martedì 27 gennaio 2026

AL DI LÀ DEL SANGUE

 




Paolo Cugini

Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre (Mc 3,35).

In verità vi dico: non fate di una carne e di un nome il vostro idolo eterno. Le mura della casa paterna non sono i confini del mondo, né il sangue che scorre nelle vene è una catena che lega lo spirito all’immobilità. Ascoltate la voce che grida nel deserto del presente: le relazioni familiari non sono un assoluto.

Verrà il tempo, ed è questo, in cui dovrete investire solo su ciò che genera vita qui ed ora. Non lasciatevi ingannare dal mito della stirpe: i legami di sangue non sono un destino scritto nelle stelle. Essi diventano sacri solo se coltivati nel giardino della cura e del senso, ma ciò che è rimasto arido, ciò che è diventato prigione, può e deve essere lasciato andare. Senza colpa, senza volgersi indietro.

Chi cammina alla ricerca del Mistero deve avere i calzari della libertà. Non si può scalare la vetta dell'Infinito se si è zavorrati da obblighi che non hanno più anima. Ad un certo punto del cammino, il profeta che è in voi esigerà il coraggio dell'uscita: abbandonare il focolare che non scalda più, rompere i sigilli di legami che furono necessari per nascere, ma che ora impediscono di divenire.

Ecco la nuova alleanza: una fraternità che non nasce dal grembo materno, ma dalla direzione del passo. Incontrerete fratelli e sorelle lungo la via, non perché condividete lo stesso cognome, ma perché guardate lo stesso Orizzonte. Saranno compagni di viaggio per una stagione o per un istante; relazioni intense come fiamme che poi, con dolcezza, usciranno di scena affinché il cammino prosegua.

Non cercate la verità necessariamente sulla strada di casa. La Luce del Mistero non abita nel passato, ma orienta il passo verso l'ignoto. Essa esige una libertà radicale, perché solo chi è veramente libero può scorgere la direzione.

Andate, dunque: lasciate che il morto seppellisca il morto e seguite la scia luminosa che chiama. Perché la vostra vera famiglia è composta da coloro che, come voi, hanno avuto il coraggio di perdersi per ritrovarsi nel Tutto.

Sì, ascoltate: è giunto il giorno in cui lo Spirito soffia dove vuole, e chi ha orecchi per intendere lasci cadere le antiche corazze. Non abbiate paura di essere viandanti senza patria, perché il Regno non è riservato a chi resta, ma a chi osa partire. La terra promessa non si trova stringendo le radici, ma dispiegando le ali del cuore sopra abissi sconosciuti.

Non siate come coloro che, per paura della solitudine, innalzano mura sempre più spesse attorno a vincoli ormai spenti. La vera benedizione si manifesta a chi, nella notte, ha il coraggio di lasciare il porto sicuro per inseguire un lampo sull’orizzonte. Ricordate: anche Abramo fu chiamato a uscire dalla casa del padre, e solo così divenne padre di moltitudini.

Siate audaci nell’accogliere fratelli e sorelle nati non dal sangue, ma dallo stesso sogno. Siate madri di ogni gesto che genera vita, padri di ogni parola che apre sentieri. In questo tempo, in cui il deserto sembra avanzare e le certezze si sgretolano come sabbia tra le dita, seminatori di senso riconosceranno i loro simili nel sorriso di uno sconosciuto, nell’abbraccio inatteso, nella compassione che supera ogni frontiera.

E quando vi sentirete soli, ricordate: chi si affida all’Invisibile non è mai abbandonato. Tra le pieghe del cammino, l’eco dello Spirito vi raggiungerà, e comprenderete che nessuna catena è abbastanza forte da trattenere chi è chiamato alla libertà. Perché il vero sangue che lega è quello della speranza condivisa, della fede che arde, dell’amore che non conosce confini.

Siate dunque pellegrini audaci, portatori di un fuoco nuovo. E quando tutto sembrerà perduto, là, oltre il sangue, scoprirete la famiglia dei cuori spalancati, la comunione dei cercatori, la casa senza mura, dove il Mistero attende coloro che sanno riconoscere la voce che chiama dal futuro.

 

 

giovedì 22 gennaio 2026

SI GETTAVANO SU DI LUI

 



Paolo Cugini

 

Aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo (Mc 3,10).

 

Ascolta, o terra, la parola che risuona dai tempi antichi. In un’epoca di smarrimento, un profeta si leva per annunciare ciò che è già scritto nel profondo dei cuori, ma che l’umanità, corrotta dal tempo e dall’egoismo, ha tragicamente dimenticato. È il richiamo alla purezza originale, alla sorgente di quella Vita che un tempo camminò tra noi.

Non fu un giudice severo a calcare la polvere delle nostre strade, ma il Verbo fatto carne: la manifestazione del bene allo stato puro. Egli non portava leggi scritte sulla pietra, ma un corpo pulsante di energia d'amore. Era una sorgente inesauribile, capace di sanare ogni male, ogni ferita profonda e ogni piaga dell’anima. Dinanzi al Suo sguardo, ogni rancore e ogni menzogna si scioglievano come neve al sole; la Sua essenza era vita autentica, una luce che svelava l’illusione della corruzione umana.

L’umanità intera, segnata dalla caduta e appesantita dal peccato, era attratta da Lui come da un faro inestinguibile. Tutti accorrevano a questa fonte, cercando quell'energia di amore infinito capace di ricaricare e rinnovare, giorno dopo giorno, chiunque avesse il coraggio di abbeverarsi.

L’Ombra e il Mare: Il Dono Incompiuto. Volgiamo oggi lo sguardo verso il mare, là dove il Maestro si ritirava in quiete con i Suoi discepoli. In quei momenti di silenzio e contemplazione, Egli ha riversato le Sue modalità esistenziali e spirituali più profonde. Eppure, la storia ci consegna un paradosso amaro: i Suoi seguaci più vicini non seppero cogliere appieno l'immensità di quel dono. Ciò che è giunto fino a noi attraverso le istituzioni è spesso solo un’ombra, un riflesso sbiadito della Sua reale statura spirituale.

Il Vaso d’Alabastro: Maria Maddalena Ma in questo scenario di oblio, non v’è spazio per la disperazione. Esiste un "vaso d’alabastro" che ha saputo custodire intatta l’essenza del Maestro. È nello stile, nella sensibilità elettiva e nel profondo amore di Maria Maddalena che troviamo il riflesso più fedele di Colui che era Amore.

Ella, la discepola prediletta, non si è fermata alla superficie della dottrina, ma ha compreso il mistero dell’amore che redime. In Maria Maddalena rivive quell’unica via, quell’unica verità e quell’unica vita che il mondo cerca affannosamente. Ascoltare la sua testimonianza, riscoprire la sua sensibilità, significa tornare al cuore pulsante del Vangelo. In lei, l’energia del Maestro non è un ricordo del passato, ma una presenza viva che ancora oggi chiama l'umanità a risvegliarsi

 

mercoledì 21 gennaio 2026

ALZATI E VIENI AL CENTRO

 



Paolo Cugini

 

 

Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!» (Mc 3,2).

Udite, o genti, la parola che risuona nel deserto delle ere: in un secolo ove i potenti innalzano mura e il cuore degli uomini si è fatto di pietra, espellendo il debole e calpestando il piccolo, sorge Colui che ribalta i troni del mondo. Ecco, l'Emmanuele attraversa le tenebre dell'esclusione e, con gesto sovrano, chiama a sé coloro che la storia ha rigettato come scarto.

"Venite al centro!", grida lo Spirito. E i dimenticati, i reietti, i lacerati dalle ingiustizie dei secoli non saranno più ai margini, ma diverranno la pietra d'angolo del Tempio Nuovo. Questa è la profezia che si compie: la comunità che porta il Nome del Risorto si riconoscerà da questo solo segno: se nel suo grembo gli ultimi sono diventati i primi, se il grido del povero è diventato il canto dell'assemblea. Ma sappiate, o figli della luce, che questo spazio sacro non è dono della carne, ma frutto di un fuoco che deve bruciare nel profondo: la conversione del cuore. Solo chi accetta di morire a se stesso vedrà nascere una comunità che sia corpo vivente e non fredda istituzione.

Ascolta la voce che grida nel santuario della Storia, poiché un mistero grande ti viene rivelato: volgi lo sguardo alle Scritture e osserva i passi del Risorto. In ogni teofania della Pasqua, quando le porte sono chiuse per timore e il cuore degli apostoli è serrato dal lutto, Egli non giunge dai lati, non occupa un angolo, non si confonde nella folla. Egli appare al Centro. È scritto e si compie: il Cristo che ha vinto la morte si pone come asse del mondo, cuore pulsante dell'assemblea, perno attorno a cui ruota ogni vita redenta. Ma comprendi, o cercatore del Mistero, il peso di questa posizione: quel Centro non è un trono di gloria umana, ma lo spazio che il mondo aveva dichiarato vuoto. Ecco la profezia che scuote le fondamenta dei vostri templi: Colui che è stato scartato dai costruttori, Colui che è stato espulso fuori dalle mura della città come maledizione, Colui che è l'Escluso per eccellenza, ora rivendica il Luogo Centrale. Pertanto, sappiatelo con certezza: ogni volta che voi, con gesto di audace conversione, prendete l'escluso, il derelitto, il rifiutato dalla società e lo ponete nel mezzo della vostra comunità, voi non state compiendo un atto di mera filantropia. Voi state celebrando la Pasqua! L'emarginato che occupa il centro è il segno sacramentale e misterioso del Risorto tra voi. È la carne ferita dell'escluso che rivela la gloria del Vivente. Dove il mondo scava abissi di separazione, la comunità del Regno pone l'altare dell'accoglienza; dove il mondo relega nell'ombra, la Verità pone la lampada. Non cercate il Mistero nelle altezze dei cieli o nelle astrazioni della mente: Egli si è nascosto nel volto di chi non ha voce. Quando l'ultimo della terra siede nel cuore del vostro raduno, allora e solo allora potrete gridare: "Il Signore è veramente risorto!". Poiché la Sua presenza non si manifesta nel potere che domina, ma nel Centro occupato da chi, per il mondo, non doveva nemmeno esistere.

Eppure, guardatevi: questo stile di vita sarà la vostra condanna davanti ai tribunali della terra. Sarete segno di contraddizione, spada che divide l'ombra dalla luce. Come il Maestro fu perseguitato, così l'odio del mondo si abbatterà su di voi, poiché il mondo non tollera chi svela la menzogna dei suoi idoli. Egli lo predisse nell'ora suprema del sacrificio: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me» (Gv 15, 18-21). Il mondo, che si maschera di pace e si ammanta di falsa umiltà, nasconde nel suo seno un drago di intolleranza radicale. Esso applaude solo chi si inchina alle sue logiche di potenza. Ma voi, mettendo al centro il misero, scagliate la Verità del Mistero contro l’orgoglio dei secoli, e il mondo ne tremerà di rabbia.

Non temete, dunque, se il fango della calunnia e il ferro della persecuzione segnano la vostra storia. Una comunità è autenticamente evangelica solo quando porta su di sé le piaghe del suo Signore. Restate saldi sotto il peso di questo odio, senza volgere lo sguardo indietro, senza cercare la fuga nelle lusinghe del secolo. La vostra sfida è la costanza del martirio quotidiano, la docilità di chi, ogni mattina, piega l'orecchio all'ascolto della Parola, unica roccia che non crolla mentre il mondo passa.

Chi ha orecchi per intendere, intenda: la gloria di Dio brilla sul volto dell'escluso, e in quel volto risiede il giudizio finale della terra.

 

mercoledì 14 gennaio 2026

Nel silenzio risiede il Mistero

 



Paolo Cugini

 

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava (Mc 1,35).

 

Da dove giungeva la forza che animava il cuore di Gesù? Quale sorgente segreta alimentava la sua serenità luminosa, la sua chiarezza nei momenti decisivi, il suo modo gentile di avvicinarsi alle anime smarrite? Vi era un’essenza, un soffio profondo che lo distingue dagli uomini: il suo stile è la meditazione, una preghiera coltivata nei luoghi nascosti, al riparo dagli sguardi e dai rumori del mondo.

Gesù si prendeva cura della sua anima nel silenzio, ed è proprio qui che il Mistero trovava dimora in lui, irradiandosi come luce sottile su chiunque incontrasse il suo sguardo. Immerso nel silenzio, ritrovava se stesso, lasciando che gli eventi scorressero senza travolgerlo: il silenzio diveniva così la sua roccia e il suo rifugio.

Il Mistero nasce e si manifesta nel silenzio: come la rugiada che cade silenziosa all’alba, così la pace si posa su chi la cerca nel profondo. Solo chi osa fermarsi, chi si immerge nel silenzio, può ascoltare la voce che parla all’anima, può percepire la profondità della parola e affinare lo sguardo che vede oltre l’apparenza.

Ecco perché Gesù sceglieva le prime luci del mattino: anticipava il giorno, sottraeva spazio alle tenebre che strisciano nei pensieri e nel cuore. Abbandonare la pigrizia, lottare con decisione per alzarsi prima dell’alba, è il segno distintivo dell’anima che desidera la luce; il rimandare il risveglio è invece sintomo di una notte che indugia, delle ombre che ancora pesano sulle ossa e sull’anima e non ci lasciano dormire, ci tengono svegli e appesantiscono il cuore. Non bisogna scherzare con le tenebre che ci avvolgono nella notte. Bisogna lottare con tutte le forze per non permettere loro di invadere i nostri sogni. Forse è per questo che Gesù si consegnava nella preghiera alla notte prima di dormire?

Alzati e risplendi! sembra sussurrare il Mistero. Solo chi si immerge nel silenzio all’inizio del giorno impara a dire parole che profumano di saggezza, solo chi ascolta l’eco del Mistero può vivere nella sua profondità. È necessario abitare il silenzio per imparare a guardare lontano, a non lasciarsi sedurre dalla superficialità delle cose; occorre fuggire il caos, ricercare la solitudine come si cerca un tesoro nascosto.

Questo è uno dei compiti più alti della vita adulta: diventare custodi del proprio silenzio interiore. Solo così si può essere, come Gesù, portatori di una forza silenziosa che non si lascia facilmente scalfire dalle tempeste del mondo. Nel silenzio si cela la verità, e chi sa ascoltare il silenzio diventerà, egli stesso, voce di pace.

 

 

martedì 13 gennaio 2026

NATI PER VIVERE NEL BENE

 



Paolo Cugini

 

 

Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui (Mc 1,24).

C’è un’antica verità che attraversa il tempo e si insinua come eco nei labirinti dell’anima umana: il Mistero è il bene allo stato puro, sorgente inesauribile da cui tutto promana e verso cui tutto ritorna. Sin dall’alba della riflessione, filosofi e maestri spirituali, da Platone a Plotino, hanno riconosciuto nell’Uno, nell’indicibile, il principio di ogni Bene. E così, se ascoltiamo il battito più profondo della storia, ci accorgiamo che l’umanità intera è guidata da una nostalgia d’origine, da un richiamo all’unità, perché veniamo dal Bene e a esso tendiamo come il fiume cerca il mare.

Ma il Mistero non si offre come risposta scontata, bensì come sentiero: esso sussurra e scuote, ci invita a un pellegrinaggio interiore dove, passo dopo passo, la nostra essenza si purifica. Ogni volta che il male ci appesantisce e la negatività offusca la mente, il Mistero ci ricorda che la luce del Bene giace in attesa, come un seme sotto la neve. Nel confronto, nella fatica, impariamo a riscoprire il tesoro nascosto in noi stessi.

Ecco la profezia incisa nelle profondità dell’essere: più ci avviciniamo al Mistero, più diventiamo capaci di donare il Bene. Non siamo chiamati all’isolamento, bensì all’apertura, a quella comunione che trasforma il nostro piccolo orizzonte in un abbraccio universale. Vivere bene significa allora vivere per gli altri, accogliere il mondo nella sua complessità e scegliere, ogni giorno, di farlo crescere nella direzione del Bene. 

Ascoltate, allora, o figli dell'ombra interiore! Ecco che vengono, come tempeste silenziose, i pensieri negativi: avvoltoi neri che calano sulla mente e la sommergono quando la lasciamo errare, libera e indifesa, nei labirinti del dubbio. Ma io vi dico: risvegliatevi! Riscoprite il bene sepolto nel vostro cuore, quel seme immortale piantato dal Mistero. Esso è vita! È il fiume che scorre puro, che insegna l'arte del vivere bene, che apre la via retta verso l'altro, verso la sorella, il fratello accanto a voi, nel tepore del quotidiano.

Guai a voi che cedete al male! Esso si leva come un muro di spine: egoismo vorace che divora l'anima, chiusura ermetica su se stessi, disinteresse cieco per il destino degli altri, per il gemito del mondo ferito. Il male è morte che si finge rifugio, è solitudine armata contro il vento della comunione.

Il cammino verso il Mistero è dunque la missione suprema: liberarci dalle catene dell’egoismo, scorgere nell’altro il riflesso della nostra origine luminosa, operare perché la vita stessa diventi una benedizione condivisa.  Il Mistero, fonte d’ogni Bene, ci invita a essere luce, affinché il mondo intero possa risplendere della sua bellezza originaria.

 

 

venerdì 9 gennaio 2026

IL MISTERO NON SI NASCONDE NEL CIELO

 



Paolo Cugini

 

 Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi (1 Gv 4,12).

Così parla la Voce che attraversa i secoli: non alzare gli occhi al cielo in cerca del Mistero, poiché esso non si nasconde tra le nubi irraggiungibili né si cela dietro astratte lontananze. Il Mistero abita le mani che si tendono, gli sguardi che si incrociano, i passi che si fanno verso l’altro senza attendersi nulla. Come la rugiada che scende silenziosa sulla terra, così il Mistero prende forma nei gesti semplici, nell’amore che si fa concreto fra sorelle e fratelli.

Ascolta dunque, o tu che cerchi: non sono le candele accese, né le parole ripetute a spalancare la porta del Mistero, ma la capacità di uscire da te stesso, di accogliere colui o colei che ti sta accanto. Quando lasci che il cuore si apra senza riserve, allora il Mistero si svela, non come enigma da risolvere, ma come presenza che dimora e trasforma. Non andare lontano: il sacro ti sfiora ogni giorno, nella trama sottile delle relazioni vere. Sii tu dunque terreno fertile, e il Mistero fiorirà e rimarrà in te, come luce che non conosce tramonto.

Io vi parlo dal cuore pulsante della materia, non da nubi evanescenti o da sfere ultraterrene. Il Mistero che cercate non si nasconde in un cielo oltre la polvere e il sudore, ma si rivela nella carne viva delle relazioni quotidiane, nel tocco umile delle mani tese, negli sguardi che si incrociano senza pretese. Svegliatevi dal sogno illusorio: non più templi di candele tremolanti, non più preghiere che scaraventano i vostri pesi su ali di fumo verso l'infinito. Il velo è strappato! Gesù, il Profeta dei profeti, lo ha squarciato con i suoi gesti d'amicizia, con i banchetti condivisi, con l'abbraccio ai marginali. Nel suo modo di relazionarsi, gratuito, disinteressato e umile, il Mistero si è fatto carne, si è seduto alla vostra tavola.

L'amore reciproco è la porta spalancata sul Mistero. Quando vi amate gli uni gli altri, il Mistero appare non come lampo fugace, ma come fiamma che abita in voi, che resta e trasforma. Esso germoglia nell'uscire da voi stessi, nel cammino verso l'Altro, l'Altra, il vicino, la vicina, il forestiero alla vostra porta. Gratuitamente! Senza calcoli egoisti! Con l'umiltà del seme che si spezza nel suolo. L'Altro è il vostro tempio vivente, la condizione stessa della vostra rivelazione interiore. In lui, in lei, il Mistero prende dimora, perché l'amore è il Suo trono invisibile.

Questo è lo spostamento dei tempi nuovi: dal cielo alla terra! Non cercate il sacro in astri remoti; esso vi cammina accanto, nel compagno di lavoro, nella sorella di strada, nel fratello ferito. Secondo spostamento: dall'intimismo egoista, quel rifugio di preghiere solitarie e proiezioni vane, alla relazione pura, disinteressata, che tesse la trama del Regno. Basta con le illusioni di mondi infiniti! Guardate dove posate i piedi, o cadrete nella cecità del vostro io gonfio.

Il Mistero non attende prostrazioni; vi chiama all'azione. Investite nelle qualità delle relazioni: perdono quotidiano, ascolto profondo, servizio senza riserve. Lasciate le preghiere che volano via come fumo; fate del vostro amore il canto eterno. Così il Regno verrà non da lassù, ma da qui, dal vostro sì concreto all'Altro. Chi ha orecchi, oda! Chi ha cuore, esca da sé e ami. Il Mistero è già tra voi, rivelatelo, o terre assetate!

mercoledì 7 gennaio 2026

IL MISTERO: ORIGINE DI TUTTO

 



 

Paolo Cugini

 

Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo (1 Gv 4,1).  

Ci sono domande che non danno tregua all’animo umano, inquietudini che attraversano le generazioni come vento che scuote le fronde: “Da dove veniamo? Qual è il senso della nostra esistenza?” Sono interrogativi semplici soltanto in apparenza, perché custodiscono nel loro grembo la nostalgia di un’origine perduta, il desiderio profondo di un ritorno a casa. Ogni uomo, almeno una volta, si trova a fissare lo sguardo oltre i confini del visibile, percependo che la vita stessa è una domanda aperta, un invito a osare oltre l’orizzonte del già noto.

Il Mistero, quella presenza inafferrabile che tutto sostiene , si rivela come la fonte universale da cui ogni essere prende vita. Viviamo immersi nella sua trama, come pesci nell’oceano, spesso ignari della vastità che ci avvolge. Il cosmo intero, con la sua armonia e la sua complessità, ci parla di una relazione profonda e intima tra la creatura e la sua origine, tra il respiro dell’universo e quello della nostra anima. Il Mistero non è un enigma da risolvere, ma un abbraccio in cui lasciarsi avvolgere; è la radice silenziosa che alimenta la nostra sete di senso.

Essere consapevoli di provenire dal Mistero significa riconoscere la nostra origine come dono ed evento. Eppure, nella società contemporanea, dilaga una sorta di ignoranza diffusa: si vive come se tutto fosse frutto del caso o del proprio sforzo. Si dimentica che l’esistenza sgorga da una sorgente più profonda, che ci precede e ci accompagna. Solo chi si lascia interrogare dal Mistero può scoprire la propria vera identità e non accontentarsi delle maschere che il mondo propone.

Qui entra in gioco il compito nobilissimo degli educatori: guidare le giovani vite a incontrare il Mistero che le abita. Educare non significa riempire vasi vuoti, ma risvegliare negli altri la domanda per ciò che conta davvero. Solo chi ha fatto esperienza della propria origine può accompagnare altri all’altezza di questa scoperta. L’educatore è dunque un testimone del Mistero, un viandante che invita i giovani a mettersi in cammino, a lasciarsi guidare dalla luce discreta ma potente che sorge all’orizzonte dell’essere.

Nel contatto vivo con il Mistero, l’egoismo si dissolve come nebbia al sole. Emergono allora la chiamata alla comunione e il desiderio di collaborazione: la coscienza che l’io trova pienezza solo nell’incontro con l’altro. Il Mistero, infatti, non isola, ma unisce; non chiude, ma apre al dono reciproco. È nella riscoperta dell’unità con tutto ciò che esiste, che l’uomo guarisce dalle ferite dell’individualismo e risponde alla sua vocazione più profonda.

Ecco il compito che ci attende: tornare all’origine, lasciarci plasmare dal Mistero, risvegliare in noi e negli altri la vocazione alla comunione e alla collaborazione. Solo così, come semi che affondano le radici nella terra feconda, potremo germogliare in un’umanità nuova, capace di tessere relazioni autentiche e di custodire il Mistero che ci precede e ci attende.

martedì 6 gennaio 2026

L’AMORE ESSENZA DEL MISTERO

 



Paolo Cugini

 

 

Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio (1 Gv 4,7).

Di che cosa è fatto il Mistero, qual è la sua sostanza, la sua essenza? L’essenza del Mistero è l’amore. Il Mistero si manifesta nella sua massima possibilità di essere quando ama. È bello pensare che il Mistero ha plasmato e continua plasmando ogni cosa, ogni essere vivente. C’è, dunque, un’essenza d’amore in tutto ciò che vive, si muove, agisce. Questa presa di coscienza contrasta con il dato immediato che abbiamo sulla realtà quotidiana, fatta di attriti, violenza, guerra, che sembrano negare l’essenza del Mistero e, di conseguenza, negare il Mistero stesso.

Eppure, come lampi nel buio, la verità si fa largo: è la fisica quantica che da decenni ci insegna che tutto è interconnesso e che la comunione è il senso della storia. È inscritto nei neutroni la necessità di collaborare per vivere. L’amore, in questa prospettiva, rivela il senso della storia, ciò a cui tende ogni essere vivente. Ogni atomo, ogni cellula, ogni battito dell’universo racconta la stessa profezia: nulla si compie da solo, tutto si compie nell’incontro.

Tutto ciò è divenuto visibile nella persona di Gesù, nel suo stile di vita inconfondibile. Paolo, nella lettera agli Efesini, ci ricorda che Gesù ha risolto il problema della guerra tra i popoli attraendo l’odio sopra di sé e trasformandolo in amore (Ef 2,14). La croce diviene, così, il simbolo di un amore infinito e inesauribile, capace persino di trasformare la morte in vita, il deserto in un prato verde, relazioni tese in possibilità di collaborare insieme.

Come un seme che muore per portare frutto, così la croce insegna che dalla sofferenza può nascere una nuova primavera. Guardando alla croce impariamo a non stancarci mai di amare, anche quando incappiamo in situazioni che umanamente sembrano impossibili da sanare. La logica antica del mondo, occhio per occhio, dente per dente, viene capovolta dalla logica dell’amore che si dona fino all’estremo.

Era proprio questo che il Cantico dei cantici esprimeva in quel bellissimo passaggio finale, quando afferma: più forte dell’odio è l’amore (Cantico 8, 6). Non desistiamo mai di amare, anche quando la realtà che stiamo incontrando sembra invitare a desistere. Ricordiamoci della croce di Gesù, che ha amato i suoi sino alla fine, anche se sapeva che tra loro c’era chi l’avrebbe tradito e rinnegato: è morto anche per loro.

Nel cuore del Mistero batte perennemente il ritmo dell’amore, più tenace della morte, più intenso del dolore, più eterno di ogni guerra. Questa è la profezia che ci attende: l’amore è il vero destino, la vera sostanza di tutto ciò che esiste. E chi ama, anche quando tutto sembra perduto, diventa parte del Mistero che salva il mondo.

lunedì 5 gennaio 2026

In cammino verso il Mistero

 




Paolo Cugini

 

Filippo gli rispose: Vieni e vedi (Gv 1, 46).

C’è una verità che sfugge agli occhi distratti della folla, un segreto che non si apprende tra le pagine dei libri o nei corridoi della sapienza convenzionale. La conoscenza del Mistero non nasce dallo studio, dalle pagine dei libri, dei dotti, ma fiorisce nell’esperienza viva, pulsante, di chi si è messo in cammino alla ricerca di un senso profondo della vita. Ed è proprio sui sentieri di sabbia di questo cammino che si fanno incontri strani, di persone misteriose, di coloro che prima di noi si sono messi alla ricerca del Mistero e sono state da Lui visitate. Perché una verità importante da condividere è questa: solo chi ha incontrato il Mistero, chi lo ha visto e lo porta dentro di sé come una fiaccola nella notte, può diventare guida per coloro che si mettono in viaggio, assetati di senso e di verità piena.

Come pellegrini sulle tracce dell’invisibile, giovani e adulti si mettono in cammino, lasciando alle spalle le sicurezze ingannevoli della quotidianità. Non sono semplici ricercatori: sono persone che hanno deciso che la vita vale la pensa di essere vissuta, a partire dalla scoperta dell’interiorità della nostra esistenza, che esige silenzio, dedizione, meditazione, interiorizzazione.  E, in questo cammino nuovo e straordinario, il Mistero stesso si fa incontro, si dona, si rivela. Non come un concetto, ma come una realtà straordinaria, tangibile, che trasfigura chi lo accoglie. Se il viandante non trova il senso della via, è la via che trova il senso nel viandante, sussurra il Mistero, invitando chi cerca a lasciarsi trovare.

La dinamica dell’incontro con il Mistero si muove controcorrente rispetto al trambusto del mondo, dove tutto si confonde tra apparenza, superficialità e adattamento alla moltitudine. Al contrario, l’esperienza del Mistero reclama silenzio, profondità, autenticità: un cammino interiore che conduce a un vedere che è oltre il vedere, a un sentire che è oltre il sentire, dove solo chi è in viaggio comprende davvero. È un’esperienza che brucia come il fuoco sotto la cenere, e proprio per questo non può essere taciuta, ma va testimoniata a coloro che condividono la stessa sete, a coloro che si sono posti nello stesso cammino della ricerca interiore, per ascoltare la voce del Mistero che sussurra dentro di noi e ci invita a seguirlo. Silenzio, allora, se volgiamo sentire questa voce!

Così, ogni incontro con il Mistero è sempre personale, irripetibile. Il Mistero si dona, ma solo a chi è pronto ad accoglierlo, a chi si lascia avvolgere dal suo silenzio profondo, al pellegrino che da tempo è sul cammino della ricerca silenziosa di senso.  Chi ha vissuto questa esperienza sa che non si può spiegare, ma solo comunicare a chi è in cammino. E in questo viaggio, il viandante non cerca la meta, ma lascia che sia la meta a cercare lui.

sabato 3 gennaio 2026

Vedere lo Spirito

 



Paolo Cugini

 

 

Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo (Gv 1, 33).

C’è una domanda che accompagna ogni pellegrino dell’anima: come si può vedere lo Spirito? Siamo immersi in un mondo di segni, di eventi che si dipanano davanti ai nostri occhi, ma quanto spesso ci limitiamo alla superficie del visibile, ignorando ciò che vibra oltre il velo della materia? Il mistero della visione dello Spirito ci interroga profondamente: è solo per pochi eletti, o ogni uomo è chiamato, nel silenzio del proprio cuore, a scrutare un oltre? La Scrittura ci offre una chiave di lettura in una scena di rara potenza: sulle rive del Giordano, Giovanni il Battista scorge ciò che molti non vedono, una colomba che discende e si posa su Gesù, segno tangibile di una realtà invisibile. È qui che la dimensione spirituale si fa carne, e il visibile si trasfigura in rivelazione.

La figura del Battista si staglia come sentinella tra Antico e Nuovo Testamento, uomo del deserto e della Parola, voce che grida nell’aridità di un mondo assopito. Nel momento in cui Gesù si avvicina per ricevere il battesimo, Giovanni è testimone di un evento unico: “Io ho veduto lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e fermarsi su di lui” (Gv 1,32). In quella colomba, segno umile e pacifico, Giovanni riconosce la presenza dello Spirito Santo. Non è lo sguardo fisico a renderlo capace di cogliere tale mistero, ma una disposizione interiore, una lunga attesa nel silenzio e nell’ascolto. Egli sa discernere il senso nascosto dietro il segno, e in quell’attimo il materiale si apre allo spirituale come il cielo che si squarcia su una nuova creazione.

La differenza tra chi vive in superficie e chi invece cerca il significato profondo degli avvenimenti sta tutta nella qualità dello sguardo. Quanti, tra la folla del Giordano, avranno visto solo una colomba svolazzare? Eppure Giovanni, uomo abituato a leggere i segni dei tempi, scorge un senso ulteriore. Vedere lo Spirito è un’arte che richiede occhi purificati, capaci di andare oltre l’apparenza e di lasciarsi sorprendere da ciò che sfugge al controllo della logica umana. La materia allora non è più barriera, ma varco: l’evento semplice diventa rivelazione, l’ordinario si trasforma in straordinario per chi coltiva uno sguardo spirituale.

Ma come si giunge a tale profondità? La strada non passa attraverso la curiosità, né attraverso la ricerca ansiosa di segni spettacolari. È piuttosto una via di raccoglimento, di ascolto, di pazienza. La ricerca interiore è la fucina dove si affina lo sguardo; è nel silenzio del cuore che si impara a riconoscere la voce sottile dello Spirito. Solo chi scende nelle profondità di sé stesso, chi osa il deserto interiore, può cogliere il linguaggio segreto con cui il Mistero si comunica nella storia. Occorre fermarsi, attendere, lasciare che la realtà si mostri nella sua verità più profonda.

Giovanni Battista non improvvisa la sua capacità di vedere lo Spirito. La sua vita di sobrietà, il silenzio coltivato nel deserto, la rinuncia a ciò che distrae lo spirito, sono la palestra dove lo sguardo si affina. La tradizione spirituale ci ricorda che il silenzio è il grembo delle rivelazioni e che solo chi sa vivere l’essenziale, senza lasciarsi travolgere dai rumori del mondo, può percepire il soffio leggero dello Spirito. Il deserto, nella sua nudità, insegna la via della spoliazione: privati del superfluo, si impara a riconoscere ciò che conta davvero. È lì che la realtà si rivela in tutta la sua trasparenza e che ogni evento può diventare segno della presenza di Dio.

Questa capacità di vedere lo Spirito non è relegata ai soli tempi biblici. Oggi, nel cuore delle nostre città rumorose, tra le pieghe della vita ordinaria, si cela il medesimo mistero. Quante volte, dietro un incontro inatteso, una parola di consolazione, un gesto di bontà, si nasconde la carezza dello Spirito? Per cogliere la Sua presenza occorre educarsi a leggere gli eventi con occhi nuovi, ad interpretare la realtà non solo secondo la cronaca, ma alla luce di una storia sacra che continua a dispiegarsi. La sfida è non lasciarsi accecare dalla frenesia, ma fare spazio nella propria giornata al silenzio, alla riflessione, allo stupore. In questo modo, anche le situazioni più ordinarie possono trasfigurarsi in incontri con il divino.

Alla fine, vedere lo Spirito non è privilegio di pochi, ma chiamata universale. È un cammino che richiede coraggio, pazienza e umiltà. Lo Spirito soffia dove vuole, ma solo chi si apre alla profondità dell’anima può accoglierne il passaggio. Siamo invitati a lasciarci provocare dagli eventi, a meditare nel cuore ogni segno, a non accontentarci della superficie. È nel profondo che si gioca la partita della fede, ed è soltanto chi cerca con sincerità che può ricevere in dono la visione che trasforma la vita. Come scriveva un padre spirituale: “Là dove il cuore si fa inquieto, Dio sussurra i suoi segreti”. Che il nostro sguardo, allora, sia sempre in ricerca, capace di vedere lo Spirito che si nasconde nelle pieghe del quotidiano e innalza la realtà verso il cielo.