Paolo Cugini
“Mostratemi la moneta del tributo… Questa
immagine e l’iscrizione di chi sono?” (Mt 22, 20)
Bellissimo
questo testo che mostra il modo di procedere di Gesù. Parte sempre dalla
realtà, per evitare qualsiasi forma di pregiudizio. Il Vangelo è un dono che
viene dall’alto ma, allo stesso tempo, sboccia dalla terra. I cristiani non
sono coloro che applicano il Vangelo alla realtà come se avessero in mano un
codice o un manuale, ma sono invitati a seguire l’esempio di Gesù, ad ascoltare
la realtà, a capirla, ad incarnarsi. Ascoltare la realtà significa credere
nella presenza del Padre in tutto ciò che vive. La realtà è sempre diversa, in
movimento ed esige persone attente, capaci di adattarsi. Vivere bene significa
vivere con i piedi per terra. Si può dire qualcosa a qualcuno solo dopo aver
conosciuto la sua realtà, Solo dopo averlo ascoltato. E’ questo che c’insegna
Gesù. Del resto, la discesa del Verbo dice proprio di questo elemento
fondamentale della dinamica della salvezza attuata da Gesù: l’incarnazione. Si
è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. E’ venuto a toccarci e si
è rivestito di una carne simile alla nostra: ha assunto la nostra condizione
umana. Ci si rende conto del problema solamente toccandolo con mano. Niente
discorsi a tavolino. Nessuna riflessione sulla realtà a prescindere dalla
stessa. La proposta di Gesù è agli antipodi di ogni idealismo, di ogni pensiero
sviluppato senza l’immersione nella realtà. Ascoltare la realtà è il primo e basilare
esercizio spirituale per esercitare l’anima a non riempirsi di falsità. Quanti
pensieri fasulli e quante dottrine sballate sono state diffuse e spacciate per
verità, confondendo il sano rapporto con il Padre!
E
poi Gesù si fa consegnare la moneta e chiede: quest’immagine e l’iscrizione chi sono? Gesù non fa finta di
ascoltare, non fa finta d’immedesimarsi per poi dire una cosa scontata,
preconfezionata, già pronta. Gesù fa davvero. Gesù cammina con le persone e ha
una parola significativa per ognuno di loro perché ascolta la loro storia. Non
ha sempre la stessa idea e la stessa indicazione per tutte le stagioni e per
tutte le persone. Per questo le folle assetate di verità e di autenticità lo
seguivano, perché si accorgevano che quella che Gesù donava non era una verità
bell’e fatta, dall’alto verso il basso, ma era adeguata alla loro realtà e al
loro cammino. Credo che questo atteggiamento di Gesù sia un grandissimo
insegnamento per ogni genitore e per ogni persona che ha una funzione educativa
nella società. Se vuoi che qualcuno ti ascolti e ti segua, ascoltalo tu per
primo, mettiti al suo livello, abbassati, fatti toccare, immergerti nella sua
realtà, fatti sentire vivo. Non consegnarli delle verità triturate, bell’e
fatte, ma fresche e vive, frutto di una relazione vera. Gesù c’insegna che la
Verità del Vangelo la troviamo vivendo pienamente la nostra esistenza nelle
relazioni con le persone che pone sul nostro cammino.
“Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel
che è di Dio”
Sulla
realtà che ha ascoltato Gesù esprime questo giudizio. Si possono offrire due
livelli di riflessione su quest’affermazione. C’è un primo livello, il più
superficiale e il più battuto che dice che Gesù insegna a collaborare con lo Stato
come con a Chiesa, come se fossero due mondi autonomi, separati l’uno
dall’altro. Quest’impostazione apre il cammino a tutti coloro che sostengono
che la Chiesa non deve immischiarsi nella politica e in problemi sociali,
perché un cristiano deve stare in Chiesa e basta. Se si analizza la frase di
Gesù più in profondità, ci si accorge che la verità sta altrove. Infatti, se
c’interroghiamo sulla seconda parte della sua affermazione e ci chiediamo: a
Dio che cosa dobbiamo dare? La risposta immediata e inconfutabile è che a Dio
dobbiamo dare tutto, perché tutto viene da Lui e da Lui riceviamo tutto. E
allora se a Dio dobbiamo dare tutto viene spontaneo affermare che a Cesare,
cioè allo Stato, non dobbiamo dare un bel niente. In realtà allo Stato dobbiamo
dare quel Dio dal quale abbiamo ricevuto tutto. Chi ha la coscienza di aver
ricevuto tutto da Dio, ha il dovere e, allo stesso tempo il desiderio di donare
al mondo, alla società, alla politica, Dio. Non una parola vana tra le tante,
ma lo stile di Dio ricevuto e assimilato meditando il Vangelo di Gesù,
meditazione che poi diviene sforzo quotidiano di vivere come Lui. E’ di questo
che il mondo ha bisogno, che la politica necessità, che la società desidera: un
modo nuovo e più autentico di vivere la realtà, un modo più profondo di
mettersi in relazione con gli altri.
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