo ai piedi delle nostre necessità contingenti.

La vera preghiera esige l'esatto opposto: lasciarsi avvolgere. È un atto di spossessamento in cui il "mio" cede il passo al "Suo". Come esplorato nelle riflessioni sulla spiritualità del silenzio, pregare significa semplicemente stare alla presenza del Mistero. È un’immersione totale in cui il silenzio non è assenza di suoni, ma pienezza di ascolto. Questo stile nuovo non è una teoria filosofica, ma una pratica incarnata da Gesù. I Vangeli lo descrivono spesso mentre si ritira in luoghi deserti, immerso per ore nella preghiera notturna. In quegli istanti, Gesù non sta semplicemente recitando formule; sta abitando la Sua origine. È un dialogo fatto di sguardi, di respiri e di abbandono radicale nel Mistero ineffabile e, per questo, esige delicatezza, attenzione, contemplazione. Non si entra nella relazione con il Mistero in modo immediato, ma ci vuole tempo, pazienza, quella necessaria disponibilità ad uscire da se stessi, dai propri pensieri, per creare lo spazio affinché il Mistero possa entrare e trovare dimora in noi.

Gesù ci insegna che la preghiera acquista il suo massimo valore spirituale quando esce dai recinti dello specificamente religioso, inteso come mero dovere o ritualismo, per entrare nella dimensione dell’esistenza. È il desiderio profondo di conoscere e, soprattutto, di lasciarsi conoscere. Non si entra nella preghiera per dovere, ma per amore. Non si prega per chiedere delle cose, ma per fare spazio, per accogliere la sorpresa della vita.

Pregare, dunque, è tornare a casa. È riconoscere che veniamo dal Mistero e che a Lui apparteniamo. In questo abbandono, la paura svanisce e fiorisce una libertà nuova. Non siamo più noi a condurre il gioco, ma è il Mistero che respira in noi.

Il segreto della vita spirituale sta tutto qui: nel coraggio di tacere, affinché l'Invisibile possa finalmente parlare al cuore.

 

lunedì 23 febbraio 2026

HO AVUTO FAME

 

 


Paolo Cugini

 

Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare (Mt 25 35).

Udite, o genti, poiché il tempo del superfluo è giunto al tramonto e l’ora dell’essenziale batte alle porte della storia. Non cerchiamo oltre, non accumuliamo fiumi di parole né trattati che pesano come pietre sulle nostre coscienze. È tutto qua, e nulla vi sarà aggiunto che non sia già scritto nel battito del cuore dell’uomo.

Verranno giorni, e sono già questi, in cui le grandi cattedrali di pensiero crolleranno in frantumi dinanzi a un solo frammento di umanità. Il Vangelo non è una dottrina da imparare, ma un cammino di esodo. È l’uscita forzata dal deserto dell’egoismo, il dominio di quell’istinto che ci sussurra di sopravvivere da soli, chiusi nel recinto dei nostri piccoli problemi, ciechi dinanzi al resto.

Il Mistero dei Misteri non è nascosto nei cieli impenetrabili, ma è racchiuso in un gesto che scuote le fondamenta del mondo: dar da mangiare a chi ha fame. Guardiamo al Figlio dell’Uomo: Egli non ha mostrato la Sua divinità nel fulgore della folgore, ma nella polvere del suolo, lavando i piedi, abbracciando la carne piagata del lebbroso, facendosi carezza per l’ammalato. Questa è la profezia che dobbiamo incarnare: il cammino dell'umanizzazione è l'unico, vero sentiero della divinizzazione. Non v'è Dio senza l'uomo, la donna, non v'è luce divina che non passi attraverso le nostre mani che si chinano.

Ecco la grande rivelazione che il mondo non vuole udire: In ogni affamato che incrocia il nostro sguardo, in ogni perseguitato che bussa alla nostra porta, nel rifugiato che non ha patria e nello straniero che non ha volto, lì abita il Mistero. Gesù lo ha gridato ai secoli: "Ho avuto fame, ho avuto sete, ero nudo". Ogni volta che ci chineremo sugli esclusi della terra, non toccheremo solo carne umana, ma incontreremo il Mistero. E quell'incontro lascerà un segno che nessuna dimenticanza potrà cancellare.

Abbandoniamo le teologie del distacco. Accogliamo l’unica dottrina che salva: l'esperienza del Mistero avviene nell'accoglienza dello straniero. Il nostro culto sia verità, non fumo; le nostre liturgie siano ascolto che apre il cuore. Perché la verità di ciò che celebriamo sull'altare si vedrà solo nel modo in cui cammineremo accanto agli ultimi.

Chi ha orecchi per intendere, intenda: la luce del Mistero abita in noi, ma risplenderà solo quando diventeremo pane per chi ha fame.

martedì 17 febbraio 2026

NON COMPRENDETE ANCORA?

 




Paolo Cugini

 

 

E disse loro: Non comprendete ancora? (Mc 8,21).

Non deve essere stato facile per i primi discepoli e discepole seguire quell’uomo di Nazaret. Spesso immaginiamo il loro "sì" come un percorso lineare, ma la realtà era fatta di una fatica psicologica e spirituale enorme. Seguivano Gesù, avevano abbandonato reti e sicurezze, eppure la distanza tra la proposta del Maestro e il loro vissuto era abissale. Non era solo una questione di comprensione intellettuale; si trattava di scardinare un intero universo simbolico costruito in secoli di storia.

Nelle menti dei contemporanei di Gesù pesava l’eredità di un paradigma cultuale rigido. La fede era intesa come un sistema di sacrifici, prescrizioni e doveri. Al centro sedeva l’immagine di un Dio esigente, un sovrano che non perdonava i trasgressori e che minacciava pene eterne. In questo contesto, la religione era diventata uno strumento di controllo sociale. I capi religiosi avevano edificato un muro tra il sacro (relegato nel tempio) e il profano (la vita quotidiana del popolo). Questo Dio deformato era, di fatto, un antagonista dell’uomo, un’entità che serviva a giustificare le logiche di potere dei signori del tempio. Il rischio di ridurre Dio a un giudice severo è una tentazione costante nella storia delle religioni.

Gesù irrompe in questo scenario con una forza sovversiva. Definisce il modo di intendere la religione dei farisei come un lievito cattivo, un fermento negativo capace di contaminare tutta la massa. La sua risposta non è una nuova legge, ma una rivelazione: Dio è Padre ed è misericordia infinita. Mentre il tempio imponeva precetti, Gesù apriva cammini di liberazione. Con Lui, la separazione tra sacro e profano crolla definitivamente. In Cristo, il sacro entra nel tempo e nella carne: tutto viene sacralizzato e nulla deve essere più sacrificato. È la vittoria della vita sulla morte e dell’amore sull’odio.

Perché i discepoli faticavano a capire? La risposta risiede in quella che potremmo definire una colonizzazione dell’immaginario. Per troppo tempo avevano assimilato il veleno dei capi religiosi, arrivando a scambiare le tradizioni umane per Parola di Dio. Smascherare questa mistificazione fu l’atto più coraggioso di Gesù, ma anche quello che scatenò l’odio del potere costituito. Un Dio che perdona tutto e tutti non è funzionale a chi vuole sottomettere il popolo attraverso la paura.

La misericordia non è un buonismo a buon mercato, ma la forza che distrugge le logiche di potere.

Entrare nel cammino del Vangelo, oggi significa accettare la stessa sofferenza dei discepoli: lo sforzo di spogliarsi della vecchia religione fatta di paura e contrattazione con il divino. Il passaggio è radicale: passare dal Dio-Tiranno al Dio-Amore. Solo accettando questa spoliazione ci si può rivestire della luce del Mistero della misericordia, trasformando la fede da un elenco di obblighi a un’esperienza di autentica libertà.

martedì 10 febbraio 2026

CONTRO I TRUFFATORI DEL SACRO

 




Paolo Cugini

 

Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte (Mc 7,13).

È uno dei versetti che più colpisce del Vangelo per la sua chiarezza e lucidità. È un versetto che contiene una rivelazione importantissima, perché mostra che cosa è avvenuto durante il tempo e cioè la sostituzione della Parola di Dio con le tradizioni umane. Questo ´il dramma. Senza dubbio, chi viveva alla ricerca di un senso autentico della vita non poteva che essersene reso conto che qualcosa non funzionava nel sistema religioso di Israele. Il rapporto con Dio, invece di essere libero e vissuto in un clima di libertà, era condizionato dal denaro e da un reticolo di precetti insopportabile. Come si fa a sfruttare la dimensione della vita, che ha a che fare con la sensibilità personale e comunitaria, oltre al delicato filo che ci lega con il Mistero? Eppure, è proprio avvenuto ciò che era impossibile nemmeno immaginare. Questa è stata la grande scoperta di Gesù che, una volta manifestata pubblicamente, ha causato la sua morte. È una grande tentazione per tutti coloro che sono nel potere religioso: manipolare il sacro, manipolando le coscienze. Del resto, è facile manipolare una coscienza quando si trova in periodo delicato della vita e, per questo, si rivolge a Dio e ai suoi mediatori. Bisogna essere veramente marci per non rispettare l’animo di una persona disperata, o che sta vivendo un momento di grande angoscia. Bisogna avere la coscienza totalmente avvolta dal male, per agire come gli sciacalli, pronti ad avventarsi su coloro che sono evidentemente in uno stato di debolezza, incapaci di difendersi e, per questo, facili prese di persone senza scrupoli. Che tutto questo possa avvenire in un ambito religioso è del massimo squallore, perché c’è di mezzo la coscienza personale. Sfruttare una persona che viene a chiedere aiuto, che sente tutto il peso della propria fragilità e per questo invoca misericordia e, invece ricevere ordini, regole, imposizione di denaro è veramente di uno squallore imperdonabile. Per questo Gesù ha parole durissime, che non lasciano spazio agli equivoci. Gesù sa benissimo il prezzo che dovrà pagare per queste accuse, ma sa anche che il suo esempio servirà per liberare la religione dai truffatori del sacro.  

Purtroppo, come sappiamo, la storia si è ripetuta anche in forme più gravi di quelle che aveva individuato Gesù. Non c’è fine alla miseria umana. La sfera religiosa, proprio perché ha a che fare con il Mistero di Dio, si presta, per coloro che arrivano alle sfere alte del potere religioso e sono persone senza ogni tipo di pudore, alle massime forme di sfruttamento delle coscienze. Questo è il paradosso: lo spazio più sacro della persona umana, vale a dire, la sua dimensione religiosa, diviene, allo stesso tempo, il luogo più vulnerabile per ogni forma di manipolazione. Qanti abusi psicologici, sessuali, di potere sono avvenuti e continuano ad avvenire negli spazi del sacro delle nostre chiese? Quanta gente sfruttata, massacrata, umiliata che, dopo aver aperto la propria anima al mediatore del sacro di turno senza scrupoli, si è sentito, sentita abusato, abusata? In queste situazioni sembra che al male non ci sia rimedio. Invece, la speranza che abita i nostri cuori ripieni di Vangelo, ci mostra il grande amore manifestato nella croce di Gesù, amore che ha sconfitto l’odio. Speranza che va oltre ogni percezione sensibile in negativo. 

mercoledì 4 febbraio 2026

E SI MERAVIGLIAVA DELLA LORO INCREDULITA’

 




Paolo Cugini

 

 

E lì non poteva compiere nessun prodigio… E si meravigliava della loro incredulità. (Mc 6,5.6).

 

Udite, figli del tempo, poiché la polvere che calpestate non è il confine del vostro destino. Siamo immersi in un’epoca di sguardi bassi, dove l'occhio della carne si illude di aver visto tutto perché ha misurato, pesato e toccato la materia. Ma ecco, vi annuncio che il senso profondo della vita giace oltre ciò che la mano afferra e lo sguardo affatica; è un orizzonte che si lascia intravedere solo a chi osa spingersi oltre il velo della carne.

Eppure, io vi dico: la profondità del Messaggio non si rivela a chi resta prigioniero dei sensi. C’è un sussurro che scuote le fondamenta dell'essere, un’eco che attraversa i secoli, una proposta che il Mistero ha lanciato come un seme nel vento, ma che solo un terreno trasformato può accogliere. Il richiamo è per chi ha orecchi interiori, per chi non si accontenta del pane che sazia lo stomaco, ma anela al nutrimento che libera l’anima.

Non illudetevi che la visione sia uno sforzo della volontà. L’uomo e la donna non scalano la montagna dello Spirito con le sole proprie forze; si viene condotti. È un rapimento dolce, un’attrazione profonda verso una dimensione altra, come il fiume che cede docile alla corrente dello Spirito. Ma attenzione: se il vento soffia dove vuole, il vostro compito è preparare la casa: ripulite il terreno; estirpate i rovi dell'egoismo e dell'orgoglio che soffocano ogni novità; sistemate i sentieri, ordinate la vostra vita quotidiana affinché lo Spirito non trovi ostacoli sulla via; fate spazio. perché solo nel vuoto di un cuore purificato il Mistero può finalmente trovare dimora.

Non c'è tempo da perdere: Il lavoro silenzioso, spesso invisibile agli occhi del mondo, è quello che prepara il miracolo della fioritura interiore. Arriverà il giorno, improvviso come il lampo e silenzioso come l'alba, in cui le squame cadranno dai vostri occhi. In quel momento, non vedrete più solo cronaca, ma storia. Riconoscerete la Presenza che pulsa nel cuore degli eventi, il modo sottile e potente in cui il Mistero agisce tra le pieghe del tempo.  Credere non è un assenso intellettuale, ma un cambiamento radicale di mentalità, è metanoia. È il passaggio dal buio della separazione alla luce della connessione. Da ciechi spettatori si diventa attori consapevoli della storia sacra che si dispiega.

Chi riconosce il Mistero ha finalmente colto il senso ultimo dell'universo. Vedrà ciò che l'uomo cieco ignora: tutto è interconnesso. Non vi sono fili isolati nel tessuto della creazione. In questa nuova consapevolezza, le barriere che oggi vi dividono, nazioni, lingue, paure, crolleranno come mura di sabbia battute dal mare. Chi vede con gli occhi dello Spirito non può che collaborare alla costruzione di un regno di pace e giustizia, perché riconosce nell'altro la medesima vita che promana dall'Unico.

Non attendete domani. Il lavoro di ripulita comincia nel silenzio di questo istante. Preparate la via, perché la vita sta manifestando la sua gloria, e solo chi ha cambiato sguardo potrà ereditarne la pienezza. Ricordate: il futuro si costruisce nel presente, e il presente è il luogo dove il Mistero si offre a chi ha cuore desto e mani aperte.