Solo chi riconosce e spezza le
catene costruite dagli uomini può entrare nella notte del mondo senza
aggiungervi altra oscurità.
Paolo Cugini
C’è
un’ora della notte in cui i rumori si spengono e le cose si mostrano per ciò
che sono. Le parole perdono le loro difese, le abitudini smettono di sembrare
inevitabili, e nel silenzio si distingue meglio ciò che viene dal Mistero da
ciò che gli uomini hanno costruito in suo nome. Leggendo il Vangelo in
quest’ora interiore, colpisce la libertà di Gesù: una libertà quieta e
radicale, che non ha bisogno di imporsi, perché nasce da uno sguardo limpido.
Gesù
non si lascia imprigionare dalle leggi elaborate dagli uomini di religione, né
dalle circostanze che pretendono di imporre gesti, distanze e parole già
stabilite. Dove altri vedono una regola da difendere, lui vede una persona.
Dove altri misurano la correttezza di un rito, lui ascolta una ferita, una
fame, un desiderio di essere accolti. Non chiede a chi gli sta davanti di
chinarsi prima alle formalità della tradizione; gli restituisce dignità, lo
incontra così com’è, gli apre uno spazio in cui possa respirare.
La
sua libertà viene dall’amore. Il suo sguardo va diritto al volto che incontra,
senza fermarsi alle etichette che gli sono state appese addosso. Gesù desidera
che ogni persona si senta raggiunta, riconosciuta, finalmente a casa. Per
questo accoglie tutti con misericordia: non una benevolenza distratta, ma una
vicinanza capace di entrare nelle zone più buie dell’esistenza senza temerne
l’ombra.
Ed
è proprio verso coloro che le tradizioni umane hanno allontanato che questa
attenzione si fa più intensa. Gli uomini del potere religioso hanno spesso
trasformato comportamenti, fragilità e differenze in sentenze; hanno chiamato
peccato ciò che non comprendevano, separando le persone dal Mistero nel momento
stesso in cui pretendevano di custodirne la presenza. Gesù, invece, attraversa
quelle frontiere. Va incontro a chi è stato stigmatizzato, siede accanto a chi
è considerato impuro, tocca chi nessuno vuole toccare.
È
venuto per avvicinare tutti al Padre, nessuno escluso. Per questo si spinge ai
margini, là dove la notte sembra più fitta e l’abbandono più definitivo. Cerca
chi è stato lasciato fuori, si fa prossimo a chi ha imparato a nascondersi,
abbraccia chi non osa più attendere un abbraccio. Nella sua misericordia, il
Padre non appare come il custode di una soglia, ma come colui che esce incontro
ai figli e riapre la casa.
Ma
una libertà simile non nasce dall’improvvisazione. Richiede un lungo lavoro
nelle profondità di sé, là dove le voci della paura e dell’obbedienza cieca
continuano a parlare anche quando tutto tace. Occorre scendere dentro le
tradizioni ricevute, interrogarne le radici, distinguere la sapienza dagli
inganni e la fede dagli artifici con cui il potere protegge sé stesso. Non
tutto ciò che è antico è sacro; non tutto ciò che viene ripetuto conduce alla
vita.
Solo
chi riconosce e spezza le catene costruite dagli uomini può entrare nella notte
del mondo senza aggiungervi altra oscurità. Solo chi ha imparato a essere
libero può avvicinarsi agli altri senza dominarli, sciogliere nodi senza
imporre nuovi legami, pronunciare parole che non giudicano ma aprono strade. La
libertà di Gesù è questa luce discreta: non abbaglia, non umilia, non esclude.
Resta accesa accanto a ogni volto, finché ciascuno possa ritrovare la via del
Padre e scoprire di non essere mai stato dimenticato.
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