Paolo Cugini
Non c’è nulla di nascosto che
non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto (Lc 12,2).
È
notte. La casa tace, le strade si sono svuotate e anche i pensieri, finalmente,
rallentano il passo. È in quest'ora, quando le luci si spengono e resta
soltanto il chiarore incerto della luna, che la coscienza si fa più vicina,
quasi udibile. Di giorno ci difendiamo con il rumore, con le cose da fare, con
le parole degli altri; di notte, invece, restiamo soli con ciò che siamo. Ed è
proprio qui, nel buio, che comincia il cammino verso la luce.
Uno
degli obiettivi della vita spirituale è la trasparenza. Con il tempo, nel
cammino della vita, si dovrebbe arrivare a vivere ciò che pensiamo e a pensare
ciò che viviamo, senza alcun sotterfugio, senza quella doppia stanza interiore
in cui nascondere ciò che non osiamo mostrare. Nelle nostre scelte dovrebbe
diventare visibile che siamo esattamente ciò che pensiamo, e che ciò che
pensiamo diventa azione. Come un vetro attraversato dalla luce delle stelle:
nulla trattiene, nulla deforma. Una vita trasparente non è una vita perfetta,
ma una vita in cui il dentro e il fuori finalmente coincidono. Per giungere a
un tale livello di trasparenza non bastano le buone intenzioni. Sono necessarie
molte ore, giornate, settimane dedicate alla cura della propria coscienza:
veglie silenziose in cui ci si siede accanto a se stessi, come si veglia un
amico malato, con pazienza e senza fretta. Non avere paura delle proprie
tenebre significa averle guardate in faccia, averle attraversate sforzandosi di
coglierne il punto di origine, la sorgente nascosta, per purificarla in modo
definitivo. Il buio non si vince fuggendolo, ma entrandovi con una piccola
lampada accesa: quella dell'onestà con se stessi.
È
un lavoro costante, che chiede tempo e verità. Perché, in realtà, rimane sempre
qualcosa di nascosto dentro di noi, qualcosa di oscuro, di sordido, di
negativo, che ogni tanto riaffiora come una nebbia notturna, gettando ombre sul
nostro presente e tristezza sulle nostre scelte. Queste ombre si presentano
spesso come illusioni mai curate. Restano in attesa, quiete, finché la vita non
si fa dura. Allora riemergono, e cercano la loro soddisfazione proprio nelle
ore in cui la fatica pesa di più e il desiderio di fuga diventa sempre più
forte. Sono le voci che sussurrano nelle notti insonni: altrove sarebbe
meglio, altrimenti saresti felice.
È
proprio in questi momenti che diventa necessario stare fermi, in silenzio. Non
permettere alle illusioni di dettare le nostre scelte, ma lasciarle passare,
come nuvole che attraversano il cielo notturno senza poterlo possedere. Bisogna
attendere che la realtà riemerga con la sua verità: una verità fatta di ciò che
siamo e delle nostre scelte concrete. La notte non dura per sempre; chi sa
restare immobile nel buio, senza agitarsi, vede a poco a poco i contorni delle
cose tornare nitidi. Amare se stessi significa accettare ciò che siamo
diventati attraverso le scelte compiute, e amarle fino in fondo, senza guardare
né a destra né a sinistra, senza desiderare ciò che quelle stesse scelte hanno
tolto dal nostro orizzonte. Ogni scelta è anche una rinuncia, e ogni rinuncia
lascia un vuoto. Ma è un vuoto abitato di senso: è lo spazio in cui la nostra
vita ha preso forma. Rimpiangere le strade non percorse significa lasciare che
la nostalgia diventi un'altra, più sottile, forma di fuga.
Quando
questo lavoro interiore non avviene, le tenebre prendono il sopravvento e le
illusioni si ritagliano il loro spazio: uno spazio che distrugge la realtà
costruita con fatica, giorno dopo giorno. E quando le illusioni si sono
consumate, come candele che lasciano soltanto fumo e cera fredda, si cerca in
ogni modo di nascondere il disastro compiuto. Ma anche questa è una grande
illusione, perché ciò che si è fatto rimane. Il buio può coprire per un po', ma
non cancella. Liberare il nostro orizzonte esistenziale dalle tenebre è il
nostro compito fondamentale. Non si tratta di una conquista fatta una volta per
tutte, ma di una veglia fedele, notte dopo notte, finché l'alba non trova in
noi un luogo trasparente in cui posarsi.
Perché
questa è la realtà definitiva, quella che resta quando le illusioni svaniscono
e il silenzio della notte cede il passo alla luce del mattino: noi siamo le
nostre scelte.





