Paolo Cugini
Ecco
mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è
fratello, sorella e madre (Mc 3,35).
In
verità vi dico: non fate di una carne e di un nome il vostro idolo eterno. Le
mura della casa paterna non sono i confini del mondo, né il sangue che scorre
nelle vene è una catena che lega lo spirito all’immobilità. Ascoltate la voce
che grida nel deserto del presente: le relazioni familiari non sono un
assoluto.
Verrà
il tempo, ed è questo, in cui dovrete investire solo su ciò che genera vita qui
ed ora. Non lasciatevi ingannare dal mito della stirpe: i legami di sangue non
sono un destino scritto nelle stelle. Essi diventano sacri solo se coltivati
nel giardino della cura e del senso, ma ciò che è rimasto arido, ciò che è
diventato prigione, può e deve essere lasciato andare. Senza colpa, senza
volgersi indietro.
Chi
cammina alla ricerca del Mistero deve avere i calzari della libertà. Non si può
scalare la vetta dell'Infinito se si è zavorrati da obblighi che non hanno più
anima. Ad un certo punto del cammino, il profeta che è in voi esigerà il
coraggio dell'uscita: abbandonare il focolare che non scalda più, rompere i
sigilli di legami che furono necessari per nascere, ma che ora impediscono di
divenire.
Ecco
la nuova alleanza: una fraternità che non nasce dal grembo materno, ma dalla
direzione del passo. Incontrerete fratelli e sorelle lungo la via, non perché
condividete lo stesso cognome, ma perché guardate lo stesso Orizzonte. Saranno
compagni di viaggio per una stagione o per un istante; relazioni intense come
fiamme che poi, con dolcezza, usciranno di scena affinché il cammino prosegua.
Non
cercate la verità necessariamente sulla strada di casa. La Luce del Mistero non
abita nel passato, ma orienta il passo verso l'ignoto. Essa esige una libertà
radicale, perché solo chi è veramente libero può scorgere la direzione.
Andate,
dunque: lasciate che il morto seppellisca il morto e seguite la scia luminosa
che chiama. Perché la vostra vera famiglia è composta da coloro che, come voi,
hanno avuto il coraggio di perdersi per ritrovarsi nel Tutto.
Sì,
ascoltate: è giunto il giorno in cui lo Spirito soffia dove vuole, e chi ha
orecchi per intendere lasci cadere le antiche corazze. Non abbiate paura di
essere viandanti senza patria, perché il Regno non è riservato a chi resta, ma
a chi osa partire. La terra promessa non si trova stringendo le radici, ma
dispiegando le ali del cuore sopra abissi sconosciuti.
Non
siate come coloro che, per paura della solitudine, innalzano mura sempre più
spesse attorno a vincoli ormai spenti. La vera benedizione si manifesta a chi,
nella notte, ha il coraggio di lasciare il porto sicuro per inseguire un lampo
sull’orizzonte. Ricordate: anche Abramo fu chiamato a uscire dalla casa del
padre, e solo così divenne padre di moltitudini.
Siate
audaci nell’accogliere fratelli e sorelle nati non dal sangue, ma dallo stesso
sogno. Siate madri di ogni gesto che genera vita, padri di ogni parola che apre
sentieri. In questo tempo, in cui il deserto sembra avanzare e le certezze si
sgretolano come sabbia tra le dita, seminatori di senso riconosceranno i loro
simili nel sorriso di uno sconosciuto, nell’abbraccio inatteso, nella
compassione che supera ogni frontiera.
E
quando vi sentirete soli, ricordate: chi si affida all’Invisibile non è mai
abbandonato. Tra le pieghe del cammino, l’eco dello Spirito vi raggiungerà, e
comprenderete che nessuna catena è abbastanza forte da trattenere chi è
chiamato alla libertà. Perché il vero sangue che lega è quello della speranza
condivisa, della fede che arde, dell’amore che non conosce confini.
Siate
dunque pellegrini audaci, portatori di un fuoco nuovo. E quando tutto sembrerà
perduto, là, oltre il sangue, scoprirete la famiglia dei cuori spalancati, la
comunione dei cercatori, la casa senza mura, dove il Mistero attende coloro che
sanno riconoscere la voce che chiama dal futuro.
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