venerdì 29 maggio 2026

Tra il Tempio e il Vangelo

 




Paolo Cugini

 Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio (Mc 11,15-17).

 

Ascoltate, cieli, e ascolta, terra, perché il tempo del velo squarciato è giunto. Le pietre superbe che avete innalzato, i tetti d'oro che riflettono la luce del sole ma nascondono il buio del cuore, non sono la dimora dell'Altissimo. Il tempio non è la casa di Mistero, ma il monumento della religione degli uomini: una fortezza edificata non per avvicinare il Creatore alla Sua creatura, ma per misurare la distanza, per tracciare confini, per respingere.

Ecco la grande menzogna che i signori del sacro sussurrano nelle stanze del potere: che l’Assoluto si compri con il sangue dei sacrifici, che il Perdono sia una merce custodita da mani consacrate, che l'accesso alla Vita sia un privilegio per pochi giusti. Questa è la religione degli uomini, una gabbia dorata strutturata per allontanare i figli dal Padre e per tenere le moltitudini soggiogate, curve sotto l'ombra del timore, affinché pochi possano dominare su molti.

Ma una voce grida nel deserto e scuote le fondamenta dell'atrio! Gesù di Nazareth è venuto e non ha portato una nuova legge da aggiungere alle vostre pergamene ingiallite. Egli è venuto a sradicare la pianta velenosa della vostra religiosità. Vi siete fatti scudo di precetti impossibili, avete legato fardelli insostenibili sulle spalle della povera gente, trasformando l'esistenza in un tribunale perenne. Avete seminato il senso di colpa per raccogliere l'obbedienza; avete nutrito il terrore e la paura per assicurarvi il controllo. Ma il Suo soffio fa tremare le vostre istituzioni. Il Suo Vangelo è l'esatto contrario del vostro impero del terrore.

Guardate il Mistero che Egli viene a manifestare, voi che eravate stati esclusi! Non un cammino per iniziati, non una scalata per i puri autoproclamati, ma una via piana, un sentiero di uguaglianza e di misericordia profonda. È la via dei poveri, degli scartati, degli ultimi della terra, che oggi camminano a testa alta. Non ci sono più barriere, non ci sono più cortili per i pagani o recinti per gli impuri. Nella Sua carne, Dio si fa prossimo, cancella la distanza e abbraccia l'umanità senza chiedere pedaggi o rituali di purificazione.

Questo è l'affronto supremo. Questo è il reato imperdonabile agli occhi dei guardiani del Tempio. Quando Egli ha rovesciato i tavoli dei cambiavalute e ha cacciato i venditori, non ha compiuto un semplice gesto di riforma: ha pronunciato la condanna a morte del sistema sacrificale. Ha spezzato il monopolio della grazia. I signori del tempio hanno compreso la minaccia: se l'uomo è libero nell'amore del Padre, il loro potere svanisce come nebbia al mattino.

Per questo lo avete condotto sul Golgota. La croce non è un incidente della storia, né un tragico malinteso. La croce è il prezzo del Suo rifiuto di piegarsi alla religione degli uomini. È il segno chiarissimo, inciso nel legno e nel sangue, di una rottura radicale e irreversibile: da una parte la religione che uccide per difendere se stessa, dall'altra il Vangelo che muore per donare la vita. Il Tempio ha crocifisso la Verità, ma proprio in quel sacrificio il Tempio è caduto per sempre. Il Vangelo è risorto, e nessuna pietra potrà mai più imprigionarlo.

Ricordatevi che Gesù non viene a benedire il potere religioso, ma a smascherarlo e a inaugurare una via di misericordia, libertà e uguaglianza per gli ultimi. Il Tempio, nella sua forma storica e simbolica, non è semplicemente un edificio di pietra: è il monumento innalzato dalla religione degli uomini, la costruzione poderosa di un sistema che pretende di parlare in nome di Dio mentre, in realtà, lo nasconde dietro un muro di riti, divieti, gerarchie e paure. Là dove dovrebbe risuonare la libertà dei figli, si ode invece il linguaggio del dominio; là dove dovrebbe brillare la misericordia, si accumulano pesi insopportabili sulle spalle dei piccoli. Il Tempio diventa così il segno di una fede sequestrata dal potere, amministrata da custodi che non aprono le porte del Cielo, ma le sorvegliano per decidere chi può entrare e chi deve restare fuori.

È contro questa religione che Gesù si leva con la forza dei profeti. Egli non viene a restaurare il Tempio, né a purificarlo per riconsegnarlo ai suoi amministratori: viene a dichiararne la fine come luogo del controllo sull’uomo. Gesù smaschera il cuore malato di ogni religione costruita per soggiogare: una religione che non genera vita, ma dipendenza; che non annuncia la vicinanza di Dio, ma la sua distanza; che non guarisce le coscienze, ma le ferisce con il veleno del senso di colpa. Quando la fede viene ridotta a codice, a prestazione, a paura di sbagliare, non si è più davanti al volto del Padre, ma davanti alla caricatura di un potere sacralizzato. Alzatevi, allora, figli del Mistero rivelato in Gesù, alzatevi e ribellatevi contro ogni sopruso, contro coloro che si sono seduti dove un tempo si sedevano i padroni della religione, che oggi, udite la grande bestemmia, dicono di essere i successori degli apostoli, mentre, in realtà, sono i menzogneri signori del nuovo Tempio, da loro stesso costruito. Andiamo, allora, con forza per abbattere gli usurpatori, distruggere il loro tempio e sulle sue rovine ricostruire la strada tracciata da Gesù che conduce nelle braccia del Mistero.

 

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