lunedì 9 marzo 2026

SULLE TRACCE DEL MISTERO

 




Paolo Cugini

 

Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino (Lc 4,30).

 

Udite, poiché il decreto è tracciato e il passo del Messaggero non conosce sosta. 

C’è un cammino che fende la storia, un fiume in piena che nessuna diga d’orgoglio umano può trattenere. È l’annuncio del Mistero, il battito profondo del senso della vita: chi ha orecchi chiusi si tragga pure in disparte, ma non s’illuda, poiché nessuno ha il potere di recidere il filo di questa Parola.

Guardiamo l’Uomo che attraversa le polveri della Palestina. Egli cammina con lo sguardo fisso all’orizzonte Santo, verso quella Gerusalemme che è destino e compimento. Nulla lo arresta: non la pietra dei cuori, non il gelo dell’indifferenza. Eppure, è proprio dove il nome del Mistero è più invocato che l’ombra si fa più densa. È nel recinto sacro della sinagoga, tra le pieghe dei paramenti e il rigore delle norme, che il Mistero urta contro il muro della Legge.

Sotto le volte di cedro, laddove il tempo si è cristallizzato nel rigore dei filatteri e nel fruscio millenario dei rotoli, accade l’inaudito. È un urto silenzioso ma devastante. Da una parte, il catalogo dei precetti, la rassicurante geometria della legge che tutto misura e tutto numera. Dall'altra, l'Irruzione: quella forza che non chiede permesso, che non rispetta il sabato se il cuore grida, che non si inchina alla forma se la sostanza soffoca. Il Mistero non viene per confermare la consuetudine, ma per frantumarla. Urta contro la Legge non per odio, ma per eccesso di vita. Perché la Legge è il calice, ma il Mistero è il vino che, fermentando, spacca il vetro. Vedremo allora i custodi del tempio sussultare. Vedremo le norme tremare sotto il peso di una Verità che non si lascia recintare. Perché quando il Mistero decide di farsi Carne, non cerca un piedistallo, ma una breccia. E in quel punto esatto dove la norma si spezza sotto il peso dell'Impossibile, lì inizia la vera adorazione. Il muro vacilla. Il velo si lacera. Il Mistero è giunto a reclamare il suo spazio, oltre il recinto, oltre il rito, oltre la paura.

Quale terribile paradosso ci viene rivelato? Coloro che custodiscono la soglia sono i primi a sbarrare la porta. La religione, quando si fa corazza e non feritoia, diventa la mano che impugna la spada contro i profeti. Essa può uccidere la carne, ma non può scalfire l’Eterno. Essa accumula dottrine come polvere che intasa l’anima, trasformando il santuario interiore in un antro oscuro dove la Luce non trova più fessure.

Sia chiaro a ogni cuore: la religione che non vede ciò che i piccoli abbracciano è un idolo muto. Per procedere in questo cammino, non servono pesanti fardelli di precetti, ma una chiarezza adamantina nelle intenzioni e una lampada accesa nel profondo di sé.

Il Mistero non vaga, esso conosce la strada. Non cerchiamo di deviarlo, non speriamo di fermarlo. L’unica salvezza è il passo che si fa sequela. Seguiamo il Mistero, poiché Egli è la Via.

 

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