Visualizzazione post con etichetta diario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diario. Mostra tutti i post

sabato 18 maggio 2024

CHE COSA TI ASPETTAVI?

 



Lc 7, 31-35: anche tu, Gesù sei rimasto sconvolto. Anche Tu ci sei rimasto male per aver incontrato l’uomo, l’umanità così distratta, senza voglia di niente, così immersa nell’egoismo. Pensavi che fosse differente, che fossero bastate due parole ben dette, alcuni gesti eclatanti per chiamare la loro attenzione. E invece ti sei trovato dinnanzi questo popolo chiuso, questa gente accecata dall’orgoglio, questa umanità senza vita, senza speranza, senza la volontà di camminare, di crescere.

La fede in Te, allora si manifesta con il desiderio di camminare, di cercare. Tu non sei nelle persone pigre, accomodate, arroganti. Per questo oggi Ti stupisci per quella mancanza di vita, di gioia, di ricerca che hai incontrato nella gente. Mi chiedo però, che cosa ti aspettavi? Pensavi, forse, che fosse facile risuscitare dei morti? È più facile resuscitare Lazzaro che un indifferente, uno che dalla vita non si aspetta più nulla e che per di più frequenta la Messa. Ci sono mille contraddizioni in questa umanità dispersa, in cui l’egoismo e l’orgoglio la fanno da padroni. Solamente un amore enorme come il tuo, può svegliare questo popolo avvelenato dall’egoismo. Solamente un amore che non indietreggia dinnanzi a nulla può distruggere le resistenze dell’ignoranza e dell’indifferenza. Solamente un amore così, può diventare quella luce che sconfigge le tenebre.

E allora se è stato così duro e difficile per Te, puoi comprendere che cosa significhi per me annunciarti. Tu mi insegni che per questo cammino non si può confidare con nessuno. Mi insegni che il lavoro da compiere, lo sforzo enorme da fare è mantenere pulita costantemente la propria anima, la propria coscienza, affinché lo Spirito Santo possa agire. Mi insegni che in questo cammino durissimo si può confidare solo con il Padre, che occorre tenere lo sguardo fisso su di Lui, che è questo sguardo che purifica la coscienza, la libera, la rende coraggiosa e piena di volontà. 

(dai diari)

venerdì 19 agosto 2022

E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI

 



Paolo Cugini

 

E nessuno se lo aspettava. È vero che era da molto tempo che si diceva che sarebbe venuto: ma proprio ora? E nessuno lo rispettava anche perché, chi è che pensa più a Dio, chi è che fa spazio a Dio, nel suo cuore, nel proprio cuore così pieno di tante cose, forse tutte buone, vere sante, ma che si rivelano tutte vuote dinnanzi a colui che “è venuto ad abitare in mezzo a noi”? Perché Lui di fatto è venuto, ma è venuto in un modo tanto naturale, normale, che nessuno se l’aspettava e, per di più, nessuno l’ha riconosciuto.

Al massimo ci si aspettava che venisse dalla parte dei ricchi, dei potenti, e invece è arrivato dall’altro lato, dalla parte della cantina; è venuto povero, dalla parte dei poveri. È stato così inatteso, così una sorpresa, che anche oggi, sebbene tutti parlino di Lui, nella realtà pochi sanno che c’è, o per lo meno che è arrivato, anche perché nessuno lo vuole vedere là. Nessuno mette il naso nella puzza dei poveri. Può darsi che qualcuno il naso ce lo metta pure, ma per poi tirarlo via subito. È Lui, il Figlio di Dio, il Kurios, il Signore della storia, che ha riempito il Kairos con la sua presenza: Lui è là, povero tra i poveri, escluso tra gli esclusi, in silenzio. Perché da quando è morto tace.

È chiaro che i morti non parlano, ma poi è risuscitato, è apparso, ha mandato il Suo Spirito. E lo Spirito non lo vedi se non ci credi, se non credi che è arrivato alla sua maniera e non alla nostra; lo Spirito non si vede e non si crede che è venuto ad abitare in mezzo a noi, che si è fatto uomo, che si è abbassato, si è fatto piccolo, povero, che si è umiliato, che si è rinnegato. Lo Spirito non lo vediamo se non crediamo a queste verità, che sembrano assurde, ma che sono tutte vere, vere perché scritte e le troviamo tutte nel Vangelo. E il Vangelo è lì alla portata di tutti, è facile da leggere, non ci vuole molta intelligenza per capirlo.

Ci vuole un po’ di amore, un po’ di amore per Dio e allora qualcosa lo capiamo; ci vuole un po’ di amore per Lui e allora tutte quelle cose che ci sembrano strane all’improvviso ci sembrano più chiare. Anche perché con un po’ di amore per Dio, ci viene voglia di viverle quelle parole. Ci viene voglia di sperimentarle, di cercarle nella nostra vita, di metterle alla prova. E con un po’ di amore per Dio scopriamo che quelle parole sono proprio vere. E non ci vuole un teologo che ci venga a dire che quelle parole lì, in quel libro così piccolo, sono vere: basta la nostra vita. E se per qualcuno la nostra vita è meschina, è cosa da poco, scopriamo che per Lui, il Figlio di Dio, colui che è venuto ad abitare in mezzo a noi, colui che si è fatto piccolo, umile, colui che si è abbassato al nostro livello, proprio Lui la nostra piccola vita non la trova inutile, ma bella.

A Gesù piace la nostra vita anche perché ce l’ha donata Lui. A Gesù piace la nostra vita e ci carica sulle sue spalle, ci porta con sé, perché sa che siamo deboli, che se anche leggiamo le sue semplici parole non riusciamo a viverle fino in fondo, perché siamo deboli. Ma Lui non ci fa una piega, ci prende con la nostra puzza e ci carica sulle sue spalle ed è lì, da quella posizione privilegiata che non tutti possono permettersi – perché bisogna avere peccato per essere portati sulle spalle di Gesù (e chi non ha peccato tiri la prima pietra); bisogna averne fatte delle grosse perché Gesù lasci le 99 pecore per venirci a prendere; bisogna essere fuggiti, perché Lui si scomodi e corra a prenderci per gettarci sulle sue spalle – ed è sulle sue spalle che scopriamo che anche lui non profuma, che anche lui puzza, ed è la puzza di sudore, la puzza dei poveri, che non si lavano, non perché non ne hanno voglia, ma perché non c’è tempo. Perché il tempo è per lavorare e per cercare lavoro, il tempo è per pulire la casa e accudire ai figli, il tempo è per amare. E allora scopriamo, lì sulle sue spalle, che anche Lui ha i nostri problemi con il tempo, che anche Lui sta lavorando per noi suoi figli; che anche Lui sta sudando per noi suoi figli; che anche Lui sta pulendo la casa per accogliere noi suoi figli: scopriamo che Lui ci ama.

E poi ci mette giù, ci mette a terra perché camminiamo tranquilli; e poi ci mette a terra perché possiamo finalmente camminare con le nostre gambe. E appena tocchiamo terra ci ricordiamo di Lui, della sua puzza, del suo sudore, del suo amore. Ci ricordiamo delle sue mani forti, del suo esserci venuto a cercare. E allora una volta a terra ci mettiamo a cercarlo. Da cercati a cercatori (esercitazioni peguyane, diario 2000). 

venerdì 1 maggio 2020

IL SENSO DELLA MISSIONE





Meditazioni spirituali dal diario del 2003

Paolo Cugini


“La messe è molta ma gli operai sono pochi” (Mt. 9,37).
La messe fa riferimento al frutto che deve essere raccolto. Non è l’inizio, ma la fine del lavoro. Gesù dice che mancano operai per questo lavoro conclusivo: che cosa significa?

Nel Vangelo di Matteo è descritta l’azione di Gesù in Parole (5-7) e opere (8-9). Al termine di questo lavoro estenuante Gesù constata che mancano persone idonee a raccogliere il frutto del suo lavoro. Senza dubbio la parola e l’azione di Gesù hanno prodotto nei cuori degli ascoltatori frutti di conversione. Si tratta ora di raccogliere questi frutti, rafforzando la fede di coloro che sono stati stimolati dall’annuncio della Parola, incoraggiandoli a continuare, e così via. Ciò significa che, senza ombra di dubbio, chi sta seminando nelle coscienze è venuto dal Verbo è il Signore, è lo Spirito Santo: ciò è fuori discussione. Ciò che agli occhi di Gesù sta mancando è qualcuno capace di raccogliere questo grande frutto: la messe è grande. Il fatto che la messe è grande significa anche che il seme della Parola non è qualcosa di esclusivo, ma agisce in qualsiasi persona che rimane attenta all’annuncio.

Per questo Gesù chiama i suoi discepoli e li manda a raccogliere. Non può essere qualsiasi persona a raccogliere questi frutti: deve essere un discepolo mandato da Gesù.

Discepolo è colui che ha fatto una scelta, che si è deciso di seguire Gesù con tutto se stesso, che ha abbandonato il proprio passato per stare con il Signore. In secondo luogo deve essere mandato: il Padre invia Gesù, Gesù invia i discepoli, la chiesa invia i ministri. Il fatto che Gesù invia dice che Lui stesso fa una scelta. In Luca Gesù sceglie tra settantadue e ne manda dodici. Ci deve essere un cammino di discernimento. C’è un cammino di discernimento che Gesù compie con i suoi discepoli, per capire che può assumere questo compito di raccogliere la messe. E poi Gesù inizia: ciò significa che l’azione missionaria è una risposta ad un mandato, e non è una mia libera iniziativa. Perché è così importante questo aspetto? Perché se ricevo un mandato, devo inseguito mostrare il lavoro che sono inviato a compiere. Quando non c’è discernimento, quando non c’è un mandato effettivo il lavoro di evangelizzazione diventa a servizio del mio orgoglio e del mio egoismo. E così quando non mi soddisfa più lascio stare.

Nel mandato Gesù consegna dei compiti ben specifici. C’è in primo luogo una direzione da prendere. Non si annuncia il Vangelo a qualsiasi persona. In primo luogo ci sono i dispersi della casa di Israele. Attualizzando il versetto si può dire che, è necessario rivolgersi prima di tutto ai battezzati dispersi. In secondo luogo c’è una serie di elementi da tenere in considerazione; “Curate gli ammalati, risuscitate i morti, purificati i lebbrosi, espulsate i demoni”.

È un rapporto autentico con la vita che il discepolo è mandato a instaurare. Ciò che gli è chiesto è sgombrare il terreno da ciò che rende difficile lo sbocciare, il crescere della vita. È chiaro che se vedo qui soprattutto il senso spirituale. Malattia, morte, lebbra, demoni indica quelle situazioni esistenziali che non permettono alla Parola di Dio di crescere. Qui diventa evidente che non può essere qualsiasi persona a incontrare questa realtà. Il discepolo inviato a mietere è messo in contatto con una realtà impastata di peccato, di morte, di perdizione. Ci vuole allora molta fede, molta forza interiore. È necessario un legame fortissimo con Dio: per questo il mandato. Il mandato dice di un cammino che c’è stato, un rapporto che si è consolidato, delle rinunce che sono avvenute, delle scelte fatte. Il mandato dice di una vita nuova che è stata accolta e che ora è inviata a contatto con una realtà di peccato, di morte.