Paolo Cugini
Toccò
il suo mantello (Mc 5, 27).
Udite,
o genti, il lamento che sale dalla valle dell'ombra, poiché per dodici lunghi
inverni il sangue ha bagnato la terra come una fonte che non conosce riposo.
Una figlia d’Israele ha consumato i suoi giorni nel deserto dell’isolamento,
avvolta in una veste di dolore che nessuno sguardo poteva consolare, poiché il
suo male era come un sigillo di cenere sulla sua giovinezza. Ma ecco che, nel
silenzio della disperazione, un soffio di vento ha portato l'eco di una
promessa: "Egli è giunto dalla Galilea".
Così
parla lo Spirito: non c’è cammino se prima non vedi il fango sui tuoi calzari.
La donna guardò l'abisso della sua ferita e comprese la sua nudità; solo allora
il suo cuore divenne un altare acceso dalle parole che narravano di ciechi che
vedono e di lebbrosi mondati. Una speranza nuova, come un germoglio tra le
rocce, ha spinto i suoi passi verso Colui che cammina tra la folla.
Ecco
che vi annuncio una verità avvolta dal fuoco del cielo: la sofferenza che abita
le notti più lunghe del cuore umano è il seme nascosto da cui germoglia la
fede. Non c’è pianto che cada invano, né deserto che non possa fiorire sotto il
soffio dell’Altissimo. Come la donna che, nel buio del suo silenzio, trasforma
la vergogna in desiderio di salvezza, così ciascuno di noi è chiamato a
riconoscere la propria ferita come la soglia di un incontro che cambia le sorti
del tempo.
Ecco,
io vi dico: la fede non è un grido fragoroso, ma il tocco invisibile di una
mano che cerca la Vita. Non temete la ressa che soffoca, né la distanza che
scoraggia. Ella disse in cuor suo: "Se solo sfiorerò il confine della sua
veste, sarò salvata". E in quell'istante, il Mistero si è fatto carne e il
flusso della morte si è mutato in un fiume di grazia.
Chi
vuole comprendere il destino degli uomini, ascolti la voce che sussurra tra i
solchi della storia: la salvezza non discende dallo splendore dei palazzi, ma
germina nell’umiltà di chi tende la mano nella notte. Come rugiada sull’erba
arsa, la misericordia avvolge chi osa sperare contro ogni speranza, e la fede,
come un filo invisibile, unisce la creatura al Creatore nel segreto di un gesto
umile e ardente.
Alzate
lo sguardo, poiché la salvezza non è lontana: essa giace nella consapevolezza
di chi siamo e nel coraggio di toccare il lembo del Mistero che passa nelle
vostre strade. Non lasciate che il rumore del mondo soffochi la voce che vi
invita a credere nell’impossibile; il giorno della grazia è vicino a coloro che
sanno riconoscere, nella polvere di ogni giorno, il passaggio silenzioso del
Santo.
E
così sia: poiché dove il dolore incontra la speranza, e l’anima si apre come la
terra assetata alla pioggia, là il Mistero risponde, e la Vita scorre nuova,
limpida e senza fine.
Nessun commento:
Posta un commento