martedì 17 febbraio 2026

NON COMPRENDETE ANCORA?

 




Paolo Cugini

 

 

E disse loro: Non comprendete ancora? (Mc 8,21).

Non deve essere stato facile per i primi discepoli e discepole seguire quell’uomo di Nazaret. Spesso immaginiamo il loro "sì" come un percorso lineare, ma la realtà era fatta di una fatica psicologica e spirituale enorme. Seguivano Gesù, avevano abbandonato reti e sicurezze, eppure la distanza tra la proposta del Maestro e il loro vissuto era abissale. Non era solo una questione di comprensione intellettuale; si trattava di scardinare un intero universo simbolico costruito in secoli di storia.

Nelle menti dei contemporanei di Gesù pesava l’eredità di un paradigma cultuale rigido. La fede era intesa come un sistema di sacrifici, prescrizioni e doveri. Al centro sedeva l’immagine di un Dio esigente, un sovrano che non perdonava i trasgressori e che minacciava pene eterne. In questo contesto, la religione era diventata uno strumento di controllo sociale. I capi religiosi avevano edificato un muro tra il sacro (relegato nel tempio) e il profano (la vita quotidiana del popolo). Questo Dio deformato era, di fatto, un antagonista dell’uomo, un’entità che serviva a giustificare le logiche di potere dei signori del tempio. Il rischio di ridurre Dio a un giudice severo è una tentazione costante nella storia delle religioni.

Gesù irrompe in questo scenario con una forza sovversiva. Definisce il modo di intendere la religione dei farisei come un lievito cattivo, un fermento negativo capace di contaminare tutta la massa. La sua risposta non è una nuova legge, ma una rivelazione: Dio è Padre ed è misericordia infinita. Mentre il tempio imponeva precetti, Gesù apriva cammini di liberazione. Con Lui, la separazione tra sacro e profano crolla definitivamente. In Cristo, il sacro entra nel tempo e nella carne: tutto viene sacralizzato e nulla deve essere più sacrificato. È la vittoria della vita sulla morte e dell’amore sull’odio.

Perché i discepoli faticavano a capire? La risposta risiede in quella che potremmo definire una colonizzazione dell’immaginario. Per troppo tempo avevano assimilato il veleno dei capi religiosi, arrivando a scambiare le tradizioni umane per Parola di Dio. Smascherare questa mistificazione fu l’atto più coraggioso di Gesù, ma anche quello che scatenò l’odio del potere costituito. Un Dio che perdona tutto e tutti non è funzionale a chi vuole sottomettere il popolo attraverso la paura.

La misericordia non è un buonismo a buon mercato, ma la forza che distrugge le logiche di potere.

Entrare nel cammino del Vangelo, oggi significa accettare la stessa sofferenza dei discepoli: lo sforzo di spogliarsi della vecchia religione fatta di paura e contrattazione con il divino. Il passaggio è radicale: passare dal Dio-Tiranno al Dio-Amore. Solo accettando questa spoliazione ci si può rivestire della luce del Mistero della misericordia, trasformando la fede da un elenco di obblighi a un’esperienza di autentica libertà.

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