sabato 21 ottobre 2017

DATE A DIO QUEL CHE E' DI DIO


Paolo Cugini


Mostratemi la moneta del tributo… Questa immagine e l’iscrizione di chi sono?” (Mt 22, 20)
Bellissimo questo testo che mostra il modo di procedere di Gesù. Parte sempre dalla realtà, per evitare qualsiasi forma di pregiudizio. Il Vangelo è un dono che viene dall’alto ma, allo stesso tempo, sboccia dalla terra. I cristiani non sono coloro che applicano il Vangelo alla realtà come se avessero in mano un codice o un manuale, ma sono invitati a seguire l’esempio di Gesù, ad ascoltare la realtà, a capirla, ad incarnarsi. Ascoltare la realtà significa credere nella presenza del Padre in tutto ciò che vive. La realtà è sempre diversa, in movimento ed esige persone attente, capaci di adattarsi. Vivere bene significa vivere con i piedi per terra. Si può dire qualcosa a qualcuno solo dopo aver conosciuto la sua realtà, Solo dopo averlo ascoltato. E’ questo che c’insegna Gesù. Del resto, la discesa del Verbo dice proprio di questo elemento fondamentale della dinamica della salvezza attuata da Gesù: l’incarnazione. Si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. E’ venuto a toccarci e si è rivestito di una carne simile alla nostra: ha assunto la nostra condizione umana. Ci si rende conto del problema solamente toccandolo con mano. Niente discorsi a tavolino. Nessuna riflessione sulla realtà a prescindere dalla stessa. La proposta di Gesù è agli antipodi di ogni idealismo, di ogni pensiero sviluppato senza l’immersione nella realtà. Ascoltare la realtà è il primo e basilare esercizio spirituale per esercitare l’anima a non riempirsi di falsità. Quanti pensieri fasulli e quante dottrine sballate sono state diffuse e spacciate per verità, confondendo il sano rapporto con il Padre!
E poi Gesù si fa consegnare la moneta e chiede: quest’immagine e l’iscrizione chi sono? Gesù non fa finta di ascoltare, non fa finta d’immedesimarsi per poi dire una cosa scontata, preconfezionata, già pronta. Gesù fa davvero. Gesù cammina con le persone e ha una parola significativa per ognuno di loro perché ascolta la loro storia. Non ha sempre la stessa idea e la stessa indicazione per tutte le stagioni e per tutte le persone. Per questo le folle assetate di verità e di autenticità lo seguivano, perché si accorgevano che quella che Gesù donava non era una verità bell’e fatta, dall’alto verso il basso, ma era adeguata alla loro realtà e al loro cammino. Credo che questo atteggiamento di Gesù sia un grandissimo insegnamento per ogni genitore e per ogni persona che ha una funzione educativa nella società. Se vuoi che qualcuno ti ascolti e ti segua, ascoltalo tu per primo, mettiti al suo livello, abbassati, fatti toccare, immergerti nella sua realtà, fatti sentire vivo. Non consegnarli delle verità triturate, bell’e fatte, ma fresche e vive, frutto di una relazione vera. Gesù c’insegna che la Verità del Vangelo la troviamo vivendo pienamente la nostra esistenza nelle relazioni con le persone che pone sul nostro cammino.

Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”      

Sulla realtà che ha ascoltato Gesù esprime questo giudizio. Si possono offrire due livelli di riflessione su quest’affermazione. C’è un primo livello, il più superficiale e il più battuto che dice che Gesù insegna a collaborare con lo Stato come con a Chiesa, come se fossero due mondi autonomi, separati l’uno dall’altro. Quest’impostazione apre il cammino a tutti coloro che sostengono che la Chiesa non deve immischiarsi nella politica e in problemi sociali, perché un cristiano deve stare in Chiesa e basta. Se si analizza la frase di Gesù più in profondità, ci si accorge che la verità sta altrove. Infatti, se c’interroghiamo sulla seconda parte della sua affermazione e ci chiediamo: a Dio che cosa dobbiamo dare? La risposta immediata e inconfutabile è che a Dio dobbiamo dare tutto, perché tutto viene da Lui e da Lui riceviamo tutto. E allora se a Dio dobbiamo dare tutto viene spontaneo affermare che a Cesare, cioè allo Stato, non dobbiamo dare un bel niente. In realtà allo Stato dobbiamo dare quel Dio dal quale abbiamo ricevuto tutto. Chi ha la coscienza di aver ricevuto tutto da Dio, ha il dovere e, allo stesso tempo il desiderio di donare al mondo, alla società, alla politica, Dio. Non una parola vana tra le tante, ma lo stile di Dio ricevuto e assimilato meditando il Vangelo di Gesù, meditazione che poi diviene sforzo quotidiano di vivere come Lui. E’ di questo che il mondo ha bisogno, che la politica necessità, che la società desidera: un modo nuovo e più autentico di vivere la realtà, un modo più profondo di mettersi in relazione con gli altri. 

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