lunedì 21 settembre 2026

La libertà che attraversa la notte

 

Solo chi riconosce e spezza le catene costruite dagli uomini può entrare nella notte del mondo senza aggiungervi altra oscurità.





Paolo Cugini

 

 

C’è un’ora della notte in cui i rumori si spengono e le cose si mostrano per ciò che sono. Le parole perdono le loro difese, le abitudini smettono di sembrare inevitabili, e nel silenzio si distingue meglio ciò che viene dal Mistero da ciò che gli uomini hanno costruito in suo nome. Leggendo il Vangelo in quest’ora interiore, colpisce la libertà di Gesù: una libertà quieta e radicale, che non ha bisogno di imporsi, perché nasce da uno sguardo limpido.

Gesù non si lascia imprigionare dalle leggi elaborate dagli uomini di religione, né dalle circostanze che pretendono di imporre gesti, distanze e parole già stabilite. Dove altri vedono una regola da difendere, lui vede una persona. Dove altri misurano la correttezza di un rito, lui ascolta una ferita, una fame, un desiderio di essere accolti. Non chiede a chi gli sta davanti di chinarsi prima alle formalità della tradizione; gli restituisce dignità, lo incontra così com’è, gli apre uno spazio in cui possa respirare.

La sua libertà viene dall’amore. Il suo sguardo va diritto al volto che incontra, senza fermarsi alle etichette che gli sono state appese addosso. Gesù desidera che ogni persona si senta raggiunta, riconosciuta, finalmente a casa. Per questo accoglie tutti con misericordia: non una benevolenza distratta, ma una vicinanza capace di entrare nelle zone più buie dell’esistenza senza temerne l’ombra.

Ed è proprio verso coloro che le tradizioni umane hanno allontanato che questa attenzione si fa più intensa. Gli uomini del potere religioso hanno spesso trasformato comportamenti, fragilità e differenze in sentenze; hanno chiamato peccato ciò che non comprendevano, separando le persone dal Mistero nel momento stesso in cui pretendevano di custodirne la presenza. Gesù, invece, attraversa quelle frontiere. Va incontro a chi è stato stigmatizzato, siede accanto a chi è considerato impuro, tocca chi nessuno vuole toccare.

È venuto per avvicinare tutti al Padre, nessuno escluso. Per questo si spinge ai margini, là dove la notte sembra più fitta e l’abbandono più definitivo. Cerca chi è stato lasciato fuori, si fa prossimo a chi ha imparato a nascondersi, abbraccia chi non osa più attendere un abbraccio. Nella sua misericordia, il Padre non appare come il custode di una soglia, ma come colui che esce incontro ai figli e riapre la casa.

Ma una libertà simile non nasce dall’improvvisazione. Richiede un lungo lavoro nelle profondità di sé, là dove le voci della paura e dell’obbedienza cieca continuano a parlare anche quando tutto tace. Occorre scendere dentro le tradizioni ricevute, interrogarne le radici, distinguere la sapienza dagli inganni e la fede dagli artifici con cui il potere protegge sé stesso. Non tutto ciò che è antico è sacro; non tutto ciò che viene ripetuto conduce alla vita.

Solo chi riconosce e spezza le catene costruite dagli uomini può entrare nella notte del mondo senza aggiungervi altra oscurità. Solo chi ha imparato a essere libero può avvicinarsi agli altri senza dominarli, sciogliere nodi senza imporre nuovi legami, pronunciare parole che non giudicano ma aprono strade. La libertà di Gesù è questa luce discreta: non abbaglia, non umilia, non esclude. Resta accesa accanto a ogni volto, finché ciascuno possa ritrovare la via del Padre e scoprire di non essere mai stato dimenticato.

 

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