lunedì 3 agosto 2026

ATTRAVERSRE LE TEMPESTE DELLA VITA

 




Paolo Cugini

 

 

La notte scende piano sulle cose e le spoglia delle loro sicurezze. Ciò che di giorno sembrava chiaro, ordinato, persino controllabile, nel buio assume contorni incerti. Anche il cuore, allora, somiglia a una barca lontana dalla riva: porta con sé il peso delle decisioni prese, dei progetti iniziati, delle promesse pronunciate, ma basta un vento improvviso perché tutto sembri vacillare.

Nella vita quotidiana non occorrono grandi catastrofi per spaventarci. A volte basta una parola storta, un contrattempo, una delusione, un piccolo problema che non avevamo previsto. Ci scopriamo fragili proprio là dove pensavamo di essere forti. Vorremmo che il cammino fosse lineare, che ogni cosa procedesse secondo il disegno pensato, senza scosse, senza interruzioni, senza onde. Ma la realtà non obbedisce al nostro desiderio di controllo: porta con sé turbamenti improvvisi, tempeste inattese, situazioni che non avevamo calcolato e che spesso ci disorientano.

Ed è proprio dentro questa notte agitata che appare l’immagine decisiva: Gesù cammina sulle acque in tempesta. Non elimina subito il vento, non cancella immediatamente la paura, non trasforma il mare in una strada asciutta. Cammina dentro ciò che spaventa. Avanza là dove noi vediamo solo pericolo. La sua presenza insegna che la vita spirituale non consiste nell’evitare ogni tempesta, ma nell’imparare ad attraversarla senza lasciarsi sommergere.

Camminare sulle acque significa custodire un centro quando tutto intorno si muove. Significa non identificare il problema con l’intera realtà, non lasciare che una difficoltà diventi il nome definitivo della nostra vita. La tempesta è reale, il vento è contrario, la notte è fitta, ma non sono il tutto. C’è una riva verso cui andare, una meta da non perdere, una profondità da guardare oltre la superficie agitata degli eventi.

Per questo la vita spirituale educa lo sguardo. Ci insegna a fermarci, a respirare, a distinguere ciò che passa da ciò che resta. Ci aiuta a non reagire solo con il panico, ma con una calma conquistata, con una serenità che non nasce dall’assenza dei problemi, bensì dalla certezza che nessuna onda può avere l’ultima parola. Quando lo sguardo rimane fisso sulla meta, il cuore ritrova orientamento anche nel buio.

Ma camminare sulle acque in tempesta non s’improvvisa. È il frutto di un lungo lavoro interiore: conoscersi, riconoscere le proprie paure, misurare le proprie forze, elaborare progetti di vita sapendo che ogni progetto dovrà fare i conti con l’imprevisto. La fede non ci rende invulnerabili, ma ci rende più profondi. Non ci sottrae alla notte, ma accende in essa una direzione. E allora, anche quando il mare si agita e il vento sembra più forte della nostra volontà, possiamo imparare a non fuggire, a non affondare, a camminare passo dopo passo sopra ciò che prima ci faceva paura.

 





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