lunedì 23 marzo 2026

LO SGUARDO MISERICORDIOSO

 




Paolo Cugini

 

Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: Neanch’io ti condanno (Gv 8,10-11).

 

Udite, figli del tempo presente, perché il soffio dello Spirito sta scuotendo le colonne di gesso dei vostri templi. È giunta l’ora in cui il velo si squarcia. Per troppo tempo abbiamo chiamato volontà divina ciò che non era altro che il calcolo degli uomini. Abbiamo costruito recinti di pietra e dogmi di ferro, non per indicare il Cielo, ma per imprigionare il passo dei piccoli e dei poveri. La nostra religione è stata un labirinto che conduceva sempre alla stessa stanza: quella del Tesoro. Abbiamo messo un pedaggio alla speranza, chiedendo monete in cambio di una misericordia che Dio ha già versato gratuitamente nel sangue della vita.

Il soffio della Profezia oggi non si ferma alle soglie delle nostre cattedrali, ma le attraversa per scuotere la polvere dai nostri vuoti simulacri. È tempo di smascherare l’inganno: abbiamo trasformato la casa del Padre in una dogana dello spirito, un ufficio di riscossione dove la grazia è pesata, misurata e messa in vendita. La religione degli uomini è giunta al suo tramonto.

Ma ecco, Colui che cammina tra le fiamme e il vento non porta pietre per lapidare, né codici per condannare. Gesù segna la fine della religione degli uomini. Egli non è venuto a ratificare i nostri uffici legali, ma a ribaltare i tavoli di chi lucra sulla colpa. Guardiamo come Egli si muove tra le polveri di un mondo forgiato dal patriarcato. Gli uomini sollevano sassi, stringendo tra le dita la legge come un’arma di distruzione. Citano tradizioni antiche per coprire la propria nudità morale e usano la Scrittura per soffocare la vita. Ma lo sguardo di Gesù non si lascia manipolare. Egli non vede la peccatrice definita dai vostri codici; Egli vede la Figlia.

Davanti alla donna che vorremmo lapidare con le nostre sentenze morali, Cristo non sfoglia i manuali di diritto canonico o le nostre dottrine secolari. Egli la guarda con uno sguardo che ignora l’arroganza del potere e la forza della tradizione. È uno sguardo che diserta il tribunale per abitare il cuore. Gesù non condanna, perché il Suo interesse non è la conservazione di un'istituzione, ma la restaurazione dell'Anima.

Il Suo sguardo è una lama di luce che recide le trame dell'arroganza popolare. Mentre il mondo grida vendetta, Egli scrive sulla terra il nome della libertà. Gesù non cerca il rispetto della legge formale, ma il rispetto della dignità umana. In quel contesto intriso di oppressione, Egli si erge come l’unico vero custode del sacro: non il sacro dei riti, ma il sacro della carne offesa. Perché tremano i potenti? Perché lo sguardo di Cristo è fermo e sereno. Non si agita nell’odio, non risponde alla violenza con la violenza. È questa calma divina a spaventare i custodi del patriarcato: una fermezza che mette a nudo la falsità di leggi create ad hoc per mantenere il privilegio e la sottomissione.

Cristo non giudica. Cristo accoglie. E in quell’abbraccio di sguardi, la donna non vede più la sua condanna, ma la sua vera immagine riflessa negli occhi di Dio. Non c’è più traccia di vergogna sotto quella carezza invisibile che avvolge l’anima e la restituisce a se stessa. Questo è il tempo della profezia che si compie: lo sguardo misericordioso di Gesù è l’unica forza capace di rendere il mondo vivibile. Non saranno i tribunali degli uomini a salvarci, né le tradizioni che escludono. Sarà solo la tenerezza che non scende a patti con l’ingiustizia.

 

 

Nessun commento:

Posta un commento