lunedì 30 marzo 2026

La profezia della tavola aperta

 



 

Paolo Cugini

 

 

E qui fecero per lui una cena (Gv 12,2).

Udite la voce che grida nel deserto delle nostre solitudini: il Regno di Dio non ha mura, ma ha una tavola. Non cerchiamo l’Altissimo solo nei templi di pietra o nei rotoli polverosi della legge, perché Egli ha scelto il profumo del pane e il calore del vino per farsi carne tra noi.

Ecco la profezia: verrà il tempo, ed è questo, in cui comprenderemo che ogni pasto è un’occasione di salvezza. Gesù non ha convocato concili, ha apparecchiato mense. Egli ha inaugurato un nuovo stile di vita che non passa per la dottrina astratta, ma per la qualità del guardarsi negli occhi mentre si spezza il cibo. La tavola è il luogo dove le maschere cadono e l’anima si spoglia.

Guardiamo chi siede accanto al Maestro! La profezia scuote le nostre gerarchie: non ci sono posti riservati per i giusti. Attorno a Lui, l’umanità intera si mescola in un abbraccio scandaloso. La prostituta e il fariseo, il peccatore e il dottore della legge condividono lo stesso spazio. Non è un circolo per privilegiati, ma l’arca di Noè della nuova alleanza, dove ogni naufrago trova ascolto. Nessuno è escluso dal desiderio dell’Amore venuto in mezzo a noi; l’unico requisito per sedersi è la fame di verità.

Chi siede alla tavola di Gesù non resta mai lo stesso. È questa la promessa: ci si siede curvi e ci si alza integri; ci si siede stranieri e ci si alza fratelli e sorelle. Come i discepoli di Emmaus, i nostri occhi sono velati lungo il cammino, ma si aprono improvvisamente nel gesto dello spezzare il pane. Lì, nel ritmo della condivisione, il Cristo non è più un ricordo, ma una presenza che incendia il cuore.

Svegliati, popolo di Dio! L’Eucaristia non è un precetto da osservare per dovere, né un rito da consumare in isolamento. Essa è il grido di desiderio dell’anima che cerca il suo Creatore. È il sacramento del legame, l’officina dove si tessono i lacci dell’amicizia più profonda.

Andiamo alla Messa domenicale non per timore, ma per rinsaldare l’alleanza dei cuori. Andiamo per dire ai nostri fratelli e sorelle: "Io ho bisogno di te per vedere Gesù". La Chiesa del futuro o sarà una comunità di amici attorno a una mensa, o non sarà.

Sediamoci, dunque. Ascoltiamo. Lasciamoci conoscere. Perché in quel pezzo di pane spezzato non c’è solo la presenza del Mistero, c’è tutta la nostra umanità finalmente ritrovata e amata.

 

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