giovedì 17 maggio 2018

UNA SOLA COSA TI MANCA



Marco 10, 17-30

Paolo Cugini

Mentre Gesù andava per la strada” (Mc 10, 17). Il ministero di Gesù, se così lo vogliamo chiamare, si svolge sulla strada, in un continuo movimento verso Gerusalemme. Strada come luogo per eccellenza dell’incontro, della disponibilità a lasciarsi incontrare, senza filtri, burocrazie, segreterie, o altro. C’è la disponibilità ad un contatto immediato, corpo a corpo, un’accessibilità a tutti. E’ la Chiesa in uscita che, senza dubbio, non l’ha inventata Francesco, ma nasce così, dallo stile di Gesù.

La richiesta del giovane ricco è la tipica domanda che nasce da un contesto religioso, che stimola l’individualismo borghese. E’ la ricerca di una salvezza individuale, esattamente come hanno insegnato i dottori della legge, insegnamento che prima di provocare un cammino verso l’altro, tenta di soddisfare il proprio egoismo. C’è tutta una religione malata, che serve a questo gioco subdolo e ambiguo, che si serve della dottrina per innalzare se stessi sugli altri, invertendo in questo modo l’autentico cammino di fede. Gesù, al contrario, è venuto ad annunciare il Regno dei cieli, mostrando con il suo stile di vita la possibilità di realizzare un pezzo di cielo nelle relazioni nuove, che si possono instaurare tra discepoli e discepole che accolgono la sua Parola. Relazioni non più basate sul possesso, sull’interesse personale, ma sul dono di sé, sulla gratuità, la ricerca della giustizia. La Chiesa, d’altronde, dovrebbe essere proprio questo, vale a dire, uno spazio di umanità differente, nella quale chiunque si sente accolto, senza alcuna discriminazione.

Non è un caso che Gesù, interpellato dal giovane in cerca di gloria religiosa, risponda indicando come cammino da compiere solamente i comandamenti che implicano una relazione, tralasciando gli altri. Del resto, è questo il senso del suo messaggio che troviamo nella buona novella: attraverso di Lui e con Lui, è possibile compiere quel cammino che ci aiuta ad uscire da una vita incentrata su noi stessi per vivere per il Signore e per i fratelli e le sorelle che pone sul nostro cammino (Cfr. 2 Cor 5, 15).

Una sola cosa ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi” (Mc 10, 22). Forse aveva regione Origene a sostenere che, in realtà il giovane ricco non era altro che un bugiardo, perché è impossibile rispettare i comandamenti di Dio, che hanno nell’amore al prossimo il culmine, e non riuscire a condividere i propri averi con i fratelli e le sorelle. La verità del cammino che il Signore propone non consiste nell’osservanza di precetti, di regole o di gesti cultuali, ma nel dono di sé all’altro. La condivisione dei propri beni con i poveri significa la disponibilità alla costruzione di quel regno di giustizia intaccato all’egoismo umano. Una disponibilità che non si ferma alla superficie, ma che cerca di andare alla radice, alle cause.

E’ ascoltano Gesù e la su buona novella che ci rendiamo conto quanto la religione del tempio, che sostituisce la tradizione degli uomini alla Parola di Dio, sia ancora così presente nelle nostre comunità. L’accoglienza agli stranieri o l’attenzione nei confronti di ogni forma di emarginazione – vedi le persone LGBT – invece di trovarci pronti e disponibili, provocano invece tensioni e divisioni nelle comunità cristiane. E allora, quella tristezza narrata nel volto del giovane ricco, si trova spesso stampata anche nei nostri. Il Vangelo è strumento di salvezza, come ci ricorda san Paolo (Rom 1,16) proprio perché è capace di realizzare quello che dice. Ci libera dal peso di una vita concentrata su noi stessi per aprirci agli altri, che è forse l’unico modo per sperimentare la gioia che viene da Dio.

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