giovedì 20 agosto 2026

Il Mistero si dona

 

Per comprendere il Mistero non serve l'arroganza del sapere, ma sono necessari l'umiltà, il silenzio e l'ascolto.


Paolo Cugini

 

 

Al tramonto, quando la luce si ritira lentamente dalle cose e il mondo sembra trattenere il respiro, comprendiamo che non si entra nel Mistero con passo rumoroso, come si varcherebbe la soglia di una taverna qualsiasi o di una spelonca di ladri. Il Mistero non è un luogo da profanare con curiosità frettolosa, né un oggetto da possedere con parole altisonanti. Chiede accortezza, attenzione, silenzio; soprattutto, chiede una grande umiltà. Solo chi accetta di deporre le proprie sicurezze, di lasciare sulla soglia l’arroganza del sapere e l’illusione del controllo, può cominciare a intravedere qualcosa della sua presenza discreta.

C’è infatti un cammino da compiere, fatto non di gesti spettacolari, ma di scelte quotidiane, spesso piccole e nascoste. È un cammino provocato dal desiderio intimo di conoscere se stessi, di scendere nelle profondità della vita interiore, di sottrarsi alla banalità e alla superficie che consumano i giorni senza rivelarne il senso. Ogni scelta sincera, ogni rinuncia all’apparenza, ogni atto di ascolto diventa allora una pietra posta sul sentiero. Non si procede per conquista, ma per fedeltà; non per impazienza, ma per disponibilità.

Il Mistero, infatti, si nega all’approccio banale. Si sottrae a chi lo nomina senza tremore, a chi ne parla senza aver mai attraversato il deserto della propria anima, a chi lo riduce a tema di conversazione o a ornamento culturale. Quanta gente parla del Mistero senza che le proprie parole nascano da un percorso personale, da una ferita visitata, da una domanda custodita nel tempo. Ma il significato profondo del Mistero non si apprende sui libri di scuola né soltanto sui banchi di una facoltà: lo si intuisce camminando, scegliendo, cadendo e rialzandosi, lasciandosi educare dalla vita quando essa diventa maestra severa e luminosa.

Il Mistero si dona, non si conquista. È come l’ultima luce del giorno che non possiamo trattenere tra le mani, ma solo accogliere negli occhi. Tutto ciò che possiamo fare è lavorare dentro di noi, liberare spazio, sgombrare la stanza interiore da ciò che la ingombra, affinché, quando il mistero ci visiterà, possa trovare una dimora accogliente. Prepararsi al mistero significa diventare ospitali: imparare il silenzio, purificare il desiderio, educare lo sguardo a riconoscere ciò che non grida e tuttavia sostiene ogni cosa.

Il rischio, sempre presente, è quello di un incontro mancato. Una vita distratta, troppo occupata a inseguire ciò che passa, finisce per non accorgersi dell’essenziale che bussa piano. Ci consumiamo spesso in preoccupazioni inutili, in ambizioni fragili, in rumori che sembrano riempire il tempo e invece lo svuotano. E così il Mistero passa accanto a noi come il sole che scompare dietro l’orizzonte: non perché si sia negato definitivamente, ma perché i nostri occhi erano altrove. Per questo occorre vegliare, custodire il cuore, imparare a stare davanti alla vita con rispetto. Solo allora, nel crepuscolo delle nostre certezze, potremo forse riconoscere che il Mistero non è lontano: attende soltanto una casa libera, umile e silenziosa in cui poter abitare.

 

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