Paolo Cugini
E
disse loro: Non comprendete ancora? (Mc 8,21).
Non
deve essere stato facile per i primi discepoli e discepole seguire quell’uomo
di Nazaret. Spesso immaginiamo il loro "sì" come un percorso lineare,
ma la realtà era fatta di una fatica psicologica e spirituale enorme. Seguivano
Gesù, avevano abbandonato reti e sicurezze, eppure la distanza tra la proposta
del Maestro e il loro vissuto era abissale. Non era solo una questione di
comprensione intellettuale; si trattava di scardinare un intero universo
simbolico costruito in secoli di storia.
Nelle
menti dei contemporanei di Gesù pesava l’eredità di un paradigma cultuale
rigido. La fede era intesa come un sistema di sacrifici, prescrizioni e
doveri. Al centro sedeva l’immagine di un Dio esigente, un sovrano che non
perdonava i trasgressori e che minacciava pene eterne. In questo contesto, la
religione era diventata uno strumento di controllo sociale. I capi religiosi
avevano edificato un muro tra il sacro (relegato nel tempio) e il profano (la
vita quotidiana del popolo). Questo Dio deformato era, di fatto, un antagonista
dell’uomo, un’entità che serviva a giustificare le logiche di potere dei signori
del tempio. Il rischio di ridurre Dio a un giudice severo è una tentazione
costante nella storia delle religioni.
Gesù
irrompe in questo scenario con una forza sovversiva. Definisce il modo di
intendere la religione dei farisei come un lievito cattivo, un fermento
negativo capace di contaminare tutta la massa. La sua risposta non è una nuova
legge, ma una rivelazione: Dio è Padre ed è misericordia infinita. Mentre
il tempio imponeva precetti, Gesù apriva cammini di liberazione. Con Lui, la
separazione tra sacro e profano crolla definitivamente. In Cristo, il sacro
entra nel tempo e nella carne: tutto viene sacralizzato e nulla deve essere più
sacrificato. È la vittoria della vita sulla morte e dell’amore sull’odio.
Perché
i discepoli faticavano a capire? La risposta risiede in quella che potremmo
definire una colonizzazione dell’immaginario. Per troppo tempo avevano
assimilato il veleno dei capi religiosi, arrivando a scambiare le tradizioni
umane per Parola di Dio. Smascherare questa mistificazione fu l’atto più
coraggioso di Gesù, ma anche quello che scatenò l’odio del potere costituito.
Un Dio che perdona tutto e tutti non è funzionale a chi vuole sottomettere il
popolo attraverso la paura.
La
misericordia non è un buonismo a buon mercato, ma la forza che distrugge le
logiche di potere.
Entrare
nel cammino del Vangelo, oggi significa accettare la stessa sofferenza dei
discepoli: lo sforzo di spogliarsi della vecchia religione fatta di
paura e contrattazione con il divino. Il passaggio è radicale: passare dal
Dio-Tiranno al Dio-Amore. Solo accettando questa spoliazione ci si può
rivestire della luce del Mistero della misericordia, trasformando la fede da un
elenco di obblighi a un’esperienza di autentica libertà.