venerdì 10 aprile 2026

LA CARNE DEL CROCIFISSO É RISORTA

 




Paolo Cugini

 

 

Gesù disse loro: «Venite a mangiare» (Gv 21, 12).

 

Udite, o genti, il soffio di una verità antica che torna a scuotere le fondamenta del mondo: Colui che fu appeso al legno non è un’ombra svanita nel vento, né un ricordo sbiadito nei cuori dei timorosi.

Egli è Vivo!

Non cercatelo tra i fantasmi della mente o nelle astrazioni dei dotti. I Vangeli gridano con forza il realismo della carne: Egli si lascia toccare, Egli spezza il pane, Egli mastica il cibo davanti agli occhi stupiti dei suoi. Perché questa insistenza? Perché il Mistero vuole che sappiate che la Morte è stata sconfitta sul suo stesso terreno: quello della materia, delle ossa, del sangue.

Quell’Uomo che camminava umile per le strade della Palestina, che guariva i corpi e sollevava le anime, che parlava di una giustizia che i potenti temono e di una misericordia che i religiosi del tempo non potevano contenere, proprio Lui, il Crocifisso, ora siede a mensa con i suoi. È la prova suprema: il male e il potere che uccidono non hanno l’ultima parola. L’amore che si dona gratuitamente, che si fa ultimo tra gli ultimi, è invincibile. La morte nulla può contro chi vive facendo il bene.

Ma ascoltate ancora più a fondo, poiché il Mistero ci svela la nostra stessa natura: l’insistenza sulla Risurrezione della carne non è solo per Lui, è per noi. Noi non siamo spiriti prigionieri di un guscio, ma un’unità indissolubile. Il nostro corpo non è un vestito da gettare, ma parte della nostra identità eterna.

Quel corpo che il tempo consumerà e che la terra sembrerà divorare, non è destinato al nulla. Colui che all’inizio dei tempi trasse la luce dalle tenebre e il creato dal vuoto, compirà il miracolo finale. Il Mistero trasformerà la cenere in gloria. Come fu all'inizio, così sarà alla fine: il nulla si piegherà alla volontà della vita.

Prepariamoci, dunque: non saremo ombre, ma persone complete. La Risurrezione non è un’idea, è un abbraccio fisico che attende l’umanità intera nel Giorno che non conosce tramonto.

Udiamo, allora, il grido che scuote i palazzi del potere e le cattedrali di pietra: se la carne del Crocifisso è risorta, allora ogni carne che soffre è sacra e ogni corpo umiliato grida vita al cospetto del Mistero! La risurrezione non è un rifugio per l'anima, ma una rivoluzione per la terra. Ecco le conseguenze sociali di questo fuoco.

Colui che è risorto è lo stesso che il potere religioso ha condannato e il potere politico ha trafitto. Se Dio ha dato ragione all’Ucciso e non agli uccisori, allora ogni sistema che schiaccia l’uomo in nome di una legge o di un profitto è già giudicato e condannato. La Risurrezione proclama che la Giustizia del Mistero non abita nelle corti dei potenti, ma cammina sulle gambe di chi condivide gratuitamente. Se il corpo di Gesù, corpo di un povero, di un esule, di un condannato, è diventato corpo di Gloria, allora non esiste carne umana che possa essere scartata. Il corpo di chi ha fame, di chi è straniero, di chi giace ai margini, non è un problema sociale, ma il luogo della presenza del Risorto. Chi calpesta il povero, calpesta la carne di Dio. La risurrezione esige una condivisione radicale: non si può adorare il Risorto in cielo e lasciare che la sua carne sia affamata sulla terra. 

Il messaggio profetico rompe le catene della paura. Se la morte non ha l'ultima parola, il tiranno perde il suo unico strumento di ricatto. Coloro che vivono per il bene, che lottano per la pace e che amano senza misura, sanno ora di essere invincibili. Una comunità che crede nella Risurrezione della carne è una comunità che non si piega, che denuncia l'ingiustizia e che costruisce mondi nuovi, perché sa che il nulla del potere sarà trasformato nella realtà del Regno.


Poiché il creato intero attende la trasformazione, la nostra cura per il mondo non è un dovere burocratico, ma un atto di amore profetico. Se la materia è destinata alla gloria, ogni albero, ogni acqua e ogni creatura sono parte di un disegno che il Mistero porterà a compimento. Non siamo padroni, ma custodi di una bellezza eterna. 

Guai a voi, dunque, se chiudete gli occhi davanti al fratello che soccombe! La Risurrezione ci chiama non alla rassegnazione, ma all'azione coraggiosa. Il Cielo è già iniziato qui, nelle nostre mani che si aprono e nei nostri piedi che percorrono le vie della giustizia.

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