martedì 13 ottobre 2026

Alla tavola della vita

 





Paolo Cugini

 

 

Uno degli aspetti più sorprendenti della vita di Gesù è la semplicità dei suoi gesti. Egli non manifesta il Mistero attraverso azioni spettacolari o lontane dall’esperienza comune, ma lo rende visibile dentro le situazioni ordinarie: cammina per le strade, incontra le persone, ascolta le loro domande, entra nelle case e condivide il cibo. Proprio questa scelta indica che il sacro non si trova separato dal mondo, custodito in uno spazio inaccessibile, ma è immerso nel profano, cioè nella trama concreta dell’esistenza umana.

Con Gesù presente nella storia, non è più necessario rivolgere lo sguardo esclusivamente verso l’alto, come se il Mistero abitasse soltanto in un cielo distante. L’incarnazione annulla la distanza: il Mistero entra nel tempo, assume la condizione umana e si lascia incontrare nei luoghi in cui la vita accade. La distinzione tra sacro e profano non scompare perché tutto diventi indistinto, ma viene trasformata: il sacro si manifesta nello stesso spazio del profano, lo attraversa e ne rivela una profondità inattesa.

Tra le immagini evangeliche che esprimono meglio questa verità vi è quella di Gesù seduto a tavola. Nei Vangeli lo incontriamo spesso mentre consuma un pasto con persone diverse, non sempre scelte da lui e non sempre ben disposte nei suoi confronti. La tavola diventa così un luogo aperto, nel quale si intrecciano accoglienza e diffidenza, amicizia e giudizio, ascolto e conflitto. Gesù non evita questa complessità: vi entra, perché è proprio lì che gli esseri umani si rivelano e possono imparare a conoscersi.

In una circostanza particolare, Gesù è invitato da un fariseo, che resta meravigliato e lo giudica perché non ha compiuto il rito del lavarsi le mani prima del pasto. Il gesto omesso provoca una reazione perché mette in discussione un modo di intendere la purezza religiosa. Gesù sposta l’attenzione dall’osservanza esteriore alla verità interiore della persona: non basta apparire puri, se il cuore rimane chiuso alla giustizia, alla misericordia e alla condivisione. La fede non può ridursi a un insieme di pratiche che separano alcuni dagli altri; deve diventare una forma autentica di vita.

Gesù siede a tavola perché la tavola è uno dei luoghi più concreti dell’esistenza. Vi si nutre il corpo, ma anche la relazione; si condividono parole, silenzi, differenze e attese. Attorno a un pasto si costruisce la conoscenza reciproca, perché ciascuno ha la possibilità di raccontarsi e di ascoltare. In questo spazio ordinario, Gesù mostra che l’incontro con Dio non allontana dalle persone, ma conduce verso di loro. Il dialogo, l’ospitalità e la disponibilità a lasciarsi interrogare diventano gesti nei quali il mistero si rende percepibile.

Il quotidiano, dunque, non è un ostacolo alla vita spirituale, né una parentesi priva di valore rispetto ai momenti esplicitamente religiosi. È il luogo privilegiato nel quale possiamo fare esperienza del sacro. Nei gesti ripetuti di ogni giorno, lavorare, mangiare, incontrare, prendersi cura, perdonare, può emergere una presenza che supera ciò che immediatamente vediamo. Il Mistero non elimina la normalità, ma la abita e la trasfigura dall’interno.

Per questo, quanto più siamo realmente inseriti nel quotidiano, tanto più cresce la possibilità di conoscere il ;Mistero. Non si tratta di lasciarsi assorbire dalla routine, ma di viverla con attenzione, profondità e apertura. Essere presenti alla realtà significa riconoscere il valore delle persone, accogliere ciò che accade e scorgere nei dettagli una domanda di senso. La spiritualità proposta da Gesù non invita a fuggire dal mondo, ma a entrarvi pienamente, con uno sguardo capace di vedere oltre la superficie.

La tavola di Gesù diventa allora il simbolo di una fede incarnata: una fede che non teme la concretezza, che non alza barriere e che riconosce la presenza del Mistero nella relazione. Il sacro non è altrove, ma qui, nella storia che viviamo e negli incontri che ci trasformano. Cercare il Mistero significa imparare ad abitare la vita con maggiore consapevolezza, perché proprio nella sua apparente semplicità il quotidiano può aprirsi alla profondità del Mistero.

 

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