martedì 3 febbraio 2026

TOCCO' IL SUO MANTELLO

 




Paolo Cugini

 

Toccò il suo mantello (Mc 5, 27).

Udite, o genti, il lamento che sale dalla valle dell'ombra, poiché per dodici lunghi inverni il sangue ha bagnato la terra come una fonte che non conosce riposo. Una figlia d’Israele ha consumato i suoi giorni nel deserto dell’isolamento, avvolta in una veste di dolore che nessuno sguardo poteva consolare, poiché il suo male era come un sigillo di cenere sulla sua giovinezza. Ma ecco che, nel silenzio della disperazione, un soffio di vento ha portato l'eco di una promessa: "Egli è giunto dalla Galilea".

Così parla lo Spirito: non c’è cammino se prima non vedi il fango sui tuoi calzari. La donna guardò l'abisso della sua ferita e comprese la sua nudità; solo allora il suo cuore divenne un altare acceso dalle parole che narravano di ciechi che vedono e di lebbrosi mondati. Una speranza nuova, come un germoglio tra le rocce, ha spinto i suoi passi verso Colui che cammina tra la folla.

Ecco che vi annuncio una verità avvolta dal fuoco del cielo: la sofferenza che abita le notti più lunghe del cuore umano è il seme nascosto da cui germoglia la fede. Non c’è pianto che cada invano, né deserto che non possa fiorire sotto il soffio dell’Altissimo. Come la donna che, nel buio del suo silenzio, trasforma la vergogna in desiderio di salvezza, così ciascuno di noi è chiamato a riconoscere la propria ferita come la soglia di un incontro che cambia le sorti del tempo.

Ecco, io vi dico: la fede non è un grido fragoroso, ma il tocco invisibile di una mano che cerca la Vita. Non temete la ressa che soffoca, né la distanza che scoraggia. Ella disse in cuor suo: "Se solo sfiorerò il confine della sua veste, sarò salvata". E in quell'istante, il Mistero si è fatto carne e il flusso della morte si è mutato in un fiume di grazia.

Chi vuole comprendere il destino degli uomini, ascolti la voce che sussurra tra i solchi della storia: la salvezza non discende dallo splendore dei palazzi, ma germina nell’umiltà di chi tende la mano nella notte. Come rugiada sull’erba arsa, la misericordia avvolge chi osa sperare contro ogni speranza, e la fede, come un filo invisibile, unisce la creatura al Creatore nel segreto di un gesto umile e ardente.

Alzate lo sguardo, poiché la salvezza non è lontana: essa giace nella consapevolezza di chi siamo e nel coraggio di toccare il lembo del Mistero che passa nelle vostre strade. Non lasciate che il rumore del mondo soffochi la voce che vi invita a credere nell’impossibile; il giorno della grazia è vicino a coloro che sanno riconoscere, nella polvere di ogni giorno, il passaggio silenzioso del Santo.

E così sia: poiché dove il dolore incontra la speranza, e l’anima si apre come la terra assetata alla pioggia, là il Mistero risponde, e la Vita scorre nuova, limpida e senza fine.