Paolo
Cugini
Gesù disse loro: «Venite
a mangiare» (Gv 21, 12).
Udite,
o genti, il soffio di una verità antica che torna a scuotere le fondamenta del
mondo: Colui che fu appeso al legno non è un’ombra svanita nel vento, né un
ricordo sbiadito nei cuori dei timorosi.
Egli
è Vivo!
Non
cercatelo tra i fantasmi della mente o nelle astrazioni dei dotti. I Vangeli
gridano con forza il realismo della carne: Egli si lascia toccare, Egli
spezza il pane, Egli mastica il cibo davanti agli occhi stupiti dei suoi.
Perché questa insistenza? Perché il Mistero vuole che sappiate che la Morte
è stata sconfitta sul suo stesso terreno: quello della materia, delle
ossa, del sangue.
Quell’Uomo
che camminava umile per le strade della Palestina, che guariva i corpi e
sollevava le anime, che parlava di una giustizia che i potenti temono e di una
misericordia che i religiosi del tempo non potevano contenere, proprio Lui, il
Crocifisso, ora siede a mensa con i suoi. È la prova suprema: il male e il
potere che uccidono non hanno l’ultima parola. L’amore che si dona
gratuitamente, che si fa ultimo tra gli ultimi, è invincibile. La morte
nulla può contro chi vive facendo il bene.
Ma
ascoltate ancora più a fondo, poiché il Mistero ci svela la nostra stessa
natura: l’insistenza sulla Risurrezione della carne non è solo per
Lui, è per noi. Noi non siamo spiriti prigionieri di un guscio, ma un’unità
indissolubile. Il nostro corpo non è un vestito da gettare, ma parte della nostra identità
eterna.
Quel
corpo che il tempo consumerà e che la terra sembrerà divorare, non è destinato
al nulla. Colui che all’inizio dei tempi trasse la luce dalle tenebre e il
creato dal vuoto, compirà il miracolo finale. Il Mistero trasformerà la
cenere in gloria. Come fu all'inizio, così sarà alla fine: il nulla si piegherà
alla volontà della vita.
Prepariamoci,
dunque: non saremo ombre, ma persone complete. La Risurrezione non è un’idea, è
un abbraccio fisico che attende l’umanità intera nel Giorno che non
conosce tramonto.
Udiamo,
allora, il grido che scuote i palazzi del potere e le cattedrali di pietra: se
la carne del Crocifisso è risorta, allora ogni carne che soffre è
sacra e ogni corpo umiliato grida vita al cospetto del Mistero! La risurrezione
non è un rifugio per l'anima, ma una rivoluzione per la terra. Ecco le
conseguenze sociali di questo fuoco.
Colui
che è risorto è lo stesso che il potere religioso ha condannato e il potere
politico ha trafitto. Se Dio ha dato ragione all’Ucciso e non agli uccisori,
allora ogni sistema che schiaccia l’uomo in nome di una legge o di un profitto
è già giudicato e condannato. La Risurrezione proclama che la Giustizia del
Mistero non abita nelle corti dei potenti, ma cammina sulle gambe di chi
condivide gratuitamente. Se il corpo di Gesù, corpo di un povero, di un esule,
di un condannato, è diventato corpo di Gloria, allora non esiste carne umana
che possa essere scartata. Il corpo di chi ha fame, di chi è straniero, di chi
giace ai margini, non è un problema sociale, ma il luogo della presenza del
Risorto. Chi calpesta il povero, calpesta la carne di Dio. La risurrezione
esige una condivisione radicale: non si può adorare il Risorto in cielo e
lasciare che la sua carne sia affamata sulla terra.
Il
messaggio profetico rompe le catene della paura. Se la morte non ha l'ultima
parola, il tiranno perde il suo unico strumento di ricatto. Coloro che vivono
per il bene, che lottano per la pace e che amano senza misura, sanno ora di
essere invincibili. Una comunità che crede nella Risurrezione della carne
è una comunità che non si piega, che denuncia l'ingiustizia e che costruisce
mondi nuovi, perché sa che il nulla del potere sarà trasformato nella realtà
del Regno.
Poiché il creato intero attende la trasformazione, la nostra cura per il mondo
non è un dovere burocratico, ma un atto di amore profetico. Se la materia è
destinata alla gloria, ogni albero, ogni acqua e ogni creatura sono parte di un
disegno che il Mistero porterà a compimento. Non siamo padroni, ma custodi di
una bellezza eterna.
Guai a voi, dunque, se chiudete gli occhi davanti al fratello che soccombe! La Risurrezione ci chiama non alla rassegnazione, ma all'azione coraggiosa. Il Cielo è già iniziato qui, nelle nostre mani che si aprono e nei nostri piedi che percorrono le vie della giustizia.
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