Paolo Cugini
Al mattino presto si alzò
quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava (Mc
1,35).
Da
dove giungeva la forza che animava il cuore di Gesù? Quale sorgente segreta
alimentava la sua serenità luminosa, la sua chiarezza nei momenti decisivi, il
suo modo gentile di avvicinarsi alle anime smarrite? Vi era un’essenza, un
soffio profondo che lo distingue dagli uomini: il suo stile è la meditazione,
una preghiera coltivata nei luoghi nascosti, al riparo dagli sguardi e dai
rumori del mondo.
Gesù
si prendeva cura della sua anima nel silenzio, ed è proprio qui che il Mistero
trovava dimora in lui, irradiandosi come luce sottile su chiunque incontrasse
il suo sguardo. Immerso nel silenzio, ritrovava se stesso, lasciando che gli
eventi scorressero senza travolgerlo: il silenzio diveniva così la sua roccia e
il suo rifugio.
Il
Mistero nasce e si manifesta nel silenzio: come la rugiada che cade silenziosa
all’alba, così la pace si posa su chi la cerca nel profondo. Solo chi osa
fermarsi, chi si immerge nel silenzio, può ascoltare la voce che parla
all’anima, può percepire la profondità della parola e affinare lo sguardo che
vede oltre l’apparenza.
Ecco
perché Gesù sceglieva le prime luci del mattino: anticipava il giorno,
sottraeva spazio alle tenebre che strisciano nei pensieri e nel cuore.
Abbandonare la pigrizia, lottare con decisione per alzarsi prima dell’alba, è
il segno distintivo dell’anima che desidera la luce; il rimandare il risveglio
è invece sintomo di una notte che indugia, delle ombre che ancora pesano sulle
ossa e sull’anima e non ci lasciano dormire, ci tengono svegli e appesantiscono
il cuore. Non bisogna scherzare con le tenebre che ci avvolgono nella notte.
Bisogna lottare con tutte le forze per non permettere loro di invadere i nostri
sogni. Forse è per questo che Gesù si consegnava nella preghiera alla notte prima
di dormire?
Alzati
e risplendi! sembra sussurrare il Mistero. Solo chi si immerge nel silenzio
all’inizio del giorno impara a dire parole che profumano di saggezza, solo chi
ascolta l’eco del Mistero può vivere nella sua profondità. È necessario abitare
il silenzio per imparare a guardare lontano, a non lasciarsi sedurre dalla
superficialità delle cose; occorre fuggire il caos, ricercare la solitudine
come si cerca un tesoro nascosto.
Questo
è uno dei compiti più alti della vita adulta: diventare custodi del proprio
silenzio interiore. Solo così si può essere, come Gesù, portatori di una forza
silenziosa che non si lascia facilmente scalfire dalle tempeste del mondo. Nel
silenzio si cela la verità, e chi sa ascoltare il silenzio diventerà, egli
stesso, voce di pace.
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