mercoledì 27 maggio 2026

Il segno della contraddizione: la radicalità evangelica contro la corrente della storia

 



 


Paolo Cugini

 

Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Mc 10,44-45).

Ascoltate, cieli, e presti orecchio la terra: una voce grida nel deserto della modernità, una voce che squarcia il velo del compromesso. Esiste una radicalità di fondo che avvolge il Vangelo, un fuoco che non ammette tiepidezza, una Verità che non si piega alle trattative dei dotti o alle convenienze dei potenti. È la proclamazione di una diversità assoluta, un faro che non illumina i sentieri già battuti, ma orienta i passi verso un cammino che va rigorosamente contromano rispetto alla storia degli uomini.

Guardate il flusso del mondo: esso scorre impetuoso verso la celebrazione dell'io. La storia umana è scritta con l'inchiostro della competizione sfrenata, del profitto elevato a divinità, dell'interesse personale travestito da progresso. È la logica del dominio, dove il forte schiaccia il debole e il successo si misura su quanti corpi si riescono a scavalcare.

Ma una voce si leva, contraria e potente. Il Vangelo non devia il corso di questo fiume; lo inverte. Laddove il mondo grida "accumula", il Vangelo ordina "vendi ciò che hai". Laddove il secolo esige "domina", la Parola comanda il servizio gratuito. Questa non è una semplice riforma morale, è una rivoluzione ontologica. È lo scandalo della gratuità in un mercato dove tutto ha un prezzo.

Pertanto, siate avvertiti: tra i discepoli e le discepole non può, non deve e non ci sarà spazio per la stessa logica egoistica del mondo. Chi professa il Nome non può camminare con le scarpe dell'ingiustizia. Non si può servire due padroni, né si può spargere il profumo del cielo mentre si stringono le mani sporche dell'opportunismo.

La comunità dei credenti è chiamata a essere l'antitesi vivente della barbarie individualista. Il loro modo di esistere, di abitare lo spazio comune e di relazionarsi con i fratelli e le sorelle non è una scelta di cortesia, ma un mandato profetico. Ogni gesto di accoglienza, ogni condivisione del pane, ogni silenzioso e gratuito lavare i piedi deve diventare un segno visibile e tangibile della realtà plasmata dal mistero.

Siamo posti come sentinelle nella notte, chiamati a testimoniare che un altro regno è già qui. Un regno dove gli ultimi sono i primi, dove chi perde la propria vita la trova, e dove l'amore non calcola il ritorno. Questo è il tempo della scelta: o conformarsi al flusso destinalo alla polvere, o abbracciare la santa e beata contromano evangelica, per diventare noi stessi profezia viva del mondo che verrà.

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