giovedì 9 luglio 2015

E CAMBIO' D'ASPETTO





DOMENICA  II DI QUARESIMA
(Gen 15,5-12.17-18; Sal 27; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28-36)

Paolo Cugini

1. Interpretando le letture di oggi a partire dal contesto liturgico nel quale ci troviamo, possiamo affermare che il tempo di quaresima è un momento in cui ci viene offerta la possibilità di uscire fuori ( cfr. Gen 15, 5s), di salire verso l’alto (cfr. Lc 9 28s.). Sono questi, due movimenti che indicano la stessa esigenza: per ascoltare la voce del Signore e cogliere la sua volontà, è necessario portarsi fuori, cercarlo, fare la fatica di salire verso Lui. É vero che in Gesù Dio si è rivelato, manifestato, si è dato a conoscere. Per comprendere, però, la verità di questa rivelazione, è necessario uno sforzo umano, che è la fatica del conoscere. Qualsiasi  esperienza conoscitiva è faticosa, tanto più una conoscenza di tipo spirituale, che non è immediata. La quaresima, allora, in questa prospettiva, è un faticoso cammino di uscita da se stessi, dai propri idoli, dalle proprie idee su Dio e la religione che con il tempo ci siamo fatti e che necessitano di un confronto con Gesù, Il Verbo di Dio fatto carne. La Quaresima é un tempo faticoso di salita, che richiede l’abbandono delle proprie sicurezze, di qualsiasi tipo esse siano, l’abbandono soprattutto di uno stile di vita essenzialmente materiale, basato sulle cose, nella ricerca quotidiana di una realizzazione materiale. La quaresima ci invita ad alzarci dal letto delle nostre comodità, delle nostre abitudini, per metterci alla ricerca di uno stile di vita più autentico, più umano, quello stile di vita che Gesù ha manifestato e che, per essere vero e visibile, deve essere incarnato. Il fatto che Dio conduca Abramo fuori per rivelargli il contenuto dell’alleanza e che Gesù chiami Pietro, Giacomo e Giovanni per salire la montagna e, così, manifestarsi nello splendore della sua divinità, significa che la vita di fede é un continuo cammino di uscita e di salita verso l’alto. La ricerca di Dio, la sete di Dio: mi sembra che sia questo che la liturgia di oggi voglia farci riscoprire. E allora mettiamoci in cammino, accettando la fatica del pellegrino desideroso di salire verso l’alto per scoprire che cosa c'è sopra e al di là della montagna. Senza questo desiderio è difficile realizzare un’autentica esperienza di fede.

2.Mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto e la sua veste divenne molto bianca e brillante” (Lc 9, 29).
Che cosa incontriamo sul monte? La rivelazione dell’identità di Gesù, il quale è si uomo come noi, ma è vero Dio. Questa rivelazione di sé, Gesù  non la offre per creare delle distanze ma, al contrario, per indicare la nostra vera identità di figli di Dio e, in questo modo, stabilire un’approssimazione impressionante con Lui. Per questo è necessario compiere la fatica di uscire fuori dalle nostre mentalità, e fare la fatica di salire là dove Dio desidera condurci, perché è troppo grande il mistero e noi finiremmo per non crederci. Dio, inviandoci il suo Figlio Gesù, ci vuole dire che il senso della nostra esistenza è di divinizzare la nostra natura.  Era quello che Pietro diceva in una delle sue lettere: “Ci sono state date le preziose e grandissime promesse affinché voi diventaste partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4). Anche Paolo é dello stesso parere quando, in una sua lettera, afferma: “Soffro affinché Cristo sia formato in voi” (Gal, 4,19).  Quella bontà, mansuetudine, quell'amore per i fratelli e le sorelle, quella sete di giustizia che conduceva Gesù ad affrontare  senza paura i potenti ipocriti del tempo, quel desiderio di pace che lo condusse a perdonare i suoi assassini, quella ricerca profonda di Dio Padre che manifestava nelle notti in profonda preghiera, tutto questo deve formarsi in noi. Tutto ciò che leggiamo nel Vangelo di Gesù non serve appena per una conoscenza storica, ma è la rivelazione di ciò che noi dobbiamo diventare. Per questo riceviamo il Suo Spirito nel Battesimo e ci cibiamo del Suo corpo nell'Eucaristia: per divenire come Lui. Gesù deve divenire giorno dopo giorno lo specchio della nostra anima (cfr. 2 Cor 3,18).

3. Come é possibile questo cammino di trasfigurazione della nostra umanità? In che modo Cristo, il suo stile di vita, il suo amore può plasmare la nostra esistenza?
Mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto(Lc 9,29). La vita cristiana è una imitazione di Gesù (non solo, ma anche questo). Lo dice anche san Paolo nella seconda lettura di oggi: “Siate miei imitatori” (Fil 3, 17). La nostra umanità si trasforma in quella di Gesù nella preghiera. Il problema a questo punto è: che cos'è la preghiera? Com’era la preghiera di Gesù? Nel Vangelo non incontriamo un trattato sulla preghiera, ma degli episodi che mostrano il modo di pregare di Gesù. Tutte le volte che Gesù pregava, si isolava, cercava dei luoghi deserti. Prima di morire sappiamo che Gesù si isolò nel monte degli ulivi. Altro dato interessante è che Gesù pregava dedicando molte ore soprattutto di notte o all'alba (cfr Mc 1,35; Lc 4,42; Lc 6,12).  Sarebbe interessante prendere l’occasione di questa santa quaresima per rivoluzionare la nostra preghiera, per uscire dai nostri infantilismi spirituali e salire verso una forma di preghiera più adulta, quella di Gesù per l’appunto. Pregare come Gesù pregava è dedicare tempo al Signore e cioè stare con Lui, sentire il desiderio e la gioia di passare del tempo con lui. E non i ritagli di tempo, ma i momenti migliori come la notte o l’alba. Puó sembrare una proposta assurda, ma l’ho già vista fare non solo da monaci e monache, ma anche da uomini e donne, padri e madri di famiglie. Il problema è capire che cosa vogliamo e che cosa per noi è davvero importante. Se durante questa quaresima il Signore ci aiuterà a capire l’importanza della preghiera nella nostra vita personale, familiare e comunitaria per la trasformazione della nostra umanità, allora tireremo su le nostre maniche per fare un pó di ordine nelle nostre esistenze. Non si prega perché non si vuole e non perché non si ha tempo. Non si prega perché non se ne capisce il valore, l’importanza, il significato. Non si prega e non si insegna a pregare, perché il nostro tempo è pieno di altro e questo altro lo abbiamo lasciato entrare noi. Il tempo di quaresima è un tempo di grazia per ridefinire gli obiettivi della nostra vita, per dirci davvero in faccia in che cosa crediamo, al di là delle apparenze che vogliamo a tutti i costi salvare per non dover cambiare.

4. I  discepoli rimasero in silenzio e in quei giorni non dissero a nessuno niente di ció che avevano visto(Lc 9, 36).
Anche questo breve versetto è da prendere sul serio nel nostro cammino spirituale. Apprendere ad interiorizzare, a meditare ciò che il Signore ci sta dicendo senza buttarlo subito fuori, trasformandolo in materiale di discussione. Fare silenzio su ciò che é importante nella vita per uscire dal mare della banalità e superficialità nella quale nuotiamo tutti i giorni. Diventare persone profonde, che hanno una parola differente da dire dalle altre, una parola che viene dal silenzio e che è il frutto della nostra  risposta personale ad un Dio che ci chiama e ci vuole diversi, più uomini, più donne, in una parola: discepoli del Signore e testimoni del suo amore.



Nessun commento:

Posta un commento