lunedì 28 settembre 2026

Oltre l’ombra, il volto

 




Paolo Cugini

 

Chi non è contro di voi, è per voi (Lc 9,50).

 

Nella notte, quando i contorni delle cose si fanno incerti e il rumore del giorno finalmente tace, anche i giudizi sembrano perdere la loro durezza. I volti che avevamo fissato dentro definizioni rigide tornano a essere mistero. Chi avevamo chiamato avversario, chi ci aveva ferito o contrariato, non appare più soltanto attraverso il gesto che ci ha fatto soffrire: nel silenzio affiora una profondità che le apparenze non riescono a contenere.

Imparare a valorizzare tutti significa educare lo sguardo a questa profondità. Non vuol dire negare il male, giustificare l’ingiustizia o cancellare le ferite. Significa, piuttosto, rifiutare che il limite di una persona diventi l’intera verità su di lei. In ogni uomo e in ogni donna dimora un’immagine segreta, una traccia del Mistero che nessuna ombra può spegnere del tutto. Cercarla è un atto di coraggio spirituale: richiede di attraversare la diffidenza, di oltrepassare il risentimento e di non consegnare nessuno alla prigione delle sue colpe.

La verità di un cammino interiore si rivela proprio qui, quando l’altro non ci è facile, quando la sua presenza risveglia in noi irritazione, paura o desiderio di distanza. È allora che comprendiamo se la nostra spiritualità è soltanto una parola luminosa o una forza capace di abitare la notte. Guardare oltre non è chiudere gli occhi: è aprirli più profondamente, fino a scorgere, accanto a ciò che respingiamo, il bene ancora nascosto, la possibilità non compiuta, il seme che attende pazienza per germogliare.

Nessuno di noi, del resto, è soltanto luce. Guardarsi in faccia significa riconoscere le proprie zone d’ombra senza vergogna e senza compiacimento. Portiamo con noi fragilità, contraddizioni, impulsi che vorremmo non avere; eppure, proprio l’accettazione sincera di questa realtà può diventare l’inizio della trasformazione. Chi ha imparato a non disprezzare la propria imperfezione riesce più facilmente a non disprezzare quella altrui. Sa che accogliere non significa lasciare tutto immutato, ma offrire a sé e agli altri lo spazio necessario per cambiare.

Così persino l’ostilità può diventare una soglia. L’altro, l’altra, con la sua resistenza e la sua durezza, porta alla luce ciò che in noi domanda ancora cura: l’orgoglio ferito, l’impazienza, il bisogno di avere ragione, la paura di non essere riconosciuti. Se non fuggiamo da questa rivelazione, il conflitto può trasformarsi in una domanda: che cosa posso comprendere, pur senza rinunciare alla verità? Che cosa posso migliorare in me, pur continuando a chiamare il male con il suo nome?

Un mondo migliore nasce forse da questo sguardo paziente: non da persone perfette, ma da persone in cammino, capaci di accogliersi senza smettere di trasformarsi. Nella grande notte del mondo, ciascuno custodisce una piccola luce. Vederla nell’altro, soprattutto quando sembra più lontana, è già un modo per proteggerla; camminare insieme verso di essa è il principio di una fraternità reale. E mentre l’alba tarda ancora, possiamo imparare a non chiamare nemico nessun volto, perché ogni volto, nell’intimo, porta una promessa che chiede di essere riconosciuta.

 

Nessun commento:

Posta un commento