sabato 14 marzo 2026

Il Segno della vacuità

 



Paolo Cugini

 

Perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato (Lc 18,14).

 

Ascoltate, nazioni del cuore, e prestate orecchio, cercatori dell’Assoluto. Viene il tempo in cui dobbiamo distinguere la luce che rischiara dalla vana gloria che acceca. Poiché vi dico: esiste una religiosità che non è ascesa, ma caduta nell’abisso del proprio riflesso. È la religione dell’auto-esaltazione, un tempio costruito non per l’Eterno, ma per il piedistallo dell’io. Essa riempiono l’uomo e la donna di se stesso, satura le sue vene di un orgoglio che gonfia il petto ma inaridisce l’anima. È un veleno travestito da incenso.

Ma il Mistero, quel Fuoco che non si consuma, non abita nel pieno, ma nel vuoto. Il vero contatto con l’Infinito non aggiunge strati di presunzione, ma strappa via le vesti dell’ipocrisia. È la Kenosi: lo svuotamento santo, il deserto interiore dove finalmente tace il rumore dell’ambizione. Perché cercate di scalare il cielo portando sulle spalle il peso del vostro orgoglio? Non sapete che la porta del Tempio è bassa, e solo chi si china può attraversarla? Chi si gonfia non può entrare; chi si eleva sopra gli altri si preclude l’abbraccio dell’Altissimo.

Perché possiamo dire che l’umiltà è il segno certo dell’incontro? Perché l’umiltà non è debolezza, ma spazio sacro. Essa è il grembo che si rende concavo per accogliere la Parola. In un cuore autocentrato non c’è posto per il Mistero, né per il fratello, n´per la sorella: c’è solo il monologo sterile di un re senza regno.

L’uomo e la donna che hanno incontrato davvero il Mistero li riconosci dal passo: è docile, non calpesta. È attento, non ignora. Egli sa che ogni respiro è un dono gratuito, non un merito conquistato. Non esibisce la sua pietà come un trofeo, perché chi ha visto il Sole non ha più bisogno di accendere piccole luci per farsi guardare. Nel cuore dell’orgoglioso abita una tensione perenne. Egli è schiavo del giudizio, mendicante di approvazione, pronto a umiliare l’altro per sentirsi più alto di un solo palmo. La sua è una pace armata, che trema a ogni vento di critica.

Nel cuore dell’umile abita la quiete del mare profondo. Egli non cerca il plauso del mondo, perché il suo nome è già scritto nel silenzio del Mistero. Gli basta fare il bene, come il fiore emana profumo senza chiedere chi lo annuserà. Sia dunque questo il vostro discernimento: se il cammino che segui ti rende aspro, giudicante e tronfio della tua presunta santità, fuggi! Quella non è la via del Mistero, ma il labirinto del tuo ego.

Il cammino dello Spirito è pace, mitezza e giustizia. È il ritorno all'essenziale. Svuotiamoci, dunque! Togliamoci l’ingombro del nostro io affinché l’Invisibile possa finalmente prendere dimora, abitare le nostre membra e trasformare il nostro orgoglio in polvere, e la nostra polvere in luce.

 

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