Paolo Cugini
Uno
degli aspetti più sorprendenti della vita di Gesù è la semplicità dei suoi
gesti. Egli non manifesta il Mistero attraverso azioni spettacolari o lontane
dall’esperienza comune, ma lo rende visibile dentro le situazioni ordinarie:
cammina per le strade, incontra le persone, ascolta le loro domande, entra
nelle case e condivide il cibo. Proprio questa scelta indica che il sacro non
si trova separato dal mondo, custodito in uno spazio inaccessibile, ma è
immerso nel profano, cioè nella trama concreta dell’esistenza umana.
Con
Gesù presente nella storia, non è più necessario rivolgere lo sguardo
esclusivamente verso l’alto, come se il Mistero abitasse soltanto in un cielo
distante. L’incarnazione annulla la distanza: il Mistero entra nel tempo,
assume la condizione umana e si lascia incontrare nei luoghi in cui la vita
accade. La distinzione tra sacro e profano non scompare perché tutto diventi
indistinto, ma viene trasformata: il sacro si manifesta nello stesso spazio del
profano, lo attraversa e ne rivela una profondità inattesa.
Tra
le immagini evangeliche che esprimono meglio questa verità vi è quella di Gesù
seduto a tavola. Nei Vangeli lo incontriamo spesso mentre consuma un pasto con
persone diverse, non sempre scelte da lui e non sempre ben disposte nei suoi
confronti. La tavola diventa così un luogo aperto, nel quale si intrecciano
accoglienza e diffidenza, amicizia e giudizio, ascolto e conflitto. Gesù non
evita questa complessità: vi entra, perché è proprio lì che gli esseri umani si
rivelano e possono imparare a conoscersi.
In
una circostanza particolare, Gesù è invitato da un fariseo, che resta
meravigliato e lo giudica perché non ha compiuto il rito del lavarsi le mani
prima del pasto. Il gesto omesso provoca una reazione perché mette in
discussione un modo di intendere la purezza religiosa. Gesù sposta l’attenzione
dall’osservanza esteriore alla verità interiore della persona: non basta
apparire puri, se il cuore rimane chiuso alla giustizia, alla misericordia e
alla condivisione. La fede non può ridursi a un insieme di pratiche che
separano alcuni dagli altri; deve diventare una forma autentica di vita.
Gesù
siede a tavola perché la tavola è uno dei luoghi più concreti dell’esistenza.
Vi si nutre il corpo, ma anche la relazione; si condividono parole, silenzi,
differenze e attese. Attorno a un pasto si costruisce la conoscenza reciproca,
perché ciascuno ha la possibilità di raccontarsi e di ascoltare. In questo
spazio ordinario, Gesù mostra che l’incontro con Dio non allontana dalle
persone, ma conduce verso di loro. Il dialogo, l’ospitalità e la disponibilità
a lasciarsi interrogare diventano gesti nei quali il mistero si rende
percepibile.
Il
quotidiano, dunque, non è un ostacolo alla vita spirituale, né una parentesi
priva di valore rispetto ai momenti esplicitamente religiosi. È il luogo
privilegiato nel quale possiamo fare esperienza del sacro. Nei gesti ripetuti
di ogni giorno, lavorare, mangiare, incontrare, prendersi cura, perdonare, può
emergere una presenza che supera ciò che immediatamente vediamo. Il Mistero non
elimina la normalità, ma la abita e la trasfigura dall’interno.
Per
questo, quanto più siamo realmente inseriti nel quotidiano, tanto più cresce la
possibilità di conoscere il ;Mistero. Non si tratta di lasciarsi assorbire
dalla routine, ma di viverla con attenzione, profondità e apertura. Essere
presenti alla realtà significa riconoscere il valore delle persone, accogliere
ciò che accade e scorgere nei dettagli una domanda di senso. La spiritualità
proposta da Gesù non invita a fuggire dal mondo, ma a entrarvi pienamente, con
uno sguardo capace di vedere oltre la superficie.
La
tavola di Gesù diventa allora il simbolo di una fede incarnata: una fede che
non teme la concretezza, che non alza barriere e che riconosce la presenza del
Mistero nella relazione. Il sacro non è altrove, ma qui, nella storia che
viviamo e negli incontri che ci trasformano. Cercare il Mistero significa
imparare ad abitare la vita con maggiore consapevolezza, perché proprio nella
sua apparente semplicità il quotidiano può aprirsi alla profondità del Mistero.

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