martedì 27 settembre 2016

SIAMO SERVI INUTILI



Paolo Cugini

Chi avesse un’idea troppo alta di sé, il Vangelo di oggi lo sistema per bene. Il Signore ci ricorda che siamo dei servi inutili, nel senso che quello che abbiamo fatto o facciamo, lo potrebbe fare un altro. Nessuno è insostituibile anche perché, come diceva quel tale, i cimiteri sono pieni di gente indispensabile. Questo discorso ci vuole invitare a considerare il valore della nostra esistenza non per le cose che facciamo o produciamo, ma per la nostra relazione con il Padre. Se siamo e valiamo qualcosa è perché siamo figli e figlie di Dio e, di conseguenza, siamo amati dal Padre.
 Se la nostra esistenza si fonda su questa relazione vitale, allora vivremo sereni e felici. Se invece, il rapporto con il Signore ci sembra poca cosa, vivremo nello stress di dover riempire la nostra vita di cose, persone, impegni. È il rapporto con il Signore che ci conduce a scoprire che il tesoro della nostra vita, lo spazio della nostra salvezza sta nel nostro vissuto quotidiano, con le persone che il Signore ci pone accanto. 
Viviamo, allora, il presente con riconoscenza per quello che il Signore ci dona, perché è nel presente della nostra vita che incontriamo il cammino che ci conduce a Lui. 

sabato 24 settembre 2016

GUAI AGLI SPENSIERATI DI SION




 Paolo Cugini


Nel Vangelo di oggi Gesù continua la riflessione iniziato domenica corsa sul rapporto dell’uomo con i beni materiali. La parabola racconta di due uomini, uno ricco e uno povero chiamato Lazzaro. Gesù dice che nella vita eterna le sorti s’invertono: chi ha trascorso il tempo nella terra cercando il lusso e una vita spensierata, nella vita eterna vivrà nelle pene. Al contrario, chi in questo mondo ha vissuto nelle sofferenze, vivrà di allegria nel cielo. Quando il ricco dopo la morte percepisce questa realtà che la fede ci comunica, vorrebbe mandare qualcuno sulla terra per allertare i propri figli, affinché non vivano come lui ha vissuto. La risposta di Gesù è molto significativa: “hanno Mosè e i profeti: ascoltino loro”. Ciò significa che l’unica possibilità che abbiamo per fare in modo che il nostro cuore non si attacchi alle cose vane è l’ascolto attento e assiduo della Parola di Dio. Ed è questo anche il compito della Chiesa: annunciare l’unica Parola capace di aprire il cuore degli uomini e delle donne affinché si convertano al Signore. 

mercoledì 14 settembre 2016

INTELLIGENZA E FEDE




Paolo Cugini
Il Vangelo di oggi propone due riflessioni significative legate tra loro. Nella prima Gesù ci ricorda che la religione, il rapporto con Dio non è cosa per creduloni e fatalisti, ma coinvolge tutto l’essere della persona, compreso l’intelligenza. “Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza”. Occorre usare l’intelligenza per assimilare la proposta del Signore e portarla nelle scelte della vita quotidiana e fare in modo che contagi i nostri pensieri, le nostre relazioni con i fratelli e le sorelle. Ci vuole intelligenza per fare in modo di non essere sopraffatti dal male e non essere ingannati. Lo stesso vale per la seconda parte del Vangelo dove Gesù ci consiglia di: “farvi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne”. Il denaro che accumuliamo ha un valore solamente se lo condividiamo con i poveri, perché saranno loro a giudicarci alla fine dei tempi. Gesù ci ricorda che nella vita siamo chiamati continuamente a scegliere e, se volgiamo seguire Lui, non c’è spazio per altri padroni. Pensiamo bene, allora, alle scelte che facciamo. Chiediamo lo Spirito del Signore affinché illumini la nostra intelligenza e ci conduca sempre nel cammino da Lui tracciato.

PERDERSI PER RITROVARSI




Paolo Cugini

Le tre parabole che ascoltiamo in questa domenica hanno un comune denominatore: il perdersi. Se è vero che il cammino del discepolato è entusiasmante perché ci offre un senso dell’esistenza, è altrettanto vero che, nonostante tutto, è possibile perdersi durante il cammino. Quando ciò avviene il problema è ritrovare la strada perduta. Le tre parabole offrono alcune soluzioni al problema. La prima e la seconda mostrano il caso di qualcuno che si accorge della sparizione (di una pecora, di una moneta). È un chiaro riferimento alla comunità che diventa soggetto responsabile dei fratelli e delle sorelle che ad un certo punto perdono il cammino. Andare alla loro ricerca diviene, allora, il segno di un’appartenenza e, allo stesso, tempo dice del valore dei rapporti personali che s’instaurano all’interno della comunità. C’è però anche un altro modo di tornare al Signore. È quello che ci vuole dire la terza parabola il cui protagonista, una volta smarrito, riesce a rientrare in sé stesso e trovare il cammino del ritorno a casa. Aiutiamo le persone a non sentirsi sole. Chiediamo al Signore il dono del Suo Spirito affinché sappiamo costruire comunità fatte di persone attente gli uni degli altri, comunità autentiche che riflettono nelle relazioni personali l’amore del Signore che riceviamo.