lunedì 7 gennaio 2019

ANDATE A VEDERE




Paolo Cugini


È questo il comando che Gesù dà ai suoi discepoli quando decide di dar da mangiare alla folla che durante tutto il giorno lo aveva seguito per ascoltare la sua Parola. Dinanzi all’insistenza dei discepoli nei confronti di Gesù di liberare la folla per permettere ad ognuno di ritornare nella propria casa Gesù risponde con la famosa frase: “Voi stessi date loro da mangiare”. Il testo di Marco dice che Gesù vide la folla ed ebbe compassione di loro perché erano come pecore senza pastore e il testo aggiunge: “si mise ad insegnare loro molte cose”, Lo smarrimento della folla muove Gesù all’insegnamento di quelle cose che possono aiutare le persone a comprendere il senso delle cose. Che cosa Gesù insegnava lo sappiamo molto bene dalle pagine precedenti, vale a dire annunciava loro il Regno di Dio.
 Gesù parlava alle folle di un modo diverso di stare al mondo, un modo nuovo di dare significato alle cose, alla vita quotidiana, Il modo nuovo è l’amore reciproco che sgorga dal Padre e si manifesta nell’attenzione al prossimo, nel perdono reciproco, nella misericordia che segna i rapporti nella comunità. Gesù non insegna delle dottrine come facevano i farisei, dottrine che scaturivano in norme e leggi rigide da seguire con imposte da pagare: Gesù insegna ad amare. È questo l’insegnamento nuovo che fa la differenza. Gesù non crea dei vincoli istituzionali con le persone che lo seguono, non le imprigiona a sé, ma insegna loro il cammino della libertà, della vita piena che è segnata dall’amore, dalla pace, dalla giustizia di Dio che è misericordia. Per questo ad un certo punto sente il bisogno di dare loro un pezzo di pane, come segno della validità delle sue parole e della sua attenzione. “Date voi stessi da mangiare” vuole dire proprio questo: una Parola che si trasforma in azione, in attenzione premurosa.

A questo punto è interessante analizzare il modo di procedere di Gesù. Il primo passo è il coinvolgimento dei suoi discepoli, vale a dire di coloro che lo stavano seguendo, che avevano abbandonato tutto per vivere con Lui. Gesù non agisce da solo ma coinvolge chi gli sta intorno, li responsabilizza. La seconda frase di Gesù è molto importante: “Quanti pani avete, andate a vedere”. Gesù parte dalla realtà e invita i discepoli a fare la stessa cosa. Gesù invita i discepoli a vincere le titubanze, le perplessità dinanzi alla proposta di Gesù, partendo dalla realtà, da quello che c’è, dal rendersi conto di ciò che c’è intorno, È questo il cammino non solo per vincere le paure dinanzi alle proposte percepite come impressionanti, ma anche per cancellare ogni forma di pregiudizio, ideologia. È il contatto con la realtà che ci permette di capire la dimensione del problema e affrontarlo in modo più sereno. I discepoli scoprono che c’è qualcosa: è poco, ma è pur sempre un punto di partenza. Partire dalla realtà per affrontare il problema nella sua novità, lasciandosi consegnare dal presente i possibili cammini da percorrere per risolverlo. Mi sembra questo un insegnamento notevole, che dovrebbe essere il primo frutto della vita spirituale: vincere la tentazione di risolvere i problemi che affrontiamo nella vita facendo ricorso a quello che già sappiamo, al già conosciuto, che spesso ci ostacola e non ci permette di conoscere ciò che veramente Dio ci mette dinanzi. Immergerci nella realtà per ascoltarla, per cogliere il Signore presente nella storia che desidera incontrarci e consegnarci le chiavi per entrare nella vita in un modo nuovo, nel modo che Lui ci vuole mostrare.
 “Andate a vedere”. Questo comando semplice e chiaro vuole dire che non ci sono dottrine previe che possono istruirci sul modo di vivere e soprattutto che possono aiutarci a risolvere i problemi quotidiani. Solo il nostro rapporto diretto con la realtà, senza filtri, facendo esperienza diretta, entrando in contatto con la realtà attraverso i nostri sensi, raccogliendo i dati e valutandoli con la nostra intelligenza. È questo che vuole il Signore dai suoi discepoli: persone che si mettono in gioco, che non si lasciano inibire dalle cose imparate in passato, ma che entrano in azione con tutto quello che siamo. In fin dei conti se Dio ci ha creati ognuno in modo originale è per mettere a disposizione e valorizzare questa originalità.