martedì 24 dicembre 2024
NATALE: MESSA DELLA NOTTE
sabato 23 dicembre 2023
NATALE: C'E' SPERANZA NEL MONDO
VIGILIA DI NATALE 2023
Is 62, 1-5; Sal 89; At 13, 16-25; Mt 1, 1-25
Paolo Cugini
Per
amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché
non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come
lampada. Allora le genti vedranno la tua giustizia (Is
62, 1.2). È un desiderio di giustizia che viene espresso dai
versetti di Isaia che abbiamo ascoltato in questa notte santa. Le prime parole
del Natale che la presenza di Gesù manifesta nel mondo è proprio questa: una
grandissima voglia di giustizia, che rivela la pesantezza di una vita segnata
dall’ingiustizia degli uomini. Ingiustizia che si manifesta nelle tante situazioni
di povertà e miseria umana, frutto di prevaricazioni, di scelte arroganti e
interessate sulle spalle dei poveri, considerati come moneta di scambio. È una
storia che già i profeti raccontavano, ma che è ancora all’ordine del giorno. C’è
un’umanità che sembra incapace di uscire dalle strette maglie dell’ingiustizia,
che si manifesta a tutti i livelli del tessuto sociale. Troviamo, infatti,
situazioni di ingiustizia nella vita politica, economica, ma anche nelle
relazioni quotidiane nelle quali siamo coinvolti. La domanda, a questo punto, è
più che lecita: c’è un cammino che ci può liberare dall’ingiustizia? C’è
possibilità di giustizia nel mondo
Genealogia di Gesù Cristo
figlio di Davide, figlio di Abramo (Mt 1,1).
Che
tipo di riflessione fare dinnanzi alla narrazione della genealogia di Gesù
narrata dal Vangelo di Matteo? La prima considerazione è che non si è voluto
abbellire la storia degli antenati di Gesù, cioè non c’è stato il tentativo di
modificare i dati, scegliere i migliori. La ricostruzione fatta da Matteo presenta
uno spaccato dell’umanità così com’è, senza abbellimenti o scelte per mettere
in luce solo gli aspetti positivi dei suoi antenati. E così, assieme ad Abramo,
Isacco e Giacobbe, troviamo Salomone che, ad un certo punto del cammino, perde
la testa a causa delle molte donne che aveva nell’arem, al punto da introdurre gli
idoli delle donne straniere tra i culti di Israele. E poi Geroboamo, suo
figlio, causa della divisione dei due regni d’Israele. Tra i primi della lista
genealogica c’è Giuda, un personaggio ambiguo che ha un caso a sua insaputa con
la nuora Tamar. Insaputa perché Tamar si traveste da prostituta per ingannare
il suocero, che dimostra di non essere un tipo troppo fedele. Continuando la
storia troviamo Raab, definita prostituta dal testo biblico, ed è colei che accoglie
gli uomini di Israele in perlustrazione della terra di Canaan e che al ritorno
erano inseguiti da uomini del territorio. Raab offre protezione a loro in
cambio della libertà. Proprio Raab, sposa di Salmon, diverrà parte della
dinastia davidica perché madre di Booz, che sposerà la moabita straniera Rut,
che darà al mondo Jesse, padre di Davide, il quale era tutto fuorché uno stinco
di santo. Tra i vari personaggi che incontriamo nell’albero genealogico di Gesù
c’è Acaz, che potremmo definire il simbolo della mancanza di fede, perché,
sollecitato dal profeta Isaia, si rifiuta di chiedere un segno della presenza
di Dio in mezzo al popolo, manifestando una chiusura estrema in se stesso e
nelle proprie paure. Troviamo, poi, Manasse che ne fece di tutti i colori:
praticò la magia, la divinazione, considerate in modo fortemente negativo da
JHWH, oltre ad avere costruito altari nella terra di Israele a varie divinità.
Ad equilibrare la situazione ci pensa suo nipote Giosia, autore di una profonda
riforma religiosa, che tuttavia, non servirà a modificare le sorti di Israele,
ormai destinato all’esilio in Babilonia. Ce n’è, dunque, di tutti i colori,
come di fatto sono i tratti della variegata diversità dell’umanità.
Ebbene,
questo testo ci vuole dire che Gesù non ha fatto una scelta venendo al mondo,
non ha scartato quel pezzo di umanità che ha disobbedito ai comandamenti di
Dio. Non ha scelto la parte dei bravi, di quelli che compiono il dovere e
obbediscono alla Legge. Gesù ha assunto la nostra carne, la nostra umanità
nella sua totalità: si è rivestito della nostra umanità, così com’è, senza
trucchi, senza ipocrisie. Gesù è divenuto uno di noi e ha condotto un’esistenza
umana rivestito, se così si può dire, della nostra carne e, con questa carne,
ha vissuto ina vita amando senza riserve, donando se stesso gratuitamente,
amando i suoi che erano nel mondo sino alla fine. Per questo è motivo di grande
speranza per tutti noi. Questa notte è come se ci dicesse: “carissime amiche e
carissimi amici, vedete che è possibile vivere in modo autentico! Ce l’ho fatta
io, ce la può fare ciascuno di voi”.
È possibile vivere in modo autentico come ha
fatto Gesù, proprio perché Lui lo ha fatto con un’umanità come la nostra e, in
questo modo, ha trasformato ciò che ha assunto. Proprio perché Gesù ha portato
una carne come la nostra alla massima possibilità di amore, diviene motivo di
speranza per tutte e tutti. C’è speranza nel mondo: è questo che ci viene detto
nella notte di Natale. C’è speranza nel mondo perché Gesù rivela che la nostra
umanità, la nostra carne è fatta per amare, è capace di amare in modo gratuito
e disinteressato, è in fin dei conti un’umanità capace di giustizia. Infatti,
nei gesti e nelle scelte di Gesù c’è la realizzazione del sogno di giustizia
dei profeti, che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Gesù è venuto al mondo
per dirci che ce la possiamo fare e che nessuno può nascondersi dietro alle
proprie meschinità: è questo il grande grido del Natale.
domenica 25 dicembre 2022
OMELIA DEL GIORNO DI NATALE 2022
Gv
1,1-18
Paolo
Cugini
Quello
che abbiamo appena ascoltato è il frutto maturo della riflessione della
comunità cristiana alla fine del primo secolo. C’è ormai, la presa di coscienza
che quel bambino nato a Betlemme in una mangiatoia, sia Dio. È incredibile da
dire e da credere, ma è questa la conclusione della riflessione alla quale è
giunta la prima comunità cristiana. Il punto di partenza che ha permesso questo
tipo di riflessione è la resurrezione di Gesù. Da questo evento straordinario è
sorta l’esigenza di capire com’era nato quest’uomo straordinario. Come
sappiamo, quando parliamo di risurrezione, entriamo nel campo della fede. Dal
punto di vista storico, ciò che abbiamo come dati certi è una tomba vuota. Il
resto della storia è affidato alla testimonianza di coloro – discepoli e
discepole – che lo hanno incontrato come risorto dai morti e lo hanno trasmesso
agli altri. Che cosa hanno capito, allora, le prime comunità cristiane del
mistero di Gesù, che vale la pena ascoltare e può essere utile per il nostro
cammino di fede?
“Tutto
è stato fatto per mezzo di Lui e in vista di Lui”. Se Cristo era prima che
il mondo fosse e per mezzo di lui sono state create tutte le cose (Col
1,16), ciò significa che tutto parla di Lui. Dio si è reso visibile, mediato
dal corpo di Gesù e, in un certo senso, in tutta la realtà ci sono i segni
della sua presenza. Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio
Unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato (Gv 1,18). Ascoltando
queste parole verrebbe da dire che, d’ora innanzi, è impossibile non vederlo. Perché
è importante vederlo? Ce lo hanno ricordato i padri della Chiesa: perché Gesù
rivela l’uomo all’uomo e alla donna che, in altre parole significa, che
ascoltando e meditando la sua Parola ci viene comunicato il senso della nostra
vita, come si realizza in pienezza. Per cui, è vero che possiamo vivere anche
senza di Lui, ma rinunciamo alla possibilità di realizzare pienamente noi
stessi. Gesù ci ha rivelato che la nostra umanità è fatta per amare, è stata,
per così dire, programmata per vivere in pace, a cercare la giustizia, ad
intessere relazioni improntate sulla misericordia e sulla bontà. Gesù è,
dunque, la luce vera, quella che illumina ogni uomo, ogni donna, è luce che
mostra il cammino della vita, che ne mostra il senso e la riempie di
significato.
Il
mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la
sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. La visibilità di Dio in
Gesù Cristo contrasta con il suo rifiuto. Perché questo rifiuto, questa
mancanza di riconoscimento? Perché il mondo si è abituato a vivere con una
seconda pelle, non più guidato dalla semente della giustizia, della pace e
dell’amore, ma dell’egoismo che genera conflitto e disuguaglianza. Sono tanti
gli episodi che manifestano questa realtà di rifiuto. Ne cito solo alcuni. Il
freddo che gli abitanti dell’Ucraina devono subire per la malvagità di coloro
che hanno bombardato le infrastrutture per costringere migliaia di civili al
freddo. Il pianto delle giovani universitarie afgane all’annuncio della loro
espulsione dall’università in quanto donne. I sei mila operai morti in Qatar
per costruire gli stadi dei mondiali. Le decine di barboni sotto i portici di
Bologna che ogni notte dormono al freddo. La lista è lunga di queste
testimonianze del rifiuto della luce del Natale da parte dell’umanità che crede
di poter vivere senza di Lui.
Che
cosa significa, allora, il Natale per noi oggi? La possibilità reale di
permettere che lo Spirito del Signore ricostruisca la nostra coscienza
dall’interno. Questa è la fede: fiducia nella sua Parola. Significa che la luce di Cristo può davvero
trasformarci con la sua Parola. Come dice il profeta Isaia che abbiamo
ascoltato nel tempo di avvento: ascoltate e vivrete (Is 55). Ascoltiamo,
allora il Signore, per fare in modo che la sua Parola generi in noi pensieri
nuovi, scelte nuove, capaci di generare vita, di costruire ponti di pace e di
collaborare per la realizzazione di un mondo più giusto. Buon Natale.
OMELIA DELLA VIGILIA DI NATALE 2022
Paolo
Cugini
L’esperienza
pastorale che vivo come prete a contatto con giovani e adulti, mi ha portato ad
una conclusione che è questa: il cammino della vita di fede di una persona
dipende molto dalla narrazione iniziale, da come gli è stata raccontata e
trasmessa all’inizio. Accompagnando giovani e adulti mi accorgo, ad un certo
punto del cammino, che la narrazione iniziale su Dio non era corretta. Negli
adolescenti me ne accorgo attraverso le risposte alle mie domande. Mi accorgo
quando il virus spirituale, tipicamente occidentale, dell’individualismo
esistenziale è già entrato e ha già devastato l’anima. Ascoltare dei ragazzi
che affermano che a loro Dio non serve, significa che c’è stato un processo
rapido di assimilazione di contenuti sbagliati, spacciati per religione che li
ha condotti ad una conclusione negativa nei confronti di Dio e di tutto ciò che
rappresenta. Del resto davanti ai loro occhi hanno adulti che confermano le
loro affrettate conclusioni: è possibile vivere senza Dio e, spesso, è molto
meglio. Eppure, vivere senza Dio non è un’opzione indolore, perché significa
rifiutare il mistero dell’esistenza, il senso autentico della vita.
Qual
è, allora il senso di Gesù nella storia degli uomini e delle donne? Ha rivelato
al mondo che cosa significhi essere fatti ad immagine e somiglianza di Dio. Sei
un uomo autentico, una donna autentica, quando ami in modo disinteressato e
gratuito. Questo è ben visibile in Gesù che ha fatto della sua vita un dono per
tutti e tutte. Gesù ha amato indipendentemente dal fatto di ricevere amore. Non
ha amato per riceve amore in contraccambio: ha amato e basta. Proprio questo
gli hanno rinfacciato i suoi nemici mentre era morente sulla croce: “Salva te
stesso, tu che hai salvato gli altri” (). Gesù ha slavato gli altri donando se stesso,
il proprio tempo, la propria vita. Ha amato i suoi amici e le sue amiche sino
alla fine: non li ha abbandonati (cfr. Gv 13,1).
Gesù
ha manifestato che l’uomo e la donna ad immagine di Dio hanno sete di Giustizia
(Cfr. Mt 5, 3s). Infatti, vediamo Gesù, durante la sua vita pubblica, sempre
dal lato dei poveri, affermando che il ricco non entrerà nel regno dei cieli.
Ci entrano solo i ricchi che distribuiscono i beni ai poveri. Gesù ci ha
aiutato a capire che la povertà distrugge il progetto di uguaglianza di Dio e che
occorre andare alla radice del problema, sanare alla radice le ingiustizie che,
con il tempo, generano le disuguaglianze e producono gli schieramenti, le
tensioni. Paolo, riflettendo su questo mistero, giunge ad affermare che in
Cristo: “non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e
femmina perché tutti siamo uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Anche Pietro arriva
a comprendere che “Dio non fa differenza di persone, ma accoglie chi lo teme e
pratica la giustizia” (At 10, 34s).
L’ultimo
aspetto che voglio sottolineare dell’essere a somiglianza di Dio che Gesù è
venuto a manifestare è la pace. Vive male chi vive generando tensioni,
aggredendo gli altri. Gesù è uomo di pace. Ha costruito una comunità di uomini
e donne lavorando continuamente affinché fra loro vi fosse armonia. Siamo figli
e figlie di Dio quando lavoriamo per stemperare le tensioni nei luoghi in cui
viviamo. “Pace a voi” (Gv 20, 19). È questo il saluto di Gesù risorto fatto ai
suoi discepoli. Realizziamo pienamente la nostra umanità quando viviamo in pace
e questa pace ha un prezzo: la rinuncia a far valere ad ogni costo la propria
ragione. Per questo Gesù durante la passione è rimasto in silenzio.
Questo
stile di vita, questo modo di stare al mondo tra gli uomini e le donne per
poter essere interiorizzato e compreso ha bisogno di un luogo esistenziale
specifico: il presepio. Il Natale ci insegna che il punto di partenza per una
vita autentica è la precarietà, l’essenzialità, in altre parole: la povertà
evangelica. Non puoi dire di essere un discepolo e una discepola del Signore e
vivere nell’abbondanza, perché ti metti già dalla parte di chi produce
disuguaglianza. Per comprendere e interiorizzare il messaggio di Gesù occorre
sempre mettersi dalla sua parte, che è la parte dei poveri, degli emarginati.
Non puoi cibarti del corpo di Cristo, che è il corpo di colui che ha condiviso
tutto di sé e poi accumulare beni: è una contraddizione.
La
domanda che potremmo farci ora è la seguente: esiste un criterio per capire se
abbiamo ascoltato la narrazione giusta nel posto esatto? Esiste. Il criterio lo
troviamo voltando pagina, dove troviamo scritto che Gesù venne ricercato per
essere ucciso e che poi assieme a Giuseppe e Maria sono dovuti fuggire in
Egitto. E poi, sfogliando ancora, troviamo Gesù adulto perseguitato dai capi
religiosi, sbeffeggiato dagli uomini del tempio, odiato perché faceva cose
prodigiose e la gente lo seguiva. Ecco, se nella nostra vita siamo odiati e
perseguitati a causa delle scelte che facciamo in nome del Vangelo, vuole dire
che la narrazione ascoltata nell’infanzia era quella giusta, narrata nel posto
giusto.
A
Natale siamo invitati a riavvolgere il nastro della narrazione su Gesù, per
ascoltarla bene questa storia e non correre il rischio di costruire una casa
sulla sabbia, senza fondamenta. Sembra bella, per un tempo ma, alla fine
dell’anno, viene giù. Buon Natale.
giovedì 1 dicembre 2022
CIRCOLI BIBLICI AVVENTO 2022 quarto NATALE DEL SIGNORE 2022
Prima lettura: Is
52,7-10
Come
sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del
messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna
il tuo Dio». Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché
vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion. Prorompete insieme in canti
di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha
riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a
tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro
Dio.
Commento alla prima lettura. Il capitolo 52 del libro del profeta Isaia fa parte
degli ultimi capitoli della seconda parte del libro (40-54). Il contesto
storico è cambiato. Mentre la prima parte (1-39) era ambientata nel regno del
Nord, dove nel 721 a.C. si consumerà la distruzione di Samaria, capitale del
Regno del Nord, la seconda parte ha come sfondo storico la fine dell’esilio in
Babilonia (587-518 a.C.) e, di conseguenza, il clima spirituale è positivo, di
gioia per il ritorno. Infatti, le sentinelle annunciano la pace per il ritorno
del Signore a Sion, che è il monte su cui si posa la città di Gerusalemme e il
suo tempio. Questo evento storico viene interpretato dal profeta come un segno
della presenza del Signore nella storia, salvandolo dalla triste situazione
dell’esilio. È un brano in cui il popolo è pieno di gioia per la salvezza
operata da Dio. Domanda: il nostro cammino di
avvento ci ha permesso di cogliere la presenza di Dio nella nostra vita? Lo
stiamo percependo? La presenza del Signore nella storia annuncia la pace. Ciò comporta il nostro impegno ad essere strumenti di pace in famiglia, nella comunità: ce la facciamo?
Salmo
Responsoriale: dal Sal 97 (98)
R. Tutta la terra ha
veduto la salvezza del nostro Dio.
Cantate al Signore un canto
nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d'Israele. R.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R.
Seconda Lettura: Eb
1,1-6
Dio,
che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per
mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo
del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha
fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua
sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la
purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell'alto dei
cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il
nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei
mio figlio, oggi ti ho generato»? e ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà
per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo
adorino tutti gli angeli di Dio».
Commento alla seconda lettura. Questo brano manifesta la rilettura che la prima
comunità fa della presenza di Gesù nella storia e rivela che cosa hanno
compreso di Lui. Viene già espressa la divinità di Cristo: irradiazione della
gloria di Dio e all’origine della creazione del mondo. Tutti temi che
circolavano nelle comunità cristiane del primo secolo e che, infatti, troviamo
anche in Giovanni (vedi vangelo di oggi). Nella seconda parte l’autore applica
a Gesù alcune affermazioni dei salmi. Anche questa è un’indicazione importante,
già segnalata nelle domeniche precedenti. Gesù diventa la chiave di lettura per
leggere la Scrittura. È, infatti, Gesù che apre il significato alle pagine dell’Antica
Alleanza. (siccome abbiamo già lavorato su questo tema, non ci sono domande).
Vangelo: Gv 1,1-18
In
principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era,
in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui
nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle
tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo
nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché
tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare
testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina
ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure, il
mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i
quali, non da sangue né da volere di carne
né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e
venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria
come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni
gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua
pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data
per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio,
nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del
Padre, è lui che lo ha rivelato. Parola del Signore.
Commento
al Vangelo. In principio:
Gesù inaugura una nuova fase della creazione, per dare la possibilità a tutti e
tutte di accogliere la luce. Il brano, piuttosto complesso, riporta i contenuti
dell’elaborazione culturale della prima comunità sull’identità di Gesù. C’è la
descrizione del più grande mistero di Dio: l’incarnazione. Non è facile
digerire questo dato professato dalla comunità cristiana: Dio si è fatto carne
ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Un Dio che si fa uomo e poi muore è uno scandalo
per i Giudei e stoltezza per i pagani (1 Cor 1, 23). Come si fa a credere a
Dio che si fa uomo? Come si fa a credere ad un Dio che muore: non è assurdo?
Eppure, è questo il centro della fede cristiana. Dobbiamo stupirci,
scandalizzarci e, di conseguenza, metterci in cammini per comprendere il
mistero di Dio che si fa bambino e viene ad abitare in mezzo a noi. Nel circolo biblico potremmo confrontarci sui nostri cammini
di fede, su quanto l’ascolto del Vangelo sta contribuendo o meno nel nostro
cammino di umanizzazione. Potremmo confrontarci per interrogarci su ciò che
possiamo fare per migliorare la nostra conoscenza del Signore. Buon Natale
lunedì 20 dicembre 2021
OMELIA DI NATALE messa del giorno
Paolo
Cugini
Per
chi ha seguito il percorso proposto durante l’avvento dalle letture del giorno,
Il Natale non può un che essere un messaggio di gioia. La speranza annunciata
continuamente dalla Parola di un evento capace di riempire di pienezza l’umanità
si è realizzato: c’è gioia grande sulla terra! Facciamo nostre, allora, le
parole del profeta Isaia che dice: “Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie
che annuncia la salvezza” (Is 52, 7). Colui che ha vissuto
nell’attesa di una parola capace di dare una risposta alle proprie inquietudini,
un senso al proprio cammino, una pienezza al vuoto interiore, non può che
gridare di gioia percependo la realtà dell’evento: c’è un salvatore!
Dio, che molte volte e in
diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti,
ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha
stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo (Eb
1,1-2).
La lettera agli ebrei ci
ricorda un dato sul quale abbiamo lavorato nel tempo di avvento, vale a dire, che
la salvezza viene da lontano, non è un dato improvvisato, ma è frutto di un progetto,
di un pensiero, di una volontà che esprime libertà e amore. Tradotto in un
linguaggio comprensibile, questo discorso significa che la venuta del Salvatore
non ha nulla d’improvvisato, non è un evento accaduto per caso, ma è stato
voluto, pensato, ina altre parole, è frutto dell’amore del Padre. Un primo
significato del Natale in questa prospettiva vuole dire che ogni intervento di liberazione,
ogni azione che intende produrre salvezza per gli altri, esige tutti questi
ingredienti che il Padre ha messa nell’evento del Figlio: amore, pazienza,
intelligenza, libertà.
In principio era il Verbo e il Verbo era
presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è
stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è
stato fatto di ciò che esiste (Gv 1,1-2).
Tutto
questo diventa vero nella descrizione che il Vangelo di Giovanni fa del mistero
di Gesù. Se chi ascolta questi versetti ha un po' di sensibilità biblica si rende
subito conto che Giovanni sembra volere correggere Genesi. Anche perché il
redattore del libro della Genesi non aveva la più pallida idea di chi fosse, in
realtà, il messia. Nessuno dei profeti dell’Antico Testamento, infatti, aveva
mai identificato il futuro messia con il Figlio di Dio, cioè con Dio stesso. Ci
era andato vicino Daniele, quando annunciava la venuta del Figlio dell’uomo e
cioè di qualcuno che andava al di là dell’umano. Ecco perché Giovanni, nel
prologo del suo Vangelo, avendo conosciuto da vicino il Signore in vita e poi
morto e risorto, modifica leggermente le prime parole della pagina che narra la
creazione dicendo che, in realtà, Dio non ha creato la terra, il cielo e il
mare così, in modo immediato, ma attraverso il logos (verbo). Infatti, tutto è
stato fatto per mezzo di Lui. Del resto lo aveva già intuito anche Paolo quando
nella lettera ai Colossesi afferma: Egli è prima di ogni cosa
e tutte le cose sussistono in lui (Col 1,17). Questo discorso
è molto importante perché ci fa capire in che senso il Natale ci riguarda.
Colui, infatti, che è venuto al mondo, Gesù Cristo, rivela all’umanità, ad ogni
uomo e ad ogni donna il significato profondo della sua identità. Se tutto è
stato fatto per mezzo di lui e tutto sussiste in Lui, dentro questo tutto c’è
anche la mia umanità, la mia persona. In altre parole, è guardando a Lui che
possiamo capire il senso della nostra vita, possiamo comprendere il perché siamo venuti al mondo e la direzione del cammino che dovremmo prendere.
Ormai la società ha
riempito di tanti significati il Natale non sempre è facile recuperare quello
autentico. Per questo la parola di Dio viene in nostro aiuto per togliere ogni
dubbio. È Cristo la luce del mondo ed è solo in Lui che c’è la vita. Se volgiamo
vivere una vita piena, il cammino che siamo invitati a percorrere è verso di
Lui. Buon Natale
domenica 20 dicembre 2020
NATALE CAMMINO DI UMANIZZAZIONE
Paolo
Cugini
Diceva
il filosofo Mircea Eliade che, uno dei riti comuni incontrati nei popoli
antichi, consisteva nel narrare l’origine delle cose prima di una semina.
Questa narrazione, costituiva una specie di benedizione per il raccolto, perché
era un modo per riporre ordine nella realtà, per ritornare simbolicamente
all’epoca degli inizi. Riascoltare la narrazione del Natale del Signore può
avere, dunque, il significato profondo di ripercorrere il cammino che nella
storia ha compiuto il messaggio di Gesù. È una sorta di “ritorno alle origini”,
che permette di ripartire daccapo, di tentare di colmare quella distanza che
sembra incolmabile tra Vangelo e cristianesimo, tra Gesù e la dottrina, tra
l’inizio della storia e l’oggi della comunità.
“Maria
diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una
mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio”
(Lc 2, 7). È sempre affascinante ascoltare la pagina del Vangelo di Luca, in
cui viene narrata la nascita di Gesù. Una narrazione strana per il profondo
realismo che contiene. Chi avrebbe potuto inventare, infatti, una storia
simile, in cui la nascita del Salvatore del mondo è descritta in un modo così
diverso da come ci si aspetterebbe? Chi mai avrebbe potuto narrare la nascita
di un re in un contesto di povertà e di rifiuto? Si tratta, dunque, di un dato
importante, che va tenuto in considerazione per tutti coloro che s’identificano
con il massaggio del Vangelo. Il primo modo per essere fedele al Vangelo
consiste nell’aderenza alla realtà così come Dio l’ha voluta manifestare, senza
volerla abbellire o edulcorare, perché è nella realtà che si manifesta la
verità. Forse, mai come in questo contesto culturale postmoderno, l’occidente
ha avuto la possibilità di aderire alla realtà, per ascoltarla così com’è,
senza precederla con sistemi concettuali. Un primo insegnamento del presepio,
mi sembra proprio questo: rimetterci in silenzio, in ascolto della realtà, per
essere disponibili a cogliere il mistero della vita per come di manifesta, per
lasciarci stupire, così come fanno i bambini quando scoprono le cose. Non
diceva, infatti Gesù: “se non ritornerete come bambini non entrerete nel
regno dei cieli” (Mt 18,3)? Natale significa, allora, disponibilità a
mettere da parte le nostre presunzioni, le nostre precomprensioni, per
ascoltare la realtà come fanno i bambini, vale a dire, come se fosse la prima
volta.
Che verità incontriamo quando ci poniamo in
ascolto della manifestazione della realtà così com’è? Senza dubbio non
coglieremo la verità nella forma della dottrina, ma dell’evento che si realizza
nella storia e, di conseguenza, cambia nel tempo perché è caratterizzata dalla
contingenza. In occidente identifichiamo la verità con l’astrazione, per
metterci al riparo dall’inquietudine che la manifestazione della realtà nel
tempo presente provoca. Per questo, abbiamo elaborato le dottrine, per stare
tranquilli, per ripararci dalla realtà, per non permetterle di scombinare i
nostri piani. In questa prospettiva, il Natale rappresenta il più grande
sovvertimento delle dottrine umane, dei progetti precostituiti, delle teologie
fatte su misura. Dio è entrato nella storia in modo sorprendente, prendendoci
alla sprovvista, obbligandoci a smantellare i nostri sistemi presuntuosi.
Davanti al presepio, non abbiamo possibilità di scelta: o lo ascoltiamo e
accogliamo i contenuti che quell’evento ci vuole rivelare, o lo rifiutiamo
edulcorandolo, che è la forma pervertita di ogni teologia che non accetta di
essere smascherata e, di conseguenza, modificata. Non a caso a fare festa
dinnanzi al presepio non c’erano i dottori della legge, ma i pastori; non
c’erano i ricchi mercanti, ma i poveri.
“Mentre si trovavano in quel luogo si
compirono per lei i giorni del parto” (Lc 2, 6). Alla faccia delle progettazioni e degli schemi
pastorali! Il compimento del tempo annunciato dai profeti avviene in modo
inaspettato e in un luogo non pianificato. Che cosa significa questo dato così
strano, ma portatore di significati? Forse che l’accoglienza del Vangelo esige
la capacità di accompagnare gli eventi così come si manifestano, anche perché il
mistero di Dio è annunciato nell’evento. Educarsi all’attenzione è uno dei
compiti più importanti che abbiamo dinnanzi a noi perché, come diceva Simone
Weil: “L’attenzione consiste nel sospendere il proprio pensiero, nel lasciarlo
disponibile, vuoto e permeabile all’oggetto […] ogni volta che si presta
veramente attenzione si distrugge un po’ di male in sé stessi” (Simone Weil, Attesa
di Dio). Natale, allora, significa rieducarsi alla sorpresa
dell’evento, significa l’umiltà di lasciarsi spogliare dalle proprie teologie,
dai propri modi di pensare Dio, per deporre le nostre armature di difesa ed
essere, in questo modo, disponibili ad accogliere il mistero di Dio, così come
si manifesta nel tempo presente della comunità e della nostra personalissima
storia.
“Lo avvolse in fasce e lo pose in
una mangiatoia” (Lc 2,7). Che liturgia spettacolare! Dinanzi a questa
meraviglia di semplicità, che comunica il modo autentico di Dio di venire in
contatto con l’umanità, colpisce per contrasto, il residuo visibile nelle
nostre liturgie dei culti pagani che, per dire Dio, hanno bisogno di rivestirlo
con la pesantezza del sacro. La liturgia del presepio narrato da Luca,
smaschera le strutture pagane del sacro, rompe gli incantesimi della religione,
comunicando che, d’ora innanzi, chi intende incontrare Dio, non ha più bisogno
di aggrapparsi alle forme sacrali della religione inventata dagli uomini, ma
può incontrarlo nella semplicità ed essenzialità della vita famigliare. Che
meraviglia di messaggio! L’umanità come spazio dell’incontro con Dio. Natale,
in questa prospettiva, significa una proposta di umanizzazione per tutti gli
uomini e le donne che desiderano vivere in modo autentico. Significa, anche,
l’umiltà di trovare il tesoro della propria esistenza nello spazio della vita
quotidiana della famiglia. Il Natale è la stella luminosa che indica il cammino
che l’umanità può percorrere: dalla religione patriarcale degli uomini alla
comunità di discepoli e discepole uguali creata da Gesù; dal sacro che dice
distanza da Dio, alla riscoperta della sua approssimazione a noi attraverso il
Figlio, che vuole dire la possibilità d’investire in modo significativo nelle
relazioni umane; dalla dottrina dei sapienti, alla semplicità del Vangelo, che
parla ai piccoli ed esige umiltà.
Avviciniamoci, allora, anche noi al
presepio, contempliamolo come se fosse la prima volta, lasciamoci inebriare
dalla sorpresa del Natale del Signore, per fare in modo che le nostre vite, le
nostre comunità corrispondano all’evento contemplato ed accolto. Proviamo a
vivere ciò che con semplicità contempliamo.







