Paolo Cugini
Non date le cose sante ai
cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino
con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi
(Mt 7,5).
Ci
vuole attenzione. Ci vuole delicatezza. Ci vuole quella vigilanza interiore che
non nasce dalla paura, ma dall’amore per ciò che è santo. Il Vangelo non è una
parola qualunque da consumare in fretta, da usare come argomento di
discussione, da esporre al rumore del mondo come si espone una merce sulla
piazza. Il Vangelo è seme, fuoco, lama, lievito. Prima di essere annunciato con
la bocca, deve essere accolto nella carne; prima di diventare parola rivolta
agli altri, deve diventare respiro, giudizio, sguardo, scelta.
Per
questo il cammino di assimilazione del Vangelo non può essere violento né
superficiale. Non si entra nella mentalità di Cristo come si cambia opinione su
un fatto del giorno. Si tratta di nascere di nuovo nel pensiero. Si tratta di
imparare un altro modo di vedere il mondo, di abitare il tempo, di interpretare
le ferite della storia e le promesse della vita. Il Vangelo non aggiunge
semplicemente qualche idea religiosa a un’esistenza già costruita: esso viene a
rovesciare le fondamenta, a purificare le intenzioni, a liberare il cuore dalle
idolatrie che il mondo chiama normalità.
Quando
Gesù dice di non dare le cose sante ai cani e di non gettare le perle davanti
ai porci, pronuncia una parola dura, quasi urtante, ma gravida di verità. Non è
disprezzo dell’uomo, della donna, non è condanna sprezzante di chi non
comprende. È discernimento. È custodia. È la sapienza di chi sa che alcune
verità, se consegnate a un cuore non disposto ad accoglierle, vengono
calpestate; e dopo essere state calpestate, diventano motivo di aggressione
contro chi le ha offerte.
La
parola evangelica non è fragile, ma è sacra. Non teme la contraddizione, ma non
deve essere profanata dalla vanità. Non ha bisogno di difendersi con la forza,
ma chiede uomini e donne capaci di portarla con purezza. Chi non ha intrapreso
il cammino della conversione del pensiero, non può comprendere fino in fondo la
logica del Regno. Perché il Vangelo pensa al contrario del mondo: chi perde
trova, chi si abbassa è innalzato, chi perdona vince, chi serve regna, chi
muore per amore vive davvero.
Ed
ecco il punto profetico del nostro tempo: il mondo tollera molte parole, ma non
sopporta la verità quando essa si incarna. Sopporta il Vangelo come
decorazione, come memoria culturale, come sentimento innocuo; ma si ribella
quando il Vangelo diventa criterio, denuncia, libertà. Quando la verità
evangelica smaschera l’ipocrisia, il potere si irrita. Quando rivela la
menzogna nascosta dietro le parole seducenti, la menzogna si fa violenta.
Quando libera l’uomo dalla paura, tutti i mercanti della paura si sentono
minacciati.
Per
questo non tutto va detto subito, non tutto va consegnato ovunque, non ogni
luogo è pronto a ricevere ciò che è santo. La prudenza evangelica non è
codardia; è fedeltà alla missione. Il silenzio, a volte, non è rinuncia alla
verità, ma il suo grembo. Ci sono parole che devono maturare nel deserto prima
di diventare annuncio. Ci sono verità che devono attraversare la solitudine
prima di poter essere pronunciate senza superbia. Ci sono perle che vanno
custodite finché non si incontra un cuore capace di riconoscerne il valore.
Assimilare
il Vangelo significa, allora, lasciare che esso giudichi prima di tutto noi.
Non possiamo denunciare le menzogne del mondo se non abbiamo permesso alla
Parola di smascherare le nostre. Non possiamo parlare di libertà se siamo
ancora prigionieri del bisogno di approvazione e della religione degli uomini.
Non possiamo annunciare la luce se custodiamo compromessi con le tenebre. Il
profeta non è colui che grida più forte, ma colui che è stato ferito dalla
verità e, proprio per questo, non può più venderla.
Il
cammino, dunque, continua. Continua nella fiducia, anche quando il mondo ride.
Continua nel silenzio, anche quando tutti chiedono parole immediate. Continua
nella ricerca di un pensiero autentico e profondo, libero dalle menzogne
dominanti, libero dalle parole d’ordine, libero dalle seduzioni dell’apparenza.
Chi appartiene al Vangelo non deve avere fretta di convincere tutti; deve
piuttosto diventare vero. Perché solo ciò che è vero resiste. Solo ciò che è
puro attraversa il fuoco. Solo ciò che nasce da Dio non viene divorato dal
tempo.
Verrà
un giorno in cui le parole gridate dal mondo cadranno come polvere, e
resteranno soltanto le parole custodite nel cuore dei piccoli. Verrà un giorno
in cui le menzogne ben vestite saranno spogliate, e apparirà la verità nuda,
mite, invincibile. Fino ad allora, non sprechiamo le perle. Non profaniamo ciò
che è santo. Camminiamo con occhi limpidi e cuore vigilante, lasciando che il
Vangelo diventi in noi non soltanto pensiero, ma carne; non soltanto dottrina,
ma vita; non soltanto parola, ma profezia.
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