lunedì 20 aprile 2026

LA GRATUITA' INCENDIA IL CUORE

 

Paolo Cugini

 

Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna (Gv 6,27).

Udite, o cercatori di ombre, poiché il tempo del compiacimento volge al tramonto.

Così parla la Voce che grida nel deserto delle vostre istituzioni: "Perché consumate i vostri giorni nel recinto del tempio, affannandovi in riti vuoti e occupazioni che il vento disperderà come pula?"

Vedo una generazione che ha trasformato il sacro in un mercato del bisogno. Ci accostiamo all'altare non con il cuore aperto, ma con la pancia vuota, cercando un Dio che sia soltanto un risolutore di problemi, un guaritore a comando, un garante del nostro benessere materiale. Questa è la religione della fame passeggera: una volta saziati, una volta rimosso l'ostacolo dal nostro cammino, volteremo le spalle alla sorgente per correre altrove, verso nuovi idoli di comodità.

Guai a chi riduce il Mistero a una funzione sociale! Stiamo costruendo case sulla sabbia, convinti che fare molte cose nella Chiesa equivalga a vivere. Ma la vita vera non si misura dal rumore delle nostre attività, bensì dal silenzio del nostro desiderio.

Esistono due cibi, e oggi siamo chiamati a scegliere: c'è l'alimento che perisce, mosso dall'interesse e dalla brama di riempire i vuoti del quotidiano. È il cammino di chi usa Dio per servire se stesso. E c'è l'alimento che dura per la vita eterna. È il pane di chi è mosso dalla sete di verità, di chi sente nelle proprie viscere il fremito di una vita diversa, più profonda, non incatenata alla necessità delle cose che si toccano.

La proposta del Figlio dell'Uomo non è un anestetico per i nostri affanni, ma un incendio per la nostra anima. Egli non ci chiama a stare in un luogo, ma a diventare un luogo: uno spazio di gratuità e di amore. Solo chi scende nell'abisso della propria ricerca interiore troverà la chiave per guardare il mondo con occhi nuovi.  Svegliamoci! Non scambiamo la salvezza con la soluzione. Il cammino del desiderio ci attende: è l'unica via che conduce fuori dal labirinto dell'ego verso l'orizzonte della luce vera.

L'ora della religione del dovere è tramontata sotto il peso del proprio formalismo; essa è il tempio dei mercanti dove ogni preghiera è un acconto e ogni sacrificio un investimento. La gratuità non è un accessorio della fede, ma il suo unico respiro profetico: è l'irruzione dell'Incondizionato in un mondo schiavo del do ut des.

La religione del dovere si fonda sulla norma, un argine che rassicura ma che non salva. Il profeta grida che Dio non cerca funzionari del sacro, ma amanti feriti dalla nostalgia. La gratuità trasforma il rapporto con l'Assoluto: non si agisce per ottenere, ma perché si è già ricevuto. È la teologia dell'eccedenza: il vaso di nardo spezzato che non calcola lo spreco perché ha riconosciuto l'Amore. Il dovere genera l'illusione del merito, la pretesa che l'uomo possa mettere Dio in debito. Ma la gratuità è la morte dell'ego religioso. In senso teologico, essa afferma che la grazia precede sempre la risposta. Mentre il dovere misura il passo, la gratuità abilita il volo; essa svuota le mani dell'uomo affinché possano essere riempite non dal salario del giusto, ma dal dono gratuito del Padre.

Chi vive la religione del dovere è un servo che teme il castigo o brama il premio. Chi vive la gratuità è un figlio che agisce per pura gioia. Questa è la vera sovversione profetica: la gratuità libera l'etica dal ricatto. La gratuità è l'unica forza capace di spezzare la catena della necessità. Sulla croce muore definitivamente la religione del contratto. La religione del dovere costruisce muri di pietra; la gratuità profetica apre varchi di luce. Il dovere interroga la coscienza, la gratuità incendia il cuore.

Nessun commento:

Posta un commento