Paolo Cugini
Guai a voi, dottori della Legge,
che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a
quelli che volevano entrare voi l'avete impedito (Lc 11,52).
È
notte. Il rumore del giorno si è spento, le strade si sono svuotate e restano
soltanto le domande, quelle che alla luce del sole riusciamo a tenere a bada.
Nel buio le cose si vedono in un altro modo: si spogliano delle loro maschere,
e ciò che di giorno sembrava solido rivela le sue crepe. È in queste ore che
vorrei fermarmi a pensare a un cammino di conoscenza che non illumina, ma
oscura; che non libera, ma imprigiona.
C'è
un cammino di conoscenza che è negativo. Non lo si riconosce subito, perché si
veste di parole alte, di libri, di titoli, di autorità. Ma nel silenzio della
notte la sua vera natura emerge: è quella conoscenza che, invece di mettersi al
servizio della Sapienza, si trasforma in bisogno di possesso. Non cerca più la
verità per lasciarsene trasformare; la cerca per afferrarla, rinchiuderla,
amministrarla. La sapienza che nasce da questo cammino è, in realtà, una grande
frode: un inganno colossale, tutto proteso a conquistare il potere e a
conservarlo. Manipola la conoscenza autentica, la piega ai propri interessi, la
riduce a strumento. E così, lentamente, come una nebbia che sale dai fossi
nelle notti d'autunno, allontana le persone dalla verità. Quando la conoscenza
diventa fine a se stessa, si genera un circolo vizioso: invece di aprire
confini, li chiude; invece di spalancare finestre sul mistero, alza muri e
sbarra le porte.
Quando
queste persone si siedono sulle poltrone del potere, a soffrire è la gente
semplice. Quella gente che, per natura, si fida di chi sta in alto; che crede
alle parole di chi comanda fino al punto di fare ciò che viene deciso per lei.
È a questo livello che si consuma il dramma, in silenzio, come accadono certe
cose nelle ore più buie: senza testimoni, senza clamore, ma lasciando ferite
profonde. Il dramma diventa ancora più grave quando si tratta di conoscenza
religiosa. Quando coloro che guidano la religione elaborano una conoscenza, e
con essa delle leggi fatte su misura per mantenere il proprio potere, ciò che
offrono non è più una via verso il Mistero, ma un cammino perverso che dal
Mistero allontana. E il popolo si perde, come un viandante che nella notte
segue una lanterna credendola una stella, e si ritrova sempre più lontano da
casa.
La
religione è un tema delicato, perché tocca le corde più profonde della
coscienza umana, quella parte di noi che resta sveglia anche quando tutto
dorme, sensibile a ciò che va oltre la realtà materiale. Sono le persone
semplici a percepire la presenza misteriosa di un Mistero che viene loro
incontro, soprattutto nelle situazioni disperate della vita. Sono loro che si
affidano a quel Mistero quando tutto, intorno, si tinge dei colori delle
tenebre: nelle veglie accanto a un malato, nelle attese senza risposta, nelle
notti in cui il pane non basta e il futuro sembra un sentiero senza luna.
Il
dramma accade quando coloro che si presentano come mediatori della conoscenza
del Mistero, invece di aiutare queste persone a penetrarne i sentieri, le
allontanano. Invece di accendere una luce, aggiungono buio al buio.
Appesantiscono le loro vite con precetti che non fanno altro che alimentare il
senso di colpa, come pietre caricate su spalle già curve. E chi cercava
consolazione trova soltanto un giudizio; chi cercava un volto trova soltanto
una legge.
In
questa prospettiva il Vangelo si presenta come un cammino che conduce alla
conoscenza del Mistero: un Mistero che non si manifesta come minaccia, ma come
amore, giustizia e misericordia. Non è un sapere da custodire gelosamente, ma
una lampada da posare sul tavolo perché faccia luce a tutti quelli che sono in
casa. L'accesso personale al Mistero rende vana qualsiasi forma di mediazione
che pretenda di controllarlo: nessuno può più stare sulla soglia a decidere chi
entra e chi resta fuori. Una delle opere più grandi di Gesù è stata proprio
quella di smantellare la religione degli uomini e la loro falsa sapienza. Lo ha
fatto sedendo a tavola con gli esclusi, toccando chi era dichiarato impuro,
perdonando senza chiedere il permesso alle autorità del tempio. Ha parlato ai
pescatori e alle donne, ai malati e ai peccatori, a coloro che la sapienza dei
potenti aveva lasciato fuori dalla porta. E a quella gente semplice ha rivelato
ciò che era rimasto nascosto ai sapienti e agli intelligenti.
Per
questo è possibile considerare il Vangelo come il cammino della libertà: un
sentiero che ogni uomo e ogni donna può percorrere, senza dover chiedere il
permesso a nessun guardiano del sapere. È un cammino che non schiaccia sotto il
peso della colpa, ma rialza; che non chiude confini, ma li apre; che non
trattiene la luce, ma la diffonde. La notte, prima o poi, finisce. E chi ha
avuto il coraggio di attraversarla senza affidarsi alle false lanterne del
potere scopre che il Mistero non era lontano: camminava accanto, in silenzio,
come un amico che aspetta l'alba insieme a noi.




