martedì 17 marzo 2026

IL GRIDO DELLA LIBERTA'

 



Paolo Cugini

 

Quel giorno però era un sabato (Gv 5,9).

 

Udite, o genti, poiché il tempo dell'ipocrisia volge al termine e la luce del Vero squarcia le tenebre delle nostre prescrizioni! Guardate il Nazareno: Egli cammina con la maestà di chi non conosce catene, con una libertà che scuote le fondamenta dei nostri templi di pietra. Il Suo sguardo non si arresta alla scorza, ma penetra come spada a doppio taglio fino al midollo dell'anima, dove il cuore trema nudo dinanzi all'Eterno.

Guai a voi, legislatori del nulla, che incatenate la misericordia al rigore del calendario! Voi dite: «È Sabato, la mano resti immobile!». Ma Io vi dico: il Sabato è stato fatto per l'uomo, non l'uomo per il Sabato. Le vostre leggi non nascono dal soffio del Mistero, ma dal fango della vostra superbia, da quel desiderio infame di dominare la vita altrui per non dover guardare la vostra stessa miseria.

Ecco, il Messia irrompe nella Storia come un uragano: Egli smaschera le nostre menzogne dorate, devasta i nostri calcoli matematici e orienta il popolo verso il sentiero del fuoco. Non basterà invocare il codice nel giorno del giudizio! Perché la Legge che non serve la Giustizia è un idolo muto, un inganno che puzza di morte. Cerchiamo il segno? Cerchiamo il criterio del Cielo? Esso è uno solo: il bene della creatura. Se la norma calpesta il povero, se la regola soffoca chi soffre, essa non viene dal Mistero, ma dall'Abisso.

Ascoltate: la Legge non è un'equazione gelida tracciata sulla sabbia. Essa è un corpo vivo che esige il discernimento del sangue e delle lacrime. È facile, fin troppo facile, giudicare dall'alto di una cattedra d'avorio, lavandosi le mani nel catino della "coscienza a posto" mentre il fratello e la sorella soccombono sotto il peso del nostro rigore. Ma il tempo dei burocrati dello spirito è finito. Sorge l'ora della sapienza incarnata, di chi scende nel fango del quotidiano, di chi tocca le piaghe e ne ascolta il grido. Ci vuole l'audacia dell'amore per spezzare le catene della norma e scegliere la vita. Solamente chi è stato reso libero dalla Verità può amare senza chiedere nulla in cambio. Solamente l'uomo libero può fissare lo sguardo nel cuore del mondo e vedervi, finalmente, il volto del Mistero.

Sia gridato dai tetti: la vera libertà non è fare ciò che si vuole, ma diventare ciò che si è nel respiro del Mistero. Guardiamo il Cristo: Egli è l'Uomo libero perché non appartiene a nessuno se non all'amore. La Sua libertà non nasce dal disprezzo della regola, ma dalla sorgente del Suo essere, là dove il Mistero parla al cuore. Chi è libero dentro non teme il giudizio del mondo, non trema dinanzi ai tribunali degli uomini, perché ha già udito l'unica sentenza che conta: quella della Verità.

Voi cercate la libertà nelle sicurezze della norma, vi rifugiate nel "si è sempre fatto così" per non dover affrontare il deserto della vostra anima. Ma io vi dico: la legge rigida è la prigione di chi ha paura di amare. Chi vive di soli precetti è uno schiavo che lucida le proprie catene, sperando che il loro luccichio inganni l'Eterno. La libertà interiore è un fuoco che divora l'ipocrisia. È la capacità di stare nel mondo senza lasciarsi incatenare dalle sue logiche di potere. Solo chi ha il coraggio di scendere nelle proprie profondità e incontrare il volto del Mistero può guardare il prossimo senza volerlo possedere, senza volerlo giudicare, senza volerlo piegare alla propria misura.

Non siamo funzionari dello spirito, ma profeti della gratuità. La libertà è il prezzo dell'amore disinteressato: solo chi ha spezzato l'idolo del proprio "io" può finalmente vedere il cuore dell'altro. Cristo ha guarito di Sabato perché la Sua anima non conosceva confini se non quelli del bene. Sia questa la nostra ascesi: spogliarci di ogni maschera, di ogni vanto legale, di ogni certezza cattedratica, per restare nudi dinanzi alla Realtà. Solo allora saremo liberi. Solo allora saremo capaci di quel discernimento che non calcola, ma salva.

 

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