Paolo Cugini
Entrato nel
tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel
tempio (Mc 11,15-17).
Ascoltate,
cieli, e ascolta, terra, perché il tempo del velo squarciato è giunto. Le
pietre superbe che avete innalzato, i tetti d'oro che riflettono la luce del
sole ma nascondono il buio del cuore, non sono la dimora dell'Altissimo. Il
tempio non è la casa di Mistero, ma il monumento della religione degli uomini:
una fortezza edificata non per avvicinare il Creatore alla Sua creatura, ma per
misurare la distanza, per tracciare confini, per respingere.
Ecco
la grande menzogna che i signori del sacro sussurrano nelle stanze del potere:
che l’Assoluto si compri con il sangue dei sacrifici, che il Perdono sia una
merce custodita da mani consacrate, che l'accesso alla Vita sia un privilegio
per pochi giusti. Questa è la religione degli uomini, una gabbia dorata
strutturata per allontanare i figli dal Padre e per tenere le moltitudini
soggiogate, curve sotto l'ombra del timore, affinché pochi possano dominare su
molti.
Ma
una voce grida nel deserto e scuote le fondamenta dell'atrio! Gesù di Nazareth
è venuto e non ha portato una nuova legge da aggiungere alle vostre pergamene
ingiallite. Egli è venuto a sradicare la pianta velenosa della vostra
religiosità. Vi siete fatti scudo di precetti impossibili, avete legato
fardelli insostenibili sulle spalle della povera gente, trasformando
l'esistenza in un tribunale perenne. Avete seminato il senso di colpa per
raccogliere l'obbedienza; avete nutrito il terrore e la paura per assicurarvi
il controllo. Ma il Suo soffio fa tremare le vostre istituzioni. Il Suo Vangelo
è l'esatto contrario del vostro impero del terrore.
Guardate
il Mistero che Egli viene a manifestare, voi che eravate stati esclusi! Non un
cammino per iniziati, non una scalata per i puri autoproclamati, ma una via
piana, un sentiero di uguaglianza e di misericordia profonda. È la via dei
poveri, degli scartati, degli ultimi della terra, che oggi camminano a testa
alta. Non ci sono più barriere, non ci sono più cortili per i pagani o recinti
per gli impuri. Nella Sua carne, Dio si fa prossimo, cancella la distanza e
abbraccia l'umanità senza chiedere pedaggi o rituali di purificazione.
Questo
è l'affronto supremo. Questo è il reato imperdonabile agli occhi dei guardiani
del Tempio. Quando Egli ha rovesciato i tavoli dei cambiavalute e ha cacciato i
venditori, non ha compiuto un semplice gesto di riforma: ha pronunciato la
condanna a morte del sistema sacrificale. Ha spezzato il monopolio della
grazia. I signori del tempio hanno compreso la minaccia: se l'uomo è libero
nell'amore del Padre, il loro potere svanisce come nebbia al mattino.
Per
questo lo avete condotto sul Golgota. La croce non è un incidente della storia,
né un tragico malinteso. La croce è il prezzo del Suo rifiuto di piegarsi alla
religione degli uomini. È il segno chiarissimo, inciso nel legno e nel sangue,
di una rottura radicale e irreversibile: da una parte la religione che uccide
per difendere se stessa, dall'altra il Vangelo che muore per donare la vita. Il
Tempio ha crocifisso la Verità, ma proprio in quel sacrificio il Tempio è
caduto per sempre. Il Vangelo è risorto, e nessuna pietra potrà mai più
imprigionarlo.
Ricordatevi
che Gesù non viene a benedire il potere religioso, ma a smascherarlo e a
inaugurare una via di misericordia, libertà e uguaglianza per gli ultimi. Il Tempio, nella sua forma storica e
simbolica, non è semplicemente un edificio di pietra: è il monumento innalzato
dalla religione degli uomini, la costruzione poderosa di un sistema che
pretende di parlare in nome di Dio mentre, in realtà, lo nasconde dietro un
muro di riti, divieti, gerarchie e paure. Là dove dovrebbe risuonare la libertà
dei figli, si ode invece il linguaggio del dominio; là dove dovrebbe brillare
la misericordia, si accumulano pesi insopportabili sulle spalle dei piccoli. Il
Tempio diventa così il segno di una fede sequestrata dal potere, amministrata
da custodi che non aprono le porte del Cielo, ma le sorvegliano per decidere
chi può entrare e chi deve restare fuori.
È
contro questa religione che Gesù si leva con la forza dei profeti. Egli non
viene a restaurare il Tempio, né a purificarlo per riconsegnarlo ai suoi
amministratori: viene a dichiararne la fine come luogo del controllo sull’uomo.
Gesù smaschera il cuore malato di ogni religione costruita per soggiogare: una
religione che non genera vita, ma dipendenza; che non annuncia la vicinanza di
Dio, ma la sua distanza; che non guarisce le coscienze, ma le ferisce con il
veleno del senso di colpa. Quando la fede viene ridotta a codice, a
prestazione, a paura di sbagliare, non si è più davanti al volto del Padre, ma
davanti alla caricatura di un potere sacralizzato. Alzatevi, allora, figli del
Mistero rivelato in Gesù, alzatevi e ribellatevi contro ogni sopruso, contro
coloro che si sono seduti dove un tempo si sedevano i padroni della religione,
che oggi, udite la grande bestemmia, dicono di essere i successori degli
apostoli, mentre, in realtà, sono i menzogneri signori del nuovo Tempio, da
loro stesso costruito. Andiamo, allora, con forza per abbattere gli usurpatori,
distruggere il loro tempio e sulle sue rovine ricostruire la strada tracciata
da Gesù che conduce nelle braccia del Mistero.
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