Paolo
Cugini
“Ho
avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che
è tuo” (Mt 25, 14s).
Il
centro di tutta la parabola dei talenti è questo versetto. Non a caso la
parabola è rivolta ai discepoli, a coloro che ascoltano la parola del Signore,
lo conoscono, convivono con lui, condividono i pasti con lui. La conoscenza del
Signore e della sua Parola non serve per essere archiviata, ma vissuta. Perché uno
deve aver paura della parola ascoltata? Perché contiene una proposta che esige
il cambiamento, la conversione, il deporre i propri progetti. La Parola è una
semente di eternità, come ci ricorda l’apostolo Pietro che trasforma la morte
in vita, il deserto in torrenti d’acqua. È possibile ascoltare questa Parola,
partecipare al banchetto del Signore, ma con la paura nel cuore di stravolgere
i propri piani. E allora si entra nel cammino di fede come se fosse una
religione, in cui c’è posto per tutto: per me e per Dio.
C’è
un principio di trasformazione vitale e radicale che è entrato dentro la storia
con Gesù che si realizza nella vita di coloro che l’accolgono. Ci vuole il coraggio
per fare spazio alla vita proposta da Gesù: solo così si riesce a scoprire la verità
della proposta contenuta nella Parola.
È
la paura di perdere sé stessi, i propri sogni e progetti, che non permette alla
Parola ascoltata di entrare e produrre frutti.
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